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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Tostatura del caffè: chiara, media o scura? Come cambia il gusto in tazzina.

Prendi un sacco di caffè verde. Dividilo in tre parti uguali, stessa origine, stessa varietà, stesso raccolto.

Poi tosta la prima parte fermandoti presto, la seconda portandola un po’ più avanti, la terza spingendola ancora oltre.

Otterrai tre caffè profondamente diversi. Diversi nel profumo, nel colore, nel corpo, nell’acidità, nelle note che senti in tazzina. Al punto che, assaggiandoli alla cieca, faresti fatica a credere che provengano dallo stesso sacco.

È questo il potere della tostatura: non aggiunge nulla al chicco, ma decide quale parte del suo potenziale far emergere.

Eppure, quando scegliamo un caffè, guardiamo quasi sempre altro. L’origine, la tipologia (Arabica o robusta?), il prezzo, la confezione. Il grado di tostatura resta sullo sfondo, quando invece è uno degli elementi che più determinano ciò che troveremo nella tazzina.

In questa guida vedremo cosa succede davvero al chicco durante la tostatura, quali sono le differenze tra tostatura chiara, media e scura, come orientarsi in base al metodo di preparazione che usi e perché un grado di tostatura non è mai un voto di qualità, ma una scelta.

Cosa succede al chicco durante la tostatura.

Prima di parlare di gradi, vale la pena capire cosa accade dentro un chicco mentre viene tostato. Perché la tostatura non è una semplice cottura: è una trasformazione chimica e fisica profonda.

 

Il caffè verde, appena arrivato in torrefazione, ha poco a che vedere con quello che conosciamo. È duro, dal colore verde-grigio, e il suo profumo ricorda più il fieno o l’erba che il caffè. Tutti gli aromi che amiamo non ci sono ancora: sono solo potenziali, custoditi in composti che il calore dovrà risvegliare.

Le fasi della tostatura.

Il percorso attraversa alcuni passaggi riconoscibili.

 

Nella prima fase il chicco perde umidità. L’acqua contenuta all’interno evapora lentamente, il chicco si asciuga e comincia a schiarire. È una fase preparatoria: se viene gestita male, tutto ciò che segue ne risente.

 

Poi comincia l’imbrunimento. Zuccheri e amminoacidi reagiscono al calore e danno vita a centinaia di nuovi composti aromatici. È il momento in cui il caffè inizia davvero a profumare di caffè, e in cui si formano le note di caramello, pane tostato, cacao, frutta secca.

 

Infine c’è la fase di sviluppo, quella che determina il carattere finale: quanto corpo avrà il caffè, quanta acidità conserverà, quanto saranno presenti le note tostate.

Il primo crack.

A un certo punto della tostatura accade qualcosa di sorprendente: il caffè fa rumore.

 

I chicchi, sotto la pressione dei gas che si sviluppano al loro interno, si aprono con uno schiocco secco. È quello che in torrefazione chiamiamo primo crack, e segna un confine importante: da lì in poi il caffè è tecnicamente bevibile, e ogni secondo in più sposta il profilo verso un carattere diverso.

 

Se si continua a tostare, dopo un certo tempo arriva un secondo crack, più fitto e sommesso. È la soglia oltre la quale il caffè entra nel territorio delle tostature scure.

Il tempo conta quanto la temperatura.

Una cosa che spesso sfugge: la tostatura non si misura solo in gradi, ma in curve.

 

Due caffè portati alla stessa temperatura finale possono risultare completamente diversi a seconda di quanto rapidamente ci sono arrivati e di come è stato distribuito il calore lungo il percorso. Un caffè spinto in fretta può risultare esternamente pronto ma poco sviluppato all’interno. Un caffè accompagnato con gradualità esprime molta più dolcezza e definizione.

 

È per questo che tostare non significa semplicemente impostare un valore e aspettare. Significa costruire un percorso, e conoscere il caffè che si sta accompagnando.

Tostatura chiara, media e scura: cosa cambia in tazzina.

Arriviamo al punto pratico. Cosa succede concretamente al gusto quando il grado di tostatura cambia?

 

Esiste una tendenza generale, che vale come bussola: più la tostatura è chiara, più il caffè conserva le caratteristiche della sua origine; più è scura, più prendono spazio le note create dalla tostatura stessa.

La tostatura chiara.

I chicchi restano di un marrone chiaro, la superficie è asciutta e opaca.

In tazzina emergono acidità, freschezza e vivacità. Si percepiscono note floreali, agrumate, fruttate, a volte richiami al tè o al miele. Il corpo è più leggero e la dolcezza si presenta in modo delicato.

È la tostatura che racconta meglio il territorio: altitudine, clima, varietà botanica e metodo di lavorazione restano leggibili nella tazza. Per questo viene spesso scelta per i caffè monorigine e per chi vuole riconoscere da dove arriva ciò che sta bevendo.

Il rovescio della medaglia è che perdona poco: richiede una materia prima davvero buona, poiché lascia intatte quasi del tutto le sue caratteristiche.

La tostatura media.

Il colore si fa più intenso, il chicco resta ancora asciutto in superficie.

 

È il punto di equilibrio. L’acidità si attenua e diventa una freschezza integrata invece che una nota dominante. La dolcezza naturale si apre, il corpo cresce, compaiono sentori di frutta secca, caramello, cacao, cereali tostati.

 

È il profilo più versatile: funziona bene sulla moka, regge l’espresso, resta piacevole anche in una tazza più lunga. Ed è quello che, nella tradizione italiana, molte persone riconoscono immediatamente come “il gusto del caffè”.

La tostatura scura.

I chicchi diventano bruni e possono presentare una superficie leggermente oleosa: sono gli oli naturali che, con il calore prolungato, affiorano all’esterno.

 

Il corpo è pieno e denso, l’amaro più presente, gli aromi virano decisamente sul tostato, sul cacao amaro, sulle spezie. L’acidità è quasi assente e la persistenza in bocca è lunga.

 

È una tostatura che dà struttura e carattere, molto adatta a chi ama un espresso deciso o beve il caffè con il latte, dove serve un profilo che non venga coperto.

 

Il limite arriva quando si spinge troppo: oltre una certa soglia le caratteristiche dell’origine spariscono del tutto e la tazzina rischia di appiattirsi su una nota bruciata, uguale per qualsiasi caffè.

Nessun grado è migliore degli altri.

È il malinteso più diffuso, e vale la pena dirlo chiaramente: chiaro, medio e scuro non sono livelli di qualità.

 

Sono strumenti diversi, adatti a obiettivi diversi. Un’ottima materia prima può essere valorizzata da una tostatura chiara o da una media, a seconda di cosa si vuole far emergere. Una tostatura scura ben calibrata può regalare una tazzina piena e piacevole.

 

Quello che fa davvero la differenza non è il grado, ma la coerenza tra il chicco, il grado scelto e il metodo con cui il caffè verrà preparato.

Come scegliere il grado di tostatura in base al metodo.

Il modo in cui prepari il caffè cambia molto la percezione della tostatura. Ecco come orientarsi.

Se usi la moka.

La moka estrae con una pressione contenuta e un contatto prolungato con l’acqua calda. Questo tende ad accentuare le note amare.

 

Per questo funzionano molto bene le tostature medie: mantengono dolcezza e rotondità, danno corpo senza risultare pesanti. Le tostature molto scure, in moka, rischiano di sbilanciarsi verso l’amaro, soprattutto se la fiamma è alta.

 

Se ti piacciono profili più aromatici, una tostatura chiara in moka può essere interessante, ma richiede attenzione alla macinatura e alla preparazione.

Se prepari l'espresso.

L’espresso concentra tutto in pochi millilitri: ogni caratteristica viene amplificata, sia in positivo sia in negativo.

 

Le tostature medie e medio-scure sono le più adatte, perché garantiscono corpo, crema stabile e persistenza. È il territorio classico delle miscele da espresso italiane.

 

Una tostatura chiara in espresso è possibile e può dare risultati sorprendenti, ma è più esigente: richiede una macinatura più fine, parametri precisi e una certa disponibilità a sperimentare.

Se usi il filtro.

Il metodo filtro produce una tazza più lunga, pulita e leggibile, in cui le sfumature aromatiche hanno spazio per emergere.

 

È l’ambito in cui le tostature chiare danno il meglio: note floreali, agrumate e fruttate si aprono con delicatezza, e l’acidità diventa un elemento di freschezza.

 

Le tostature scure, al filtro, tendono invece a risultare pesanti, perché il carattere tostato viene diluito su un volume maggiore senza guadagnare in eleganza.

Come impostiamo la tostatura in Trinci.

Nella nostra torrefazione la tostatura non è un parametro unico applicato a tutto ciò che entra.

 

Ogni origine e ogni miscela ha una sua curva, costruita nel tempo e verificata a ogni nuova partita. Perché il caffè verde cambia: cambia il raccolto, cambia l’annata, cambiano umidità e densità dei chicchi. Applicare lo stesso percorso a materie prime diverse significherebbe ottenere risultati diversi ogni volta, e chiamarlo “costanza”.

 

Lavoriamo in piccoli lotti proprio per questo: seguire il caffè lungo tutto il percorso, osservarlo mentre evolve, intervenire quando serve. La tecnologia aiuta a mantenere precisione, ma è l’attenzione di chi tosta a decidere quando fermarsi.

