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Caffè monorigine: cos’è, cosa significa e perché ogni origine ha un gusto diverso.

Il caffè non ha un solo sapore.

 

A volte è dolce e morbido. Altre volte è più fresco, fruttato, floreale, speziato o intenso. Può ricordare il cacao, la frutta secca, gli agrumi, il miele, i fiori o il cioccolato fondente.

Queste differenze non nascono per caso. Ogni caffè porta infatti con sé una storia fatta di territorio, clima, altitudine, varietà botanica, metodo di lavorazione e tostatura.

 

Proprio per questo, quando si parla di caffè di qualità, si sente sempre più spesso usare una parola: monorigine.

 

Il caffè monorigine permette di scoprire il carattere autentico di un luogo preciso. È una scelta ideale per chi vuole andare oltre il gesto quotidiano della tazzina e iniziare a riconoscere le sfumature più profonde del caffè.

Che cosa significa caffè monorigine.

Un caffè monorigine è un caffè che ha una sola origine geografica.

Può arrivare da un Paese specifico, da una regione, da una zona di coltivazione o, in alcuni casi, da una singola piantagione o cooperativa.

La sua caratteristica principale è la riconoscibilità. In una miscela, diversi caffè vengono combinati per creare un gusto equilibrato e costante. Nel monorigine, invece, l’obiettivo è valorizzare l’identità di un territorio.

Ogni origine ha un profilo sensoriale diverso. Un caffè coltivato in Etiopia può avere note floreali e agrumate. Un caffè brasiliano può risultare più dolce, rotondo e vicino al cacao. Un caffè colombiano può esprimere equilibrio, eleganza e una piacevole acidità.

Il monorigine nasce proprio per raccontare queste differenze.

Non è solo un caffè “di provenienza unica”: è un modo per assaporare il legame tra il chicco e il luogo in cui è cresciuto.

 

Perché il caffè monorigine è così interessante.

Il caffè monorigine è interessante perché permette di percepire in modo più chiaro le caratteristiche naturali del chicco.

 

Ogni territorio influenza il gusto del caffè. Il clima, il terreno, l’altitudine, l’esposizione al sole e la quantità di pioggia incidono sullo sviluppo della pianta. Anche il metodo di raccolta e di lavorazione contribuiscono a definire il risultato finale.

 

Il monorigine valorizza tutto questo.

In tazza, il consumatore può riconoscere sfumature più precise e imparare a distinguere un caffè dall’altro.

 

È un’esperienza più consapevole. Non si beve soltanto un caffè. Si scopre un’origine, si incontra una storia e si impara a dare un nome alle sensazioni percepite.

Differenza tra caffè monorigine e miscela

Per capire meglio il caffè monorigine, è utile confrontarlo con la miscela. Entrambi possono essere caffè di grande qualità. La differenza sta nel modo in cui vengono costruiti e nel tipo di esperienza che offrono.

La miscela di caffè.

Una miscela nasce dall’unione di più origini.

 

Il torrefattore seleziona chicchi diversi e li combina per ottenere un risultato equilibrato. Ogni componente ha una funzione precisa: una può dare corpo, un’altra dolcezza, un’altra ancora intensità, crema o profumo.

 

La miscela è molto importante nella tradizione italiana dell’espresso. Permette infatti di ottenere una tazza armonica, rotonda e costante nel tempo. Ed è, quindi, ideale per chi cerca un caffè equilibrato e riconoscibile, capace di mantenere lo stesso profilo di gusto a ogni preparazione.

Il caffè monorigine.

Il monorigine, invece, mette al centro una sola provenienza. Il suo valore non è nella combinazione di più caffè, ma nella capacità di esprimere il carattere distintivo di un territorio.

 

Può essere più sorprendente, più sfumato e talvolta più delicato. È indicato per chi ama scoprire aromi specifici e assaporare il caffè con maggiore attenzione.

 

Se la miscela è un equilibrio costruito, il monorigine è un’identità da ascoltare.

Il territorio cambia davvero il gusto del caffè?

Sì, il territorio cambia profondamente il gusto del caffè.

 

Come accade per il vino, anche il caffè è influenzato dal luogo in cui cresce. Per questo si parla spesso di terroir, cioè dell’insieme di fattori naturali e umani che rendono unico un prodotto agricolo.