 

E poi c’è l’assaggio. Ogni lotto viene valutato in tazza – profumo, corpo, equilibrio, persistenza – prima di essere confezionato. È il modo più onesto che conosciamo per verificare che la tostatura abbia davvero fatto ciò che doveva fare.

 

L’obiettivo non è mai spingere il caffè verso un profilo prestabilito. È trovare, per ogni chicco, il punto in cui esprime meglio ciò che ha da dare. Con l’esperienza di chi lo fa dal 1939, e la consapevolezza che ogni caffè chiede qualcosa di diverso.

Domande frequenti sulla tostatura del caffè.

Il caffè tostato scuro è più forte?

Dipende da cosa intendiamo per “forte”. Una tostatura scura dà una percezione di maggiore intensità, con più corpo e più amaro. Ma se per forte intendiamo il contenuto di caffeina, la risposta cambia: la caffeina è una sostanza piuttosto stabile e la tostatura la modifica poco. L’intensità percepita e la caffeina sono due cose diverse.

La tostatura scura contiene meno caffeina?

Le differenze sono minime e spesso legate al modo in cui si dosa il caffè. Durante la tostatura i chicchi perdono peso e aumentano di volume: a parità di cucchiaino, un caffè tostato scuro contiene leggermente meno materia, e quindi un po’ meno caffeina. Ma a parità di peso, le differenze sono trascurabili.

Come si riconosce una tostatura troppo spinta?

Ci sono alcuni segnali. Chicchi molto scuri e chiaramente unti in superficie, un profumo che ricorda il bruciato più del tostato, una tazzina in cui l’amaro copre tutto il resto senza lasciare spazio a dolcezza o aromi. Un caffè così non racconta più la sua origine: racconta solo la tostatura.

Perché lo stesso caffè cambia gusto se lo compro da torrefattori diversi?

Perché la curva di tostatura è una scelta interpretativa. Due torrefattori possono partire dalla stessa origine e portarla in direzioni diverse, valorizzando l’acidità l’uno, il corpo l’altro. Non è un errore: è il motivo per cui vale la pena assaggiare e scoprire quale interpretazione è più vicina al tuo gusto.

Il grado di tostatura è una scelta, non un voto.

Chiara, media o scura: non esiste una risposta valida per tutti.

 

Esiste il profilo più vicino al tuo gusto, al metodo che usi ogni mattina, al momento della giornata in cui bevi il caffè. E c’è un modo solo per scoprirlo: assaggiare, confrontare, farci caso.

 

Quello che conta davvero è che dietro quella scelta ci sia consapevolezza. Sapere che un caffè chiaro non è “poco tostato” e uno scuro non è “più buono”. Che il colore del chicco non è un indice di qualità, ma un’indicazione di direzione.

 

Perché la qualità non sta nel grado di tostatura. Sta nella materia prima che si è scelta, nella cura con cui la si accompagna e nella coerenza tra il caffè selezionato e il modo in cui verrà bevuto.

 

Se vuoi scoprire quale profilo si avvicina di più al tuo modo di vivere la tazzina, sullo shop Trinci Caffè trovi miscele e selezioni con caratteri diversi: dai profili più morbidi e aromatici a quelli più intensi e strutturati, in grani, macinato, capsule e cialde.

 

Scegli il tuo punto di equilibrio e scopri come cambia il caffè quando sai cosa stai bevendo.

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè degustazione, aromi e sapori del caffè

 Caffè decaffeinato: come si fa, che gusto ha e perché può essere un ottimo caffè

C’è una scena che si ripete in molte case, soprattutto d’estate.

 

La cena è finita, la tavola è ancora apparecchiata, le conversazioni si allungano. Qualcuno propone un caffè. E qualcun altro risponde, quasi scusandosi: “Per me un decaffeinato, se c’è”.

 

Come se fosse una rinuncia. Un ripiego. Un caffè di serie B.

 

È uno dei pregiudizi più radicati nel mondo del caffè: l’idea che il decaffeinato sia, per definizione, un caffè minore. Meno buono, meno vero, meno degno di attenzione.

 

Ma le cose non stanno così.

 

Il caffè decaffeinato nasce da chicchi veri, con una loro origine, una loro varietà, un loro profilo aromatico. E la sua qualità, esattamente come per qualsiasi altro caffè, dipende dalla materia prima, dalla lavorazione e dalla tostatura.

 

In questo articolo vedremo come si fa il caffè decaffeinato, che gusto può avere, come riconoscerne uno di qualità e perché può diventare un alleato prezioso per chi ama il caffè ma vuole gestire la caffeina con più libertà.

Cos'è il caffè decaffeinato e come nasce

Il caffè decaffeinato è un caffè a cui è stata rimossa la maggior parte della caffeina, prima della tostatura.

È importante partire da qui: il decaffeinato non è un prodotto “artificiale” o costruito in laboratorio. È un caffè che comincia il suo percorso esattamente come tutti gli altri.

Tutto parte infatti da chicchi di caffè verde, coltivati, raccolti e lavorati come qualsiasi altro caffè. Possono essere Arabica o Robusta, provenire dal Brasile, dalla Colombia, dall’Etiopia o da qualunque altra origine.

La differenza sta in un passaggio aggiuntivo: prima di arrivare in torrefazione, i chicchi verdi attraversano un processo di decaffeinizzazione, che estrae la caffeina lasciando, quando il lavoro è fatto bene, il resto del patrimonio aromatico il più intatto possibile.

Per legge, in Europa un caffè può chiamarsi decaffeinato solo se il contenuto residuo di caffeina è minimo: parliamo di una presenza davvero trascurabile rispetto a un caffè tradizionale.

Il punto centrale, però, è un altro. La caffeina è solo una delle tante sostanze presenti nel chicco. Corpo, dolcezza, aromi, struttura: tutto questo non dipende dalla caffeina, ma dalla qualità del caffè di partenza e dalla cura con cui viene lavorato e tostato.

Ed è per questo che esistono decaffeinati piatti e anonimi, ma anche decaffeinati sorprendentemente buoni.

Come si fa il caffè decaffeinato: i principali metodi

La decaffeinizzazione avviene sempre sul caffè verde, prima della tostatura. Nel tempo sono stati sviluppati diversi metodi, con caratteristiche differenti.

Il metodo ad acqua

È il processo che utilizza l’acqua come mezzo principale per estrarre la caffeina.

 

I chicchi verdi vengono immersi in acqua, che scioglie la caffeina insieme ad altri composti solubili. Attraverso passaggi successivi e filtrazioni, la caffeina viene separata, mentre gli altri componenti aromatici vengono reintegrati o preservati.

 

È un metodo apprezzato perché non utilizza solventi chimici e, se ben eseguito, rispetta molto il profilo originale del chicco.

Il metodo con anidride carbonica (CO2)

In questo processo si utilizza anidride carbonica in condizioni particolari di pressione e temperatura, che le permettono di comportarsi come un solvente naturale e selettivo.

 

La CO2 “cattura” la caffeina lasciando in gran parte intatti gli altri composti aromatici. È un metodo moderno, considerato tra i più delicati e rispettosi della materia prima.

I metodi con solventi

Sono i processi storicamente più diffusi: utilizzano solventi specifici, autorizzati e regolamentati per uso alimentare, che vengono poi eliminati dai chicchi nelle fasi successive di lavorazione, vaporizzazione ed essiccazione.

 

La normativa europea stabilisce limiti molto rigorosi sui residui, proprio per garantire la sicurezza del prodotto finale.

Cosa cambia per chi beve il caffè

Per chi si trova davanti alla tazzina, la differenza tra i metodi si gioca soprattutto sul piano aromatico: alcuni processi sono più delicati e preservano meglio le sfumature del chicco.

 

Ma la vera discriminante resta un’altra: la qualità del caffè verde di partenza. Nessun metodo di decaffeinizzazione può rendere buono un caffè che buono non era. E un ottimo caffè, decaffeinizzato con cura, può restare un ottimo caffè.

Che gusto ha il caffè decaffeinato

Ed eccoci alla domanda che tutti si pongono: il decaffeinato è meno buono?

 

La risposta onesta è: dipende da quale decaffeinato.

 

Un decaffeinato costruito su chicchi di scarsa qualità, decaffeinizzati in modo aggressivo e tostati senza attenzione, avrà un gusto piatto, spento, senza personalità. Ed è probabilmente questo tipo di prodotto ad aver alimentato, negli anni, il pregiudizio del “caffè finto”.

 

Un decaffeinato di qualità racconta una storia diversa.

 

Se la materia prima è buona e il processo è rispettoso, la tazzina può offrire corpo, dolcezza, note di cacao o frutta secca, una crema piacevole nell’espresso e un retrogusto pulito. Le differenze rispetto alla versione tradizionale esistono, ma sono sfumature, non abissi.

 

C’è anche un aspetto interessante che pochi considerano: la caffeina contribuisce alla nota amara del caffè. Un decaffeinato ben fatto può quindi risultare persino più morbido e rotondo, con un’amarezza più contenuta.

 

Chi assaggia un buon decaffeinato senza saperlo, spesso non se ne accorge. Ed è forse questa la prova più convincente che la qualità non abita nella caffeina.

Come scegliere e gustare un decaffeinato di qualità

Se vuoi dare (o ridare) una possibilità al decaffeinato, ecco alcuni criteri pratici per orientarti.

Parti dalla torrefazione, non dal supermercato

Come per ogni caffè, la differenza la fa chi lo seleziona e lo tosta. Un torrefattore attento sceglie il caffè verde con criterio e costruisce una tostatura pensata per quella specifica materia prima,  anche quando si tratta di un decaffeinato .

Trattalo come un caffè vero

Il decaffeinato merita le stesse attenzioni di qualsiasi altro caffè: una macinatura adatta al metodo di preparazione, una conservazione corretta, una moka pulita o una macchina ben regolata.

Prepararlo con cura significa permettergli di esprimere tutto ciò che ha da offrire.

Sfrutta la sua libertà

Il vero vantaggio del decaffeinato è che libera il caffè dai vincoli dell’orologio.

 

Il caffè dopo cena che chiude una serata d’estate. La seconda tazzina del pomeriggio, quando la prima è già stata “spesa” al mattino. Il momento di pausa serale, per chi alla caffeina preferisce rinunciare senza rinunciare al rituale.

 

Per chi ha esigenze specifiche legate al consumo di caffeina, il riferimento restano sempre le indicazioni del proprio medico. Ma per tutti, il decaffeinato può essere semplicemente questo: un modo in più di vivere il caffè.

Il decaffeinato secondo Trinci

In Trinci abbiamo una convinzione semplice: se un caffè porta il nostro nome, merita la stessa cura di tutti gli altri. Anche senza caffeina.

 

Per questo il nostro Decaffeinato non è un prodotto di catalogo messo lì per completare l’offerta. È un caffè selezionato e tostato con la stessa attenzione che dedichiamo a ogni miscela: rispetto della materia prima, tostatura calibrata sulle caratteristiche del chicco, ricerca di equilibrio tra corpo, dolcezza e aroma.

 

Nella nostra proposta trovi il Decaffeinato in diversi formati — per moka, espresso o capsule — e la miscela Oro in versione decaffeinata, pensata per chi ama un profilo morbido ed elegante anche nel caffè della sera.

 

L’obiettivo è sempre lo stesso: che chi sceglie un decaffeinato Trinci non senta di aver scelto un caffè di serie B, ma semplicemente un buon caffè. Da gustare quando vuole, senza pensieri.

Domande frequenti sul caffè decaffeinato

Il decaffeinato è completamente senza caffeina?

No, una traccia minima può rimanere: la normativa europea fissa limiti molto bassi per il caffè tostato decaffeinato. Si tratta comunque di quantità trascurabili rispetto a un caffè tradizionale.

Il decaffeinato fa male?

Il caffè decaffeinato è un prodotto alimentare regolamentato, con limiti rigorosi sui processi e sui residui. Per valutazioni legate alla propria salute o a esigenze specifiche, il riferimento corretto è sempre il proprio medico.

Perché alcuni decaffeinati sanno di poco?

Quasi sempre per la qualità della materia prima di partenza o per una lavorazione poco attenta. La decaffeinizzazione non “spegne” un buon caffè: un decaffeinato piatto era, con ogni probabilità, un caffè mediocre già prima.

Il decaffeinato si prepara in modo diverso?

No. Moka, espresso o filtro: valgono le stesse regole di macinatura, dosi ed estrazione di qualsiasi altro caffè. E anche la conservazione segue le stesse attenzioni: contenitore ermetico, lontano da luce, calore e umidità.

Un buon caffè resta un buon caffè, anche senza caffeina

Il decaffeinato non è una rinuncia. È una possibilità.

La possibilità di allungare una cena con il rituale di sempre, di concedersi una tazzina in più nel pomeriggio, di vivere il caffè per quello che è prima di tutto: gusto, profumo, pausa, piacere.

La prossima volta che senti dire “tanto è solo un decaffeinato”, ricordati che dietro quella tazzina possono esserci le stesse origini, la stessa selezione e la stessa cura di qualsiasi grande caffè. 

Perché la qualità non dipende dalla caffeina. Dipende dalle scelte fatte in ogni fase, dal chicco verde alla tostatura.

Se vuoi scoprire che gusto ha un decaffeinato fatto con questa filosofia, sullo shop Trinci Caffè trovi il nostro Decaffeinato nei diversi formati e la miscela Oro decaffeinata: il modo più semplice per riscoprire il piacere del caffè, a qualsiasi ora della giornata.

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Caffè Slow Food: gusto, sostenibilità e rispetto per i coltivatori

Il termine Slow Food nasce in Italia alla fine degli anni ’80 come risposta culturale al dilagare del “fast food”.

 

Fin dall’inizio l’obiettivo è stato quello di promuovere un modello di consumo consapevole, basato sulla qualità, sulla biodiversità e sul rispetto delle persone che lavorano nella filiera di produzione del cibo.

 

Quando questa filosofia si applica perfettamente anche al caffè, si determina un vero e proprio ribaltamento di prospettiva in merito al suo consumo, che porta a nuove conoscenze e consapevolezze.

 

Mentre il modello industriale privilegia la quantità e il prezzo più basso spesso a discapito della qualità e della dignità dei coltivatori, il caffè Slow Food mette al centro la storia del prodotto e delle persone che lo hanno coltivato. Ogni tazzina diventa così un racconto di comunità locali, tradizioni e territori che si incontrano in un sorso.

 

Alla base del movimento c’è un’idea di sostenibilità sociale ed economica che, nel settore del caffè, assume un valore ancora più rilevante. I piccoli produttori, infatti, ricevono spesso compensi così bassi da non riuscire nemmeno a coprire i costi di produzione.

 

Slow Food si pone l’obiettivo di ribaltare questa logica, promuovendo un giusto prezzo che consenta ai coltivatori di vivere dignitosamente e continuare a investire nelle loro terre.

 

Acquistare caffè Slow Food significa anche sostenere intere comunità, evitando lo spopolamento e garantendo alle famiglie un futuro più stabile. Non si tratta quindi solo di un “marchio su un prodotto”, ma di un modello economico alternativo che redistribuisce il valore lungo tutta la filiera, dall’origine alla torrefazione, fino al consumatore.

 

Bere un caffè Slow Food diventa quindi un atto concreto per scegliere un commercio più equo.

La qualità artigianale e le difficoltà dei coltivatori

Dietro una tazzina di caffè artigianale si nasconde un lavoro enorme.

 

I coltivatori che seguono i principi Slow Food affrontano condizioni complesse, aggravate dal cambiamento climatico che riduce le aree coltivabili e mette in crisi molte piantagioni. A questo si aggiunge la pressione dei mercati globali, dominati dalle grandi aziende che spingono per abbassare i costi e limitano le possibilità di concorrenza dei piccoli produttori.

 

La raccolta del caffè di qualità, inoltre, resta un processo manuale che richiede tempo, cura e competenza. Ogni chicco selezionato è frutto di un impegno artigianale che niente ha a che vedere con le logiche di produzione industriale.

 

Tutto questo spiega perché il prezzo di un vero caffè sostenibile non possa essere equiparato a quello di un prodotto standardizzato.

Ma nonostante le innumerevoli difficoltà, negli ultimi anni sono stati compiuti progressi significativi.

 

I Presìdi Slow Food dedicati al caffè hanno contribuito a proteggere le varietà locali e a garantire un futuro ai coltivatori in America Latina, Africa e Asia.

 

Allo stesso tempo, la consapevolezza dei consumatori è cresciuta: sempre più persone scelgono il caffè artigianale non solo per il gusto, ma anche per ragioni etiche e ambientali.

 

Molte torrefazioni, sia italiane che internazionali, hanno iniziato a raccontare con trasparenza la provenienza dei chicchi, indicando i nomi delle cooperative e i territori di origine. Questo ha rafforzato la fiducia dei consumatori e reso la filiera più chiara e tracciabile.

 

Anche le certificazioni e i progetti di cooperazione internazionale hanno giocato un ruolo importante, offrendo formazione e canali di distribuzione migliori ai produttori della filiera Slow Food.

 

Tutti questi segnali dimostrano che un’alternativa al modello industriale non solo è possibile, ma è già in atto.

Cosa bisogna ancora migliorare nel caffè slow food

Il percorso verso un caffè pienamente sostenibile resta comunque lungo. Molti coltivatori, per esempio, non riescono ad accedere ai mercati internazionali o vengono penalizzati dai costi di certificazione. Serve quindi un maggiore impegno per garantire un accesso equo e inclusivo.

 

Un altro punto critico riguarda l’educazione dei consumatori. Non tutti sanno cosa si nasconde dietro una semplice tazzina. Spiegare che un prezzo leggermente più alto corrisponde a migliori condizioni di vita per i coltivatori e a un impatto ambientale più contenuto è fondamentale per diffondere la cultura della qualità.

 

L’innovazione rappresenta un’altra sfida importante. Sono necessarie tecnologie che possano migliorare la resa e la sostenibilità delle coltivazioni senza sacrificare la qualità e la biodiversità.

 

Infine, il ruolo delle istituzioni resta cruciale: politiche agricole più giuste e investimenti nei Paesi produttori possono consolidare i progressi e favorire un equilibrio duraturo.

Perché scegliere il caffè Slow Food fa la differenza

presidio slow food filosofia trinci

Scegliere un caffè Slow Food non significa soltanto concedersi un piacere sensoriale, ma anche contribuire a un modello di sviluppo più etico.