 

Nel caffè, il terroir comprende molti elementi.

Altitudine.

L’altitudine è uno dei fattori più importanti.

In generale, i caffè coltivati ad altitudini elevate maturano più lentamente. Questo permette al chicco di sviluppare una maggiore complessità aromatica. Le tazze possono risultare più eleganti, profumate e vivaci.

A quote più basse, invece, il caffè tende spesso ad avere un profilo più pieno, intenso e diretto.

Clima.

Temperatura, umidità e piogge influenzano la crescita della pianta.

Un clima equilibrato favorisce una maturazione regolare delle ciliegie di caffè. Questo aiuta a ottenere chicchi più uniformi e un profilo aromatico più pulito.

 

Le variazioni climatiche possono dare vita a caratteristiche sensoriali molto diverse, anche all’interno dello stesso Paese.

Terreno

Il suolo dona alla pianta elementi nutritivi diversi a seconda delle sue caratteristiche.

 

Terreni vulcanici, ricchi di minerali, possono contribuire a caffè molto aromatici e complessi. Altri terreni possono favorire dolcezza, corpo o morbidezza.

 

Il terreno non si sente in modo diretto, ma contribuisce alla personalità finale della tazza.

Varietà botanica.

Non tutti i caffè appartengono alla stessa varietà.

Arabica e Robusta sono le specie più conosciute, ma esistono molte cultivar e varietà locali. Ognuna ha caratteristiche proprie e reagisce in modo diverso all’ambiente.

 

Nel monorigine, la varietà botanica è uno degli elementi che rendono il gusto più riconoscibile.

Metodo di lavorazione.

Dopo la raccolta, le ciliegie del caffè vengono lavorate per separare il chicco dalla polpa.

 

Il metodo utilizzato cambia molto il risultato.

Il metodo lavato, ad esempio, tende a produrre caffè più puliti, freschi e definiti. E mentre il metodo naturale esalta spesso dolcezza, corpo e note fruttate, il metodo honey può creare un equilibrio interessante tra morbidezza, complessità e intensità aromatica.

 

Anche questa fase fa parte dell’identità del monorigine.

Le caratteristiche sensoriali di un caffè monorigine.

Un caffè monorigine può essere descritto attraverso alcune caratteristiche principali. Conoscerle aiuta a leggere meglio la tazza e a scegliere il caffè più vicino al proprio gusto.

Aroma.

L’aroma è il profumo del caffè.

In un monorigine può essere molto riconoscibile. Può ricordare i fiori, la frutta, gli agrumi, il cacao, le spezie, il miele o la frutta secca.

L’aroma si percepisce sia prima dell’assaggio sia durante la degustazione. È una delle parti più affascinanti dell’esperienza.

Corpo.

Il corpo è la sensazione tattile del caffè in bocca.

Un caffè può essere leggero, medio o pieno. Alcuni monorigine risultano delicati e setosi. Altri sono più densi, rotondi e avvolgenti.

Il corpo dipende dall’origine, dalla varietà, dalla lavorazione, dalla tostatura e dal metodo di preparazione.

Acidità.

Nel caffè, l’acidità è una sensazione positiva quando è equilibrata.

Non indica un caffè “acido” in senso sgradevole. Indica piuttosto freschezza, vivacità e brillantezza. Può ricordare gli agrumi, la mela verde, i frutti rossi o alcune note più eleganti e floreali.

Molti monorigine di alta qualità hanno una bella acidità, capace di rendere la tazza più interessante.

Dolcezza.

La dolcezza è una qualità molto apprezzata.

Può ricordare il miele, il caramello, la frutta matura, il cioccolato al latte o lo zucchero di canna. Un monorigine dolce risulta piacevole, morbido e armonioso.

La dolcezza naturale del caffè emerge soprattutto quando il chicco è stato raccolto al giusto grado di maturazione e tostato con attenzione.

Retrogusto.

Il retrogusto è ciò che resta dopo aver bevuto.

Può essere breve o lungo, delicato o persistente. Può lasciare sensazioni di cacao, frutta, spezie, fiori o frutta secca. Un buon caffè monorigine lascia un ricordo pulito e piacevole.