 

Per il consumatore, questo si traduce in un’esperienza di gusto autentica, ricca di aromi e sfumature che solo una coltivazione attenta seguita con cura da lavoratori rispettati e appassionati può offrire. Per l’ambiente, vuol dire promuovere pratiche agricole che rispettino la biodiversità e riducano l’impatto ecologico. Per le comunità locali, infine, rappresenta una concreta possibilità di crescita e di futuro.

 

Riconoscere un caffè Slow Food non è difficile, basta cercare i presìdi o le certificazioni che ne attestino la provenienza, privilegiare torrefazioni artigianali che comunichino con chiarezza l’origine dei chicchi e fidarsi di chi racconta in modo autentico le storie delle comunità produttrici.

 

Il caffè Slow Food è molto più di una semplice bevanda. È un ponte che unisce continenti e persone, raccontando storie di lavoro, passione e resilienza. Ogni sorso ci ricorda che dietro a quel gusto intenso ci sono comunità che resistono alle difficoltà e coltivano con amore la propria terra.

 

Scegliere il caffè Slow Food significa aderire a un cambiamento culturale: un mondo in cui la qualità, la sostenibilità e la dignità dei coltivatori vengono prima del profitto.

 

Dai il tuo contributo alla costruzione di un mondo più giusto e solidale, scegli caffè torrefatto artigianalmente da presidi slow food. Visita il nostro shop per scoprire le varietà di miscele e le certificazioni del nostro caffè.

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Origini del caffè: il lungo viaggio dei chicchi racchiuso in una tazzina

Le origini del caffè: tra storia e leggenda

La storia del caffè inizia in Etiopia, in una regione chiamata Kaffa, nome che secondo molti avrebbe dato origine proprio al termine “caffè”.

Secondo la leggenda, fu un pastore di nome Kaldi a scoprire le proprietà della pianta. Notò che le sue capre erano insolitamente energiche dopo aver mangiato delle bacche rosse. E così, incuriosito, provò lui stesso i quei frutti e ne percepì immediatamente l’effetto stimolante.

Da quel momento, il caffè iniziò ad essere consumato come cibo soprattutto in periodi di carestia alimentare.

Dall’Etiopia la coltivazione del caffè si diffuse nello Yemen, dove i monaci sufi lo utilizzavano, sotto forma di infuso grezzo, per restare svegli durante le preghiere notturne.

In seguito, la bevanda raggiunse le coste del Mar Rosso e conquistò l’intero mondo arabo, diffondendosi nel XVI secolo nell’Impero Ottomano e diventando sempre più una bevanda quotidiana e sociale.

Solo nel secolo successivo raggiunse Venezia e l’Europa, dove iniziarono a nascere le prime caffetterie pubbliche, da Londra a Vienna.

I grandi paesi produttori di caffè

coltivazione e consumo caffè

Oggi il caffè viene coltivato in oltre 70 paesi del mondo, ma solo alcuni di questi dominano il mercato globale. Ogni nazione porta con sé un’identità sensoriale unica, influenzata da fattori come altitudine, clima, suolo e metodi di lavorazione.

 

Brasile, il gigante della produzione
E’ il primo produttore mondiale di caffè, responsabile di circa il 35% della produzione globale. Qui si producono sia Arabica che Robusta, con metodi di raccolta spesso meccanizzati.
Il Brasile è uno dei pochi paesi a offrire una grande varietà di profili aromatici, dal cioccolatoso al fruttato.

 

Colombia, sinonimo di eleganza e dolcezza 

Qui si coltiva caffè Arabica di alta qualità. Grazie all’altitudine e al clima umido, i chicchi crescono lentamente e sviluppano un gusto rotondo, dolce e fruttato. Molte piantagioni sono a gestione familiare, e la raccolta è manuale.

Etiopia, la culla del caffè

Nel cuore dell’Africa, l’Etiopia offre forse la più grande biodiversità di varietà Arabica al mondo. Il caffè etiope è spesso coltivato in piccoli appezzamenti e lavorato con metodi tradizionali. Il suo profilo gustativo è unico, floreale, agrumato, complesso, spesso con sentori di gelsomino e bergamotto.
Alcune varietà crescono ancora nelle foreste allo stato selvatico.

Vietnam, il regno della robusta

Secondo produttore mondiale, il Vietnam ha conosciuto un’esplosione della produzione negli ultimi 30 anni ed è specializzato nella coltivazione della Robusta. I chicchi vietnamiti hanno un profilo più deciso e amaro.

Tra i paesi produttori rientrano anche l’Honduras, il Guatemala, l’India e la Costa Rica con volumi produttivi inferiori ma comunque importanti.

Dalla pianta alla tazzina: il processo artigianale

Il viaggio del caffè non finisce con la raccolta. Dopo essere cresciuti in terre lontane, i chicchi iniziano una nuova avventura.

È qui che entra in gioco il ruolo cruciale della torrefazione artigianale, un processo lento e controllato in cui i chicchi verdi vengono tostati per diventare finalmente caffè.

Trinci Caffè, storica torrefazione artigianale toscana, lavora ogni origine singolarmente, rispettando tempi, temperatura e profilo aromatico. Le miscele nascono da un equilibrio studiato tra esperienza sensoriale e ricerca, con l’obiettivo di raccontare il territorio da cui ogni chicco proviene.

Ogni lotto viene assaggiato, testato e bilanciato prima di essere confezionato. Non esistono scorciatoie, solo rispetto per la materia prima.

torrefazione artigianale

Perché conoscere l’origine del caffè cambia il tuo gusto

Scegliere un caffè non dovrebbe mai essere un gesto automatico. Conoscere da dove arriva un chicco, come è stato coltivato, raccolto e tostato, cambia radicalmente l’esperienza che viviamo ogni giorno con la moka o la macchina da espresso.

Quando scopri che la tua miscela preferita proviene dalle colline dell’Etiopia o dalle alture colombiane, ogni sorso assume un significato diverso. Non stai semplicemente “bevendo un caffè”, ma stai partecipando a una storia fatta di gesti, mani, territorio e tradizioni.

Un gesto quotidiano che fa bene al pianeta

La tracciabilità del caffè è anche un modo per fare scelte più etiche e sostenibili. Preferire torrefazioni artigianali come Trinci Caffè, che selezionano piccole coltivazioni attente all’ambiente, significa sostenere:

  • il lavoro equo dei contadini

  • la conservazione della biodiversità

  • metodi di produzione non intensivi né invasivi

Sapere che dietro la tua tazzina c’è una torrefazione che cura ogni passaggio, dal chicco alla consegna, crea un legame emotivo con il tuo caffè.

Non sei più un semplice consumatore, ma diventi parte di una community di appassionati che condividono valori, gusto e cultura.

Il caffè è un viaggio, non solo una bevanda

Ogni volta che accendi la moka o premi il tasto della macchina espresso, stai facendo molto di più che preparare un caffè. Stai aprendo una finestra sul mondo.

Dal Brasile all’Etiopia, passando per il cuore della Colombia e le piantagioni del Vietnam, ogni chicco racconta una storia di terra, mani e passione. Quando scegli un caffè artigianale, scegli di rispettare questo viaggio, di valorizzarlo e, soprattutto, di gustarlo a pieno.

Da torrefattori artigianali, in Trinci Caffè crediamo che sapere cosa c’è nella tua tazzina sia un tuo diritto. Perché dietro ogni caffè c’è un mondo. E noi lo raccontiamo, un chicco alla volta.

Scopri la nostra selezione di miscele.

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Varietà di caffè: quante sono, cosa le distingue, qual è la più apprezzata

Caffè, la bevanda più amata al mondo. Al solo pronunciare questa parola i recettori di piacere del cervello si attivano e sembra di sentire il suo caldo profumo avvolgere i sensi.

 

Per gli amanti del caffè qualsiasi momento della giornata è quello giusto per gustarne una fumante tazza, rigorosamente seduti e preferibilmente in compagnia.

 

Al mattino per una energica sveglia, dopo pranzo come digestivo o in pausa dalla routine quotidiana è sempre l’ora di un buon caffè. Lungo, corto, espresso o intramontabile moka ne esistono di diversi tipi e qualità ma tutti ugualmente apprezzati.

 

Quando si parla di caffè si fa spesso riferimento a una bevanda dal profumo intenso e dal coloro scuro come se fosse sempre unica e uguale, senza pensare troppo alle caratteristiche proprie delle materie prime che ne distinguono le diverse varietà.

 

Si, perché oltre alla possibilità di gustarne di diverse tipologie, la cosa che caratterizza il gusto, il colore e il profumo è la miscela del caffè data dalla provenienza e dalla varietà dei chicchi e dalla loro tostatura.

 

Ad esempio, una torrefazione dei chicchi più lunga e ad alte temperature li renderà più scuri e dall’aroma più intenso rispetto ad una torrefazione più leggera e a basse temperature che darà ai chicchi un’aroma più morbido.

 

Dunque un’attenta torrefazione è fondamentale per un prodotto di alta qualità e per risaltare le caratteristiche distintive di gusto, intensità e aroma di ogni varietà.

caffè nel mondo

Varietà di caffè, quante sono e quali caratteristiche hanno

Ad ognuno il suo caffè! Ma per essere certi di scegliere quello perfetto e apprezzarne appieno il gusto bisogna conoscere le caratteristiche delle varietà più conosciute:

 

  • Arabica;

  • Robusta;

  • Excelsa;

  • Liberica.

storia del caffè

Caffè Arabica, la più diffusa al mondo

La qualità Arabica è la più pregiata, diffusa e apprezzata al mondo, regala un gusto più dolce, ricco di aroma e meno caffeina rendendo il caffè adatto a ogni occasione. Il suo profumo e la sua leggerezza conferiscono al suo consumo un’esperienza sensoriale unica e irrinunciabile tale da rendere l’Arabica la varietà più venduta al mondo.

 

I chicchi originari dello Yemen e dell’Etiopia prediligono temperature tropicali e questo ne ha portato la diffusione anche in altri paesi come America Latina e costa orientale dell’Africa.

La sua coltivazione non è affatto semplice, richiede terreni ad alta quota, ricchi di sali e sedimenti vulcanici, e questo rende la sua produzione più costosa.

 

I pregiati chicchi dal colore verde-blu e dalla forma allungata contengono meno caffeina e più zuccheri e oli che donano al caffè un gusto ricco di aroma e dal profumo inconfondibile.

 

Caffè Arabica regala un viaggio unico ed emozionale verso luoghi lontani ed esotici, lascia un retrogusto dolce e caramellato in chi lo consuma e una volta assaggiata è impossibile rinunciarvi.

coltivazione e consumo caffè

Robusta, il carattere deciso del caffè

La varietà Robusta è la seconda maggiormente prodotto al mondo dopo quella arabica. I suoi chicchi scuri e dalla forma arrotondata provengono da Brasile, Africa e sud-est Asiatico e sono caratterizzati dalla forte presenza di caffeina (quasi il doppio rispetto alla arabica) e da meno zuccheri che conferiscono al caffè un gusto amaro, forte e deciso.

 

Il caffè Robusta è ideale per chi ama i gusti forti, decisi e intensi. Il suo retrogusto legnoso e speziato e la maggior concentrazione di caffeina regalano al consumatore una carica in più per affrontare la giornata.

Il suo forte profumo avvolge i sensi e fa risplendere il sole, il suo sapore inconfondibile è il caloroso abbraccio di paesi lontani, la sua intensità è energia pura.

 

Spesso Robusta è utilizzata in miscela per dare un pò di carattere al caffè arabica.

Caffe-Arabica-e-Robusta

Excelsa, caffè raro ed esclusivo

Excelsa è la varietà di caffè relativamente più giovane risale al 1904. I chicchi vengono coltivati principalmente in Ciad in Africa Occidentale e questa esclusività di zona rende questa varietà tra le più rare e costose al mondo.

 

Le sue caratteristiche sono molto simili all’Arabica, ha un gusto tradizionale, profumato e delicato con retrogusti che vanno dal fruttato al legnoso. Viene utilizzata in miscele per dare profondità e corposità al caffè.

slow food coalition

Liberica, un caffè cioccolatoso

La Liberica è sicuramente la varietà meno diffusa e conosciuta, la quantità molto inferiore di caffeina viene compensata da un forte sapore e aroma che la rendono ideale anche in miscela.

 

I chicchi provengono da Liberia e Costa d’Avorio e conferiscono al caffè un gusto leggero e aromatico simile all’arabica. Il suo retrogusto con note nocciola e cioccolato fondente rendono il suo consumo un’esperienza dolce e golosa che ti coccola in ogni momento.

3 pregi caffè

Quale è la migliore varietà di caffè?

Non c’è una risposta univoca a questa domanda perché il piacere del caffè è un’esperienza così personale che rende impossibile generalizzare.

 

Sicuramente possiamo affermare che la qualità Arabica è la più conosciuta, diffusa e venduta al mondo seguita subito dalla varietà Robusta che spesso viene utilizzata anche per dare carattere alla prima.

Chi ama gusti dolci e delicati sceglierà l’Arabica mentre chi ama gusti forti e decisi prediligerà la Robusta.

 

La Excelsa e la Liberica sono le più rare ed esclusive questo le rende anche più costose e per gusti più specifici e raffinati.

Quello che possiamo affermare con certezza è che il caffè è diventato un momento irrinunciabile della giornata per molte persone, è una consuetudine, per certi versi si può addirittura dire che fa parte della cultura di un paese (soprattutto italiana).

 

La cosa importante quando si acquista un prodotto è scegliere caffè di alta qualità e attentamente torrefatto, e su questo argomento in Trinci Torrefazione Artigiana siamo esperti.

Trinci coffee
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Torrefazione Trinci: fieri membri della Slow Food Coffee Coalition

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Torrefazione Trinci: fieri membri della Slow Food Coffee Coalition

Un modo equo, sano e giusto di amare e gustare il caffè

Quando si parla di caffè, il primo pensiero è probabilmente quello della tazzina che siamo soliti gustarci a casa o al bar. Quello però non è che l’ultimo passo di un percorso iniziato molto prima in luoghi lontani, nelle piantagioni, e proseguito poi di tappa in tappa fino a noi.

 

Questo viaggio è fatto di agricoltura, raccolta, trasporto, selezione, mediazione, vendita, e molti sono gli attori coinvolti.
In un sistema economico globale e spesso spietato, sono molti i settori nei quali si è assistito nel corso degli anni ad una corsa al ribasso: ribasso della qualità per ottenere ribassi di costi e prezzi e incremento dei margini di guadagno (solo per pochi), con una reazione a catena su tutta la filiera. Questo è stato vero in molti casi anche per il settore del caffè. A pagarne le spese in massima misura sono stati sicuramente i lavoratori dei paesi di origine, spesso sfruttati dai proprietari delle piantagioni che hanno approfittato di sistemi legislativi locali poco severi in termini di tutela dei lavoratori. In maniera meno pesante e tragica, però, a pagarne le conseguenze sono anche i consumatori finali: un prodotto nato in contesti di questo tipo e impoverito in ogni fase della sua filiera da una costante corsa al risparmio, difficilmente sarà in grado di possedere caratteristiche eccellenti.

Se questo è l’andamento generale in molti settori clou del mercato, significa forse che nessun’altra via è possibile? Noi di Trinci abbiamo sempre sostenuto il contrario.

Nella nostra famiglia caffè significa innanzitutto passione, e la passione perde di sostanza se sporcata per così dire da ingiustizie e pratiche di mercato scorrette. Ecco perché abbiamo sempre pensato che l’attenzione al benessere di tutti gli attori coinvolti nella filiera e alla buona cura di tutte le sue fasi fosse fondamentale.

È nata così la nostra adesione al circuito Fair Trade, ed è sempre in quest’ottica che di rispetto, consapevolezza, passione, ecosostenibilità e qualità che si inserisce la partecipazione alla Slow Food Coffee Coalition. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Slow Food Coffee Coalition: una rete mondiale che lega agricoltori e consumatori.

Trinci coffee coalition

Slow food e Lavazza hanno lanciato nel 2021 questo progetto, che intende riunire in una rete globale tutti coloro che sono attivi nella produzione del caffè: agricoltori, torrefattori, consumatori, distributori e via dicendo, tutti impegnati nella creazione di un circuito virtuoso dal quale origini un caffè non solo eccellente, ma “giusto”, nell’accezione più ampia del termine.

Non più competizione sfrenata con corse al ribasso quindi, ma cooperazione fra tutti gli attori coinvolti nella filiera. Protagonisti di questa rivoluzione buona sono la conoscenza, la consapevolezza del proprio impatto umano e ambientale, la trasparenza, l’equità. Tutto riassunto in un manifesto di 10 punti irrinunciabili e non negoziabili.
Noi di Trinci li abbiamo condivisi con entusiasmo e rigore e siamo lieti di diffonderli ai nostri clienti, certi di incontrare il loro sostegno e il loro impegno personale.

Slow Food Coffee Coalition: un manifesto per il caffè buono e giusto.