Il retrogusto è spesso uno degli elementi che fanno venire voglia di assaggiare un altro sorso.

Alcuni esempi di origini e profili aromatici.

Ogni origine può offrire profili diversi. Anche all’interno dello stesso Paese, infatti, possono esistere grandi differenze tra regioni, altitudini e metodi di lavorazione.

 

Esistono però alcune caratteristiche ricorrenti che aiutano a orientarsi.

Caffé monorigine etiopia

Caffè dell’Etiopia

L’Etiopia è considerata la culla del caffè. I caffè etiopi sono spesso molto aromatici e complessi. Possono avere note floreali, agrumate, fruttate e una bella freschezza. Alcuni ricordano il gelsomino, il bergamotto, il limone, i frutti rossi o il tè nero. Sono caffè ideali per chi ama tazze eleganti, profumate e ricche di sfumature.

Caffè monorigine del brasile trinci

Caffè del Brasile

Il Brasile è uno dei maggiori produttori di caffè al mondo. I caffè brasiliani sono spesso morbidi, dolci e rotondi. Possono ricordare il cacao, la nocciola, la mandorla, il cioccolato e la frutta secca. Sono molto apprezzati per la loro piacevolezza e per il corpo equilibrato. Un monorigine brasiliano può essere adatto a chi cerca un caffè armonico, poco spigoloso e avvolgente.

Caffè della Colombia

La Colombia è famosa per i suoi caffè Arabica di qualità. Il profilo colombiano è spesso equilibrato, dolce e leggermente fruttato. Può offrire note di caramello, agrumi, frutta gialla, cacao e miele. È un’origine molto apprezzata da chi cerca una tazza pulita, elegante e ben bilanciata.

caffè monorigine dell'india

Caffè dell'India

I caffè indiani possono avere un carattere più pieno, speziato e intenso. In alcuni casi offrono note di cacao, legno dolce, spezie e frutta secca. Possono contribuire a una tazza corposa e persistente. Sono interessanti per chi ama un caffè più strutturato e profondo.

Caffè monorigine del Guatemala

Caffè del Guatemala

Il Guatemala produce caffè molto apprezzati per equilibrio e complessità. Le tazze possono presentare note di cioccolato, frutta, agrumi e spezie dolci. L’altitudine e i terreni vulcanici contribuiscono spesso a una buona ricchezza aromatica. È un’origine adatta a chi cerca un profilo elegante ma ben presente.

Come si prepara un caffè monorigine.

Il caffè monorigine può essere preparato con diversi metodi. La scelta dipende dal risultato che si desidera ottenere.

Caffè Moka Trinci

Con la Moka

La moka è il metodo più amato nelle case italiane. Con un monorigine, può offrire una tazza intensa e profumata, soprattutto se si scelgono una macinatura corretta e una tostatura adatta. È importante non pressare il caffè nel filtro, usare acqua di buona qualità e spegnere la fiamma appena il caffè sale. In questo modo si può riuscire a valorizzare al massimo gli aromi.

Con l'espresso.

L’espresso concentra il gusto in pochi millilitri. Con un monorigine, il risultato può essere molto interessante, soprattutto quando il caffè ha buon corpo, dolcezza e una bella persistenza. L’espresso richiede però precisione. Macinatura, temperatura, pressione e tempo di estrazione devono essere ben regolati. Quando tutto è in equilibrio, il monorigine regala una tazzina intensa e riconoscibile.

Caffè filtro trinci

Con il metodo filtro.

Il metodo filtro è uno dei più adatti per scoprire le sfumature del monorigine. L’estrazione più lenta permette agli aromi di aprirsi con delicatezza. La tazza risulta più lunga, pulita e leggibile. È ideale per caffè floreali, fruttati o agrumati. Chi ama degustare il caffè con calma trova nel filtro un modo elegante per ascoltare ogni origine.

Quando scegliere un caffè monorigine .

Il caffè monorigine è una scelta perfetta quando si desidera vivere il caffè come esperienza di scoperta. È indicato per chi ama assaggiare, confrontare e riconoscere differenze.