slow food coalition

  1. PRESERVAZIONE dell’ambiente e degli ecosistemi come fattore chiave di resilienza alla crisi climatica.
    Il pianeta Terra attraversa da anni una profonda crisi ambientale, e i responsabili siamo tutti noi. Lo abbiamo sfruttato e maltrattato, con l’arroganza di chi crede che non riceverà mai indietro un conto da pagare. E invece il conto lo stiamo ricevendo eccome, con eventi naturali catastrofici e condizioni di abitabilità che si deteriorano di anno in anno. Preservare la natura coltivando con consapevolezza e rispetto per il territorio è l’unica direzione possibile.
  2. SICUREZZA ALIMENTARE attraverso l’applicazione di principi agroecologici.
    Applicare principi ecologici, olistici e integrati nella gestione dell’agricoltura permette di ridurre l’utilizzo di sostanze chimiche, diminuire gli sprechi e limitare di conseguenza l’impatto ambientale. I prodotti alimentari così ottenuti sono sicuri per i consumatori e in grado di contribuire a creare quindi un nuovo sistema dove natura e uomo convivono senza arrecarsi danno.
  3. INCLUSIVITÀ indipendentemente dall’identità di genere, razza, etnia, età o religione.
    Può la pace ambientale prescindere dalla pace fra le persone? Ovviamente no. Un circuito virtuoso, sia esso legato al caffè o a qualunque altro prodotto, non può accettare nessun tipo di discriminazione. Il rispetto verso tutte le altre persone è un elemento imprescindibile.
  4. TRASPARENZA lungo tutta la filiera del caffè.
    Ogni fase della produzione e della vendita, ogni aspetto della coltura, ogni contratto di lavoro, tutto deve essere chiaro e trasparente, nel pieno rispetto dei doveri e dei diritti di produttori e consumatori.
  5. ORIGINE SPECIFICA DEL CAFFÈ (dove viene prodotto e da chi).
    Soprattutto in campo alimentare è sempre bene diffidare di prodotti la cui origine non viene chiaramente indicata. Il territorio di produzione è un elemento fondamentale e ha molto da raccontare, non solo in termini di caratteristiche organolettiche del caffè, ma anche sulle condizioni dei lavoratori della piantagione e di tutto l’indotto.
  6. BIODIVERSITÀ come approccio sistemico all’ambiente, alle comunità e ai prodotti locali.
    La biodiversità come vero e proprio valore: la convivenza armonica tra specie animali e vegetali diverse in primis, così come tra comunità e popolazioni distanti per cultura e tradizioni ma unite nella costruzione di un futuro pacifico e rigoglioso.
  7. DIRITTI UMANI E DEL LAVORO salvaguardando i diritti fondamentali lungo tutta la catena di fornitura.
    Un tema che ci sta molto a cuore, da sempre. Non ci può essere una produzione consapevole e giusta se non sono rispettati i diritti delle persone e le loro tutele sul lavoro.
  8. EDUCAZIONE e promozione del dialogo tra tutti i partecipanti alla filiera del caffè, creando al contempo una conoscenza condivisa che generi consapevolezza e responsabilizzi tutti i soggetti coinvolti.
    Educare all’eccellenza, alla qualità, alla trasparenza, al dialogo e alla giustizia è la via che permetterà un cambiamento definitivo sul lungo termine. La conoscenza è l’unica arma di cui le persone hanno bisogno per costruire un futuro più consapevole ed equo.
  9. TRACCIABILITÀ come prova della qualità del caffè e dell’ottimizzazione del processo, dal campo alla tazza.
    Collegato al punto 5 del manifesto, questo è un ulteriore step che permette di conoscere nel dettaglio tutte le fasi della filiera, chi se ne è occupato e dove. Trasparenza lungo tutto il processo, dal chicco alla tazzina.
  10. IL DIRITTO AL PIACERE GASTRONOMICO saper apprezzare il gusto, gli aromi e i profumi del caffè.

La Slow Food Coffee Coalition nasce per proteggere ambiente e diritti. Il piacere gastronomico, l’accesso ad un prodotto dalle eccellenti caratteristiche, può essere considerato un diritto del consumatore finale? Assolutamente sì.

 

Trinci è orgogliosa di appartenere alla lista dei torrefattori della Slow Food Coffee Coalition: il nostro impegno per il futuro sarà sempre quello di offrire ai nostri clienti un caffè eccellente, tracciabile, equo e rispettoso dell’ambiente. Lo facciamo per passione, e avvertendo tutto il peso morale di poter fare la differenza in un contesto economico troppo spesso indifferente davanti alle ingiustizie e alle disparità.

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Coltivazione e consumo del caffè: 5 curiosità

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Coltivazione e consumo del caffè: 5 curiosità

In quale paese si produce più caffè? Chi ne beve di più? Alcune curiosità su coltivazione e consumo del caffè.

Sappiamo bene quanto il caffè, soprattutto nella sua variante “Espresso”, sia amato nel nostro paese.
Fa parte della nostra tradizione e si inserisce in tanti momenti delle nostre giornate, sia al lavoro che nel tempo libero.
Eppure, nonostante questo amore viscerale per la bevanda in tazzina, l’Italia non vanta nessun primato in materia di coltivazione e consumo del caffè.
Vediamo 5 curiosità su questo tema, siamo sicuri che l’ultima in particolare vi stupirà!

1 Coltivazione caffè: quali sono le condizioni ideali?

coltivazione e consumo caffè

L’Italia è un paese con una forte vocazione agricola e negli anni abbiamo ripulito e plasmato vasti territori al fine di impiegarli per la coltivazione di verdure e cereali. Siamo sicuri che se le condizioni climatiche lo permettessero, sfrutteremmo ogni metro possibile per produrre anche grandi quantitativi di piante “Coffea”. Ma ahimè questi preziosi chicchi (drupa è il termine adatto per definirli) richiedono un clima molto diverso dal nostro: queste piante ed arbusti prosperano in climi caldi e umidi, dove le temperature non scendono mai sotto lo zero. Il range ideale è quello tra i 18° e i 22°. Grande nemica di queste coltivazioni è l’escursione termica, che non deve mai essere eccessiva.
Fondamentale anche la quantità di pioggia: deve essere abbondante ma concentrata in determinati periodi piuttosto che regolari durante tutti i 12 mesi.
In poche parole, è il clima tropicale quello nel quale le piantagioni di caffè riescono a prosperare e a garantire quantitativi adatti a soddisfare la richiesta a livello globale.

2 In quale paese si coltiva più caffè?

 

Nel primo punto abbiamo parlato di quale siano le condizioni climatiche ideali per la coltivazione del caffè. Ma fra i paesi che godono di questo clima, quale ne produce di più? La risposta è forse abbastanza scontata: è il Brasile la nazione nella quale si coltiva più caffè. Con i suoi circa 27.000 km quadrati di terreni impiegati per le piantagioni, esso copre da solo quasi il 40% della produzione mondiale. Seguono Vietnam e Colombia.

coltivazione e consumo caffè

3 Quale paese è il maggior importatore di caffè?

 

Se il Brasile è il più grande produttore ed esportatore dei preziosi chicchi, la “sfida” per il titolo di maggior importatore si gioca di anno in anno tra 3 paesi, due Europei ed uno extra UE (spoiler, l’Italia non figura su questo podio): stiamo parlando di Francia, Germania e Stati Uniti. Nel 2021 sono stati i cugini d’oltralpe a dominare l’import, con un totale di oltre 2 miliardi di euro, seguiti da Statunitensi e Tedeschi.

4 Qual è la varietà più diffusa?

coltivazione e consumo caffè

Le varianti di caffè più coltivate e diffuse sono 4: Arabica, Robusta, Liberica ed Excelsa.
Una di queste però copre da sola quasi il 70% della produzione globale (!): stiamo parlando della varietà Arabica.

Originaria dello Yemen e dell’Etiopia (che sembra essere il paese di origine della tanto amata bevanda), viene oggi coltivata soprattutto in Sudamerica e ancora in alcune zone dell’Africa. Il gusto del caffè che ne deriva è morbido e delicato, l’aroma fruttato e l’intensità media.  
Sono proprio queste caratteristiche che rendono la varietà Arabica adatta ad essere gustata in tutti i momenti della giornata, regalandole il primato di specie più diffusa.
Al secondo posto per produzione mondiale troviamo la Robusta, caratterizzata da un sapore più intenso, aroma speziato e note di frutta secca.
La varietà Liberica è considerata di qualità leggermente inferiore, anche se il suo gusto è comunque intenso e piuttosto gradevole, mentre l’Excelsa è nota per il suo gusto delicato e vellutato.

5 Qual è il paese dove si consuma più caffè?

coltivazione e consumo caffè

Se già non sapete la risposta, siamo sicuri che molti di voi sarebbero portati istintivamente a dire “Italia”. Dopotutto abbiamo fatto dell’Espresso un simbolo nazionale, parte integrante della nostra storia e tradizione. Ebbene, ci dispiace “deludervi”, ma l’Italia non compare neppure tra le prime 5 posizioni! Il paese che si aggiudica il primato è la fredda Finlandia, dove le persone bevono in media 12 kg di caffè all’anno. Seguono altri due paesi Europei dal clima piuttosto rigido: la Norvegia (quai 10 kg a persona ogni anno) e l’Islanda (9 kg all’anno).
Nella classifica primeggiano gli Stati Europei, e solo al decimo posto della classifica troviamo il primo Stato extra-Ue, il Canada. E l’Italia? Con i suoi 5,8 kg annuali, il Belpaese si piazza solo al tredicesimo posto.

Speriamo di avervi incuriosito con queste 5 curiosità sulla coltivazione e consumo del caffè, e di avervi mostrato una seppur piccola panoramica su quanto globale sia il suo successo.
Se volete passare dalla teoria alla pratica ed assaporare varietà classiche e miscele inaspettate, la nostra Torrefazione in provincia di Pisa è pronta ad accogliervi per farvi fare un viaggio indimenticabili tra sapori e aromi.
Volete passare direttamente all’assaggio? Sul nostro shop online trovate tante varietà in diversi formati, con consegna garantita in 72 ore!

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Caffè in grani: gusto migliore?

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Caffè in grani: gusto migliore?

Consigli e istruzioni per l’uso per ottenere il meglio dal caffè in grani

Che sia a casa o al bar, le nostre giornate sono scandite dalle tazzine di caffè che ci svegliano, ci danno la carica, ci concedono qualche minuto di pausa o chiacchiere con un collega o un’amica… insomma ci regalano ogni giorno piccoli momenti di piacere. Chiaramente perché il momento sia davvero piacevole è essenziale che il caffè che beviamo sia buono! E qui la materia prima è fondamentale, ma un ruolo importante lo gioca anche il formato in cui questa materia prima viene scelta: meglio il caffè in polvere o il caffè in grani per un gusto migliore?