 

Può essere adatto:

  • a chi vuole conoscere meglio il mondo del caffè;
  • a chi ama aromi particolari e sfumature sensoriali;
  • a chi desidera provare origini diverse;
  • a chi usa metodi di preparazione lenti, come il filtro;
  • a chi vuole bere un caffè con maggiore consapevolezza.

È una scelta interessante anche per chi di solito beve miscele e desidera capire da dove nascono alcune note aromatiche.

Il monorigine educa il palato.

Aiuta a riconoscere meglio corpo, acidità, dolcezza, aroma e retrogusto. Con il tempo, rende più semplice scegliere anche le miscele più vicine al proprio gusto.

Il ruolo della torrefazione artigianale nel caffè monorigine.

Nel caffè monorigine, la torrefazione ha un ruolo fondamentale.

 

Se la tostatura è troppo aggressiva, il rischio è coprire le caratteristiche naturali del chicco. Il caffè può diventare molto scuro, amaro e uniforme, perdendo parte della sua identità.

 

Una tostatura artigianale, invece, accompagna il chicco.

Il torrefattore studia l’origine, osserva il comportamento del caffè e sceglie una curva di tostatura capace di valorizzare aroma, corpo, dolcezza e persistenza.

 

L’obiettivo è rispettare la materia prima.

 

Ogni origine richiede attenzione. Alcuni caffè hanno bisogno di una tostatura più delicata per preservare le note floreali e fruttate. Altri possono sostenere un profilo più sviluppato, capace di esaltarne corpo e intensità.

 

La torrefazione artigianale permette di trovare il punto giusto. È qui che esperienza, sensibilità e conoscenza tecnica fanno la differenza.

Monorigine e cultura del caffè.

Scegliere un caffè monorigine significa avvicinarsi a una cultura più profonda del caffè.

 

Significa chiedersi da dove arriva ciò che beviamo, chi lo ha coltivato, come è stato lavorato e perché ha proprio quel profumo.
Ogni tazzina diventa così un racconto.

 

Non è più soltanto una pausa veloce, ma un momento di attenzione. Un modo per scoprire paesi lontani, comunità di produttori, metodi di coltivazione e tradizioni diverse.

 

Il caffè monorigine rende visibile il legame tra chi coltiva, chi tosta e chi beve. È una scelta di gusto, ma anche di consapevolezza.

Come scegliere il caffè monorigine giusto.

Per scegliere un caffè monorigine, il primo passo è partire dalle proprie preferenze.

 

Chi ama una tazza dolce e rotonda può orientarsi verso origini con note di cacao, nocciola, caramello o frutta secca.
Chi preferisce profumi più eleganti può scegliere caffè floreali o agrumati.

Chi cerca una tazza intensa può provare origini dal corpo più pieno e dal retrogusto persistente.

 

La scelta può dipendere anche dal metodo di preparazione.

Per la moka sono spesso piacevoli caffè equilibrati, dolci e rotondi. Per il filtro sono molto interessanti caffè più aromatici, floreali o fruttati. Per l’espresso è importante trovare un’origine con buon corpo, dolcezza e persistenza.

 

La cosa più bella è assaggiare.
Ogni monorigine apre una strada diversa. Confrontare più caffè aiuta a capire cosa ci piace davvero e a costruire, tazza dopo tazza, il proprio gusto personale.

Caffè monorigine: un viaggio dentro una sola origine.

Il caffè monorigine è un invito alla scoperta.

Permette di ascoltare il carattere di un territorio, riconoscere le sfumature del chicco e vivere il caffè con maggiore attenzione.

 

Ogni origine porta in tazza un equilibrio unico di aroma, corpo, acidità, dolcezza e retrogusto.

 

Alcune sono morbide e cioccolatose. Altre sono fresche e agrumate. Altre ancora sono floreali, speziate, fruttate o intense.

 

Non esiste un monorigine migliore in assoluto. Esiste quello più vicino al nostro gusto, al nostro momento e al modo in cui amiamo preparare il caffè.

 

Bere un caffè monorigine significa concedersi un’esperienza più consapevole. Significa scoprire che dietro ogni chicco c’è un luogo, una mano, una storia e una torrefazione capace di valorizzarli.

Scopri il caffè monorigine con Trinci.

In Trinci Caffè crediamo che ogni chicco abbia qualcosa da raccontare.