La risposta immediata e generale è semplice se ragioniamo in termini assoluti: il chicco mantiene le proprietà organolettiche meglio e più a lungo, è quindi in teoria da preferire se puntiamo ad un espresso gustoso.
Chiaramente se la scelta è da farsi tra una polvere di qualità da torrefazione artigiana e un sacco di grani da produzione industriale, il discorso cambia: qui la lavorazione artigianale con la sua tecnica e attenzione può assolutamente rendere la miscela preferibile.

Ma facciamo un passo indietro per osservare più da vicino il prezioso chicco dal quale prende vita il caffè.

Il chicco di caffè, gelosamente custodito dalla sua bacca

Tutti sappiamo che il chicco di caffè nasce da piante, il cui nome è Coffea: si tratta di un arbusto appartenente alla famiglia delle Rubiacee e ne esistono più di 100 varietà, dalle quali nascono le tante varietà della bevanda. I frutti di queste piante sono delle piccole bacche rosse, le drupe, che necessitano di vari mesi per raggiungere il grado di maturazione ideale. Esse custodiscono il chicco sotto ben 4 strati:

 

  • Buccia (esocarpo);
  • Polpa (mesocarpo);
  • Pergamino (endocarpo);
  • Pellicola (silver skin).

La raccolta delle bacche è una fase delicata ed importante, è essenziale toglierle dalle piante solo nel giusto momento della loro maturazione. Una volta raccolte le drupe vengono immerse in acqua per dividere la polpa dal nocciolo, et voilà, finalmente vediamo il chicco di caffè, nel suo originario colore verde (sarà poi la successiva fase della tostatura a conferire il caratteristico colore marrone al chicco).

Abbiamo appena riassunto in poche righe un’infinità di elementi: le cure agli arbusti, l’attenzione al loro stato di salute, la sapienza nella raccolta, la delicatezza nel trattare piante e bacche… insomma, un mondo tutto racchiuso in quel piccolo, prezioso chicco verde.

Caffè in grani: istruzioni per l’uso

Un caffè macinato di qualità da torrefazione artigianale è in grado di offrire un espresso ottimo ma molti puristi e coffee lovers prediligono il caffè in grani ed il motivo è presto detto: l’aroma originario si disperde più in fretta una volta eseguita la macinatura. Quindi sì, caffè in grani, gusto migliore è un assioma per gli amanti dell’espresso.

Se in passato nelle case Italiane era usuale tenere i chicchi da macinare di volta in volta, al giorno d’oggi le abitudini sono cambiate: siamo sempre di corsa e la polvere già pronta offre sicuramente un’alternativa più rapida. Se però preferite “tornare alle care vecchie abitudini” e armarvi di macinacaffè, magari manuale, ecco alcuni consigli.

 

  • Grandezza della macinatura, ovvero granulometria
    La “grandezza” della polvere deve essere simile a quella del sale fino. Non troppo sottile, altrimenti il rischio è che, sia nella moka che nella macchinetta per espresso, essa passi direttamente dai forellini del filtro o ci passi comunque troppo in fretta, dando vita ad una bevanda di scarsa godibilità.
  • Tempistiche
    No, non vi conviene macinare discrete quantità tutte in una volta per “guadagnare tempo”: il caffè macinato, come detto, perde velocemente il suo aroma e la sua fragranza. Potete aspettare giusto qualche secondo, il tempo necessario perché la piccola quantità di anidride carbonica naturalmente presente venga eleminata.
  • Umidità
    Eh sì, anche l’ambiente circostante influenza il risultato finale, e l’umidità è nemica degli aromi: se essa è piuttosto elevata, meglio optare per una macinatura a grana un po’ più spessa, mentre se il luogo è piuttosto secco, meglio una polvere più sottile.
  • Quantità
    Con il tempo ci si fa l’occhio, ad ogni modo per una tazzina di espresso sono necessari dai 7 ai 9 grammi, che sono più o meno 2 cucchiai di chicchi. Regolerete poi in base ai vostri gusti la quantità perfetta per il giusto grado di sapore e forza.
  • Qualità della materia prima
    Abbiamo lasciato questo come ultimo punto, ma non certo per importanza: utilizzare il caffè in grani perde di senso se si opta per un prodotto di scarsa qualità. Nella nostra Torrefazione in provincia di Pisa il caffè è una passione di famiglia. Prestiamo la massima attenzione alla selezione e alla lavorazione dei migliori caffè da tutto il mondo. Seguiamo tutto il processo e aggiustiamo le “ricette” e le fasi di lavorazione in base alla particolare partita di chicchi che ci troviamo a lavorare. Il nostro caffè in grani è ricco di aromi, fragranze e sfumature che si esprimono al meglio in questo particolare formato. Date un’occhiata alla selezione del nostro shop online https://shop.trincicaffe.it/shop/collection/caffe

Caffè in grani e praticità, è possibile!

Il macinacaffè manuale è una scelta ottimale: da’ nuova vita ad un vero e proprio rituale del caffè che per decenni si è svolto nelle case dei nostri genitori o dei nostri nonni, e permette di modulare la macinatura in maniera davvero personale. Ma se siete sempre di corsa e proprio non riuscite, potete optare per una macchina per caffè in chicchi.
Se ne trovano di vari modelli sul mercato, sono piuttosto compatte e vi permettono, premendo un solo tasto, di macinare il caffè sul momento e godere di un espresso certamente gustoso. Insomma, se volete passare definitivamente dalla miscela al chicco avete più di una possibilità! 

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Caffè artigianale o caffè industriale? Noi non abbiamo dubbi!

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Caffè artigianale o caffè industriale?

Noi non abbiamo dubbi!

 

Da quando il caffè è entrato a far parte delle abitudini di milioni di persone in Italia e nel mondo, si è assistito ad una moltiplicazione delle varietà e marche disponibili nella grande distribuzione. Tante imprese hanno chiaramente intravisto i vantaggi economici di questo “business” e hanno messo in pieni enormi catene produttive con un chiaro scopo: ottenere quanto più prodotto possibile con costi quanto più bassi possibili. È l’anima del commercio ed è così che i grandi imprenditori ragionano e agiscono. In questo sistema gusto e qualità hanno un ruolo marginale, devono avere un livello semplicemente accettabile per permettere al prodotto di non essere scartato dai consumatori.

Quando si parla di caffè e torrefazione artigianali si apre un mondo completamente differente: ricerca, passione, maestria, professionalità, tempo. Sono queste le parole chiave che contraddistinguono le piccole produzioni, dove gusto e qualità non sono concetti marginali ma le colonne portanti di tutta l’attività.

Vediamo insieme quali sono i pregi dei caffè artigianali rispetto ai caffè industriali.

1. Materia prima scelta con cura

caffè artigianale o industriale

Sembrerebbe banale ricordarlo ma, come per qualunque altro prodotto, specie se alimentare, l’importanza della materia prima è fondamentale. Quando pensiamo al caffè la prima immagine che ci viene in mente è quella di una miscela in polvere o di un insieme di chicchi tostati: ma dobbiamo tenere a mente che tutto ciò deriva da una pianta, coltivata in paesi lontani da mani più o meno sapienti. Già, perché il primo determinante fattore che inciderà poi sul gusto del nostro espresso sta proprio qui. Esistono coltivazioni industriali gestite con metodi sicuramente profittevoli in termini economici ma spesso poco attenti alle caratteristiche ed esigenze delle piante. Come ogni altro tipo di coltivazione, si può scegliere di “stressare” le piante e usare prodotti chimici in grandi quantità per ottenere raccolti abbondanti in tempi ridotti. È quello che avviene per tanti dei prodotti che troviamo in vendita nella grande distribuzione.

Esistono però anche realtà differenti, coltivazioni dove le piante sono seguite con cura e nel rispetto delle loro necessità, senza forzature. È evidente che le bacche nate in questo tipo di contesti, cresciute e maturate con i giusti tempi, fertilizzate con prodotti rispettosi della loro delicatezza, avranno caratteristiche organolettiche differenti.

Non dimentichiamo inoltre che quando parliamo di coltivazioni di caffè parliamo spesso di luoghi nei quali purtroppo predomina ancora un sistema di sfruttamento della forza lavoro: come per altri settori, se la destinazione finale del prodotto è il grande sistema industriale, stipendi dei dipendenti e sicurezza sono alcune delle voci economiche sulle quali intervenire per limitare al massimo le spese. Scegliere prodotti derivanti da piantagioni magari più piccole ma gestite nel rispetto delle persone che vi lavorano è un atto innanzitutto etico ed è per questo che aderiamo da anni alla campagna dei marchi Fair Trade e Slow Food. I nostri caffè artigianali hanno origine da coltivazioni rispettose dei lavoratori e delle biodiversità, valori imprescindibili per la nostra famiglia.

2 . Freschezza del prodotto

Le piccole e medie imprese di torrefazione artigianale come la nostra non producono quantitativi enormi di miscele o chicchi da immettere in grandi catene di distribuzione, dove arriveranno e saranno consumati magari dopo mesi e mesi. Abbiamo un’attenta e scrupolosa programmazione di limitate quantità destinate a pochi e selezionati canali e organizziamo l’attività per offrire un prodotto fresco di tostatura e macinatura, che conservi quanto più inalterate possibili le proprie qualità organolettiche. Ecco perché un espresso realizzato a partire da un prodotto artigianale risulta più buono e ricco di sfumature di sapore.

3. Rispetto dei tempi per far si che i chicchi diano il meglio di sé

Nella produzione industriale, i chicchi vengono tostati con quella che viene definita “tostatura a letto fluido”: temperature altissime (tra i 300° e i 400°) per pochissimi minuti. Questo trattamento è piuttosto aggressivo e l’obiettivo è chiaramente tostare quanti più chicchi possibili nel tempo più breve. È però facile intuire che questo metodo “stressa” il chicco e oltretutto non permette una tostatura omogenea.

Nelle torrefazioni artigianali si utilizzano metodi, come ad esempio quello “a tamburo rotante”, che espongono i chicchi ad un calore più basso (tra i 190° e i 300° gradi) per periodi più lunghi, mediamente dai 15 ai 20 minuti. Questo permette una tostatura più uniforme e in grado di preservare ed esaltare le qualità della specifica tipologia di caffè.

Non dimentichiamo inoltre che negli impianti industriali i controlli sono casuali e affidati a macchinari, mentre nelle piccole realtà c’è la presenza costante del mastro torrefattore che osserva, testa, analizza per essere sicuro di ottenere un prodotto finale eccellente.

4. Miscele uniche create con grande sapienza

Altro fattore che caratterizza il caffè artigianale rispetto a quello industriale, è la possibilità di creare miscele del tutto originali e ricche di particolarità olfattive e gustative. Le conoscenze e la professionalità del torrefattore gli permettono di creare ricette che non trovereste mai nella grande produzione industriale, dove vengono testate e realizzate solo poche, determinate varietà ormai collaudate per gli impianti. Noi di Trinci amiamo creare miscele in grado di stupire e affascinare il palato dei nostri clienti, unendo chicchi di varietà diverse a seconda delle loro peculiarità. Ogni mese proponiamo una novità, ad esempio nel mese di giugno abbiamo proposto il “Fazenda Sertao” dal sapore di nocciole tostate e cacao.

Sul nostro shop online trovi ogni mese una speciale ricetta studiata e creata con passione e dedizione, perché il mondo del caffè è ricco e meraviglioso, fermarsi ad una o due tipologie di miscele per esigenze “industriali” è veramente un grande peccato e spreco.

5. Il caffè artigianale non è più di difficile da trovare e acquistare

Sappiamo cosa state pensando: bè si, il caffè artigianale può essere effettivamente più buono e ricco di sfumature, ma nella frenetica vita di tutti i giorni chi ha tempo di andare a cercare piccole realtà per l’acquisto? Il grande centro commerciale è più comodo!

Su questo punto siamo felici di potervi dire che anche questo non è più un ostacolo per poter assaporare i caffè Trinci: non solo abbiamo un comodo shop online dal quale poter acquistare le nostre capsule, cialde o miscele, ma puoi comprarle assieme ad altri prodotti di eccellenza sull’app My Spesa, che unisce i migliori prodotti alimentari da produttori a km 0, negozi locali e supermercati di zona.

Insomma nella “sfida” tra caffè artigianale e caffè industriale ci pare che non ci siano dubbi sul vincitore: scegliere un prodotto buono, ricercato, salutare ed etico è positivo per il tuo palato e per tutti coloro coinvolti nella catena di produzione. Perché il cambiamento di modelli industriali poco rispettosi di ambiente e persone può passare anche attraverso una semplice, deliziosa, tazzina di caffè.

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Caffè biologico, scelta di gusto e di rispetto per l’ambiente

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

caffè bio

Scelta di gusto e di rispetto per l'ambiente

L’interesse verso alimenti di origine biologica è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, a causa di una sempre maggiore attenzione verso le tematiche ambientali e una crescente volontà di consumare meno prodotti industrialmente processati.
Così anche il caffè biologico ha guadagnato sempre più estimatori ed è entrato a far parte delle preferenze degli Italiani, che lo scelgono per più di una ragione.

Agricoltura biologica: quando la si può definire tale?

Iniziamo dando alcune informazioni in merito al quadro più generale, ovvero quello dell’agricoltura biologica.
Con questo termine, che si oppone al concetto di “industriale”, si indicano metodi di coltivazione ed allevamento che ammettono per legge il solo utilizzo di sostanze naturali, eliminando quindi ogni genere di prodotto chimico come diserbanti, insetticidi, fertilizzanti ecc. Si tratta in poche parole di “ritornare alle origini”: recuperare il rispetto per i terreni e tutti gli elementi naturali, porre l’accento sulla genuinità di ciò che mettiamo in tavola e, non meno importante, sull’autenticità dei sapori.
Ritornare alle origini, certo, ma con l’ausilio delle conoscenze, degli strumenti e della varietà di informazioni disponibili al giorno d’oggi. Si uniscono quindi saggezza antica e sapienza moderna in un binomio rispettoso della natura e in grado di soddisfare i bisogni dei consumatori.
Se per anni è stato difficile destreggiarsi nel mondo del bio per mancanza di regolamentazioni ufficiali e sovranazionali, dal 2007 il Consiglio dell’UE ha approvato il regolamento (CE) n. 834/2007 che definisce i principi, gli obiettivi e le norme generali della produzione biologica nonché le modalità di etichettatura dei prodotti. Subito riconoscibile sulle confezioni è il simbolo della foglia verde: una tutela per produttori e consumatori.

Caffè biologico: caratteristiche delle coltivazioni

agricoltura biologicaDa quanto scritto sopra è chiaro che il caffè biologico (chiamato anche organico) è quello che si ottiene da coltivazioni non intensive, curate con soli elementi naturali e nel totale rispetto di tempi e caratteristiche dell’ecosistema. Banditi i prodotti chimici, la cura delle piantagioni è affidata appunto a concimi  organici, le piante vengono protette con l’uso di sostanze minerali del terreno o con l’intervento di insetti definiti “antagonisti”, ovvero capaci di scacciare gli ospiti non graditi senza danno alcuno. Naturalmente devono rispettare criteri bio anche tutte le lavorazioni subite dal chicco dopo la raccolta, fino all’ottenimento del prodotto finale.
Tutto questo ha conseguenze non solo sulla qualità del prodotto ma sull’ambiente circostante, sia a livello locale che globale.
Innanzitutto è evidente che tutte le sostanze industriali utilizzate per le coltivazioni rimangono nei terreni, nell’aria, nelle piogge, contribuendo all’inquinamento del pianeta che pare essere sempre più fuori controllo. Nel caso del caffè, per esempio, durante la fase di lavaggio delle piante con prodotti antiparassitari i componenti chimici in essi contenuti finiscono inevitabilmente nel terreno, col conseguente rischio di contaminare le riserve idriche.
Inoltre perseguendo la logica della quantità e della velocità, “valori” ormai predominanti nell’economia moderna, vasti territori vengono disboscati in maniera selvaggia per far spazio a nuovi ettari di piantagioni, fonte di guadagno per i proprietari. Inutile sottolineare come questo sia dannoso per l’ambiente, abbiamo bisogno di boschi, di alberi, di proteggere le foreste che hanno un ruolo così vitale nell’ecosistema. Scegliere un caffè biologico significa quindi compiere un gesto di rispetto e di amore per la biodiversità di flora e fauna del nostro splendido pianeta.

Caffè bio: buono per il palato oltre che per l’ambiente?

caffè biologicoSu questo punto ci sono ancora un po’ di pregiudizi e spesso molti consumatori sono portati a pensare che si, il prodotto sarà etico e rispettoso dell’ambiente, ma il sapore non può competere con quello “tradizionale”. Vogliamo rassicurarvi in merito, il gusto del caffè bio è semplicemente straordinario, puro, capace di racchiudere le essenze autentiche dei chicchi di caffè coltivati in condizioni così ottimali. Ovviamente è necessario scegliere un biologico di qualità, regola che vale per ogni prodotto.
Inoltre, rispetto ad un espresso industriale, quello organico è maggiormente ricco di antiossidanti e quindi particolarmente salutare.

Scegliere Bio e Fair Trade: proteggiamo l’ambiente e le persone

 

fair trade caffèIn conclusione possiamo affermare che sono molte le buone ragioni per rivolgere la propria scelta di acquisto verso il biologico. Non dobbiamo dimenticarci che le nostre decisioni di fronte agli scaffali dei supermercati, nelle botteghe oppure online, per quanto banali ci possano sembrare, hanno invece grande impatto perché influenzano gli andamenti del mercato e possono influire sulla salvaguardia dell’ambiente.

Noi di Trinci siamo da sempre attenti a queste tematiche: sappiamo bene quanto lavoro, quanta ricerca e quanta passione si nascondono dietro ogni singola tazzina, e crediamo che prediligere scelte più etiche sia fondamentale. Per questo fra le nostre pregiate miscele selezionate trovate due qualità certificate bio (arabica e robusta e 100% arabica) e una Fair Trade. Quest’ultimo marchio garantisce il rispetto per le aree di coltivazione ed i lavoratori che operano nelle piantagioni, perché siamo convinti che un nuovo concetto di progresso passi attraverso il rispetto dell’ecosistema e di tutti i lavoratori coinvolti nelle varie fasi di lavorazione. Non si può più pensare ad un modello di sviluppo che non garantisca benessere e diritti a tutti.
Bere un caffè buono, ricco a livello organolettico, biologico, equo e solidale è non solo possibile, ma sempre più necessario.
Potete trovare i nostri caffè biologici e Fair Trade nel nostro shop online .