Per questo selezioniamo caffè di qualità e li tostiamo con attenzione, rispettando le caratteristiche di ogni origine.

Se vuoi scoprire nuove sfumature di gusto, puoi esplorare la nostra selezione nello shop Trinci e scegliere il caffè più adatto al tuo modo di vivere la tazzina.

Dal profumo più delicato al gusto più intenso, ogni origine può diventare un piccolo viaggio sensoriale da assaporare con calma.

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Specialty coffee: caffè speciali dal gusto unico

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Specialty coffee: caffè speciali dal gusto unico

Caffè Specialty, quali sono?

 

Se siete curiosi o appassionati di caffè, vi sarà certamente capitato di sentir parlare di “Specialty Coffee”: il termine è stato coniato vari anni fa, ma la sua diffusione su più larga scala è piuttosto recentemente. Capiamo insieme di cosa si tratta.

Partiamo dall’inizio: a chi si deve l’invenzione di questa espressione?

La madrina di questa definizione è Erna Knutsen, una donna nata e vissuta negli Stati Uniti, la cui storia è già di per sé appassionante: impiegata inizialmente negli anni ‘70 come segretaria in una società di commercio di caffè, era esclusa da mansioni più rilevanti per il fatto di essere donna. Grande appassionata e conoscitrice della materia, riuscì negli anni a costruire la sua carriera e ad affermare le sue competenze, fino ad arrivare all’acquisto della società per la quale lavorava. Nel 1974, in un articolo apparso sul “Tea and Coffee Trade Journal”, parla per la prima volta di “Specialty Coffee”, utilizzando un termine che entrerà a far parte del vocabolario di settore.

Ma quindi, qual è il significato di Specialty Coffee?

Siamo nella fase iniziale di realizzazione del prodotto, e possono entrare nella categoria Specialty i “chicchi dalle caratteristiche organolettiche uniche provenienti da microclimi particolari”. Si, perché non dobbiamo mai dimenticarci che quello che assaggiamo nella tazzina è il risultato di un viaggio che inizia da molto lontano, e il territorio (terroir) e le condizioni climatiche dei luoghi in cui si trovano le piantagioni determinano le caratteristiche del prodotto finale.
Un caffè specialty è un caffè solo di varietà Arabica e che da verde non contiene difetti primari e un massimo di 5 difetti secondari. Questo gli vale gli almeno 80 punti su 100 della valutazione cupping, effettuata con assaggio ad infusione. Vi sentite confusi? Nessun problema, ecco una piccola legenda per interpretare la definizione:

  • Arabica: assieme alla Robusta, è fra le varietà più diffuse. L’Arabica è caratterizzata da un gusto delicato e morbido, aromatico e profumato, nel quale acidità e dolcezza sono ben equilibrati. I chicchi di questa qualità crescono in zone tropicali tra i 900 e i 2.200 metri sul livello del mare, con temperature non più alte di 20°, e richiedono buone zone d’ombra.
  • Difetti primari e secondari: come molti altri prodotti alimentari, anche il caffè viene classificato in base a degustazioni svolte nelle varie fasi di realizzazione. I difetti possono essere visivi o non visivi e in base alla loro gravità e numero determinano il tipo di caffè, fornendo una prima valutazione qualitativa. Quelli primari, per dirlo in parole povere, sono quelli più “gravi” e che incidono su sapore o profumo della bevanda in maniera pesante: si riscontrano in prodotti di bassa qualità. Quelli secondari indicano delle caratteristiche non ottimali ma che incidono in maniera meno invasiva sulla gradevolezza.
  • Cupping: dall’inglese “cup”, tazza, è un metodo di degustazione del caffè in tazza, svolta da professionisti che giudicano il prodotto attenendosi a dei parametri univoci ed internazionali. In termini di punteggi, il massimo è il 100, e gli scaglioni per definire un caffè “specialty” è la seguente:

90-100: Eccezionale – Specialty

85-89,99: Eccellente – Specialty

80-84,99: Molto buono – Specialty

< 80,0: Non Specialty

 

Quindi, ricapitolando, uno Specialty Coffee ha zero difetti primari (gravi), al massimo 5 difetti secondari (accettabili), e un punteggio compreso tra 80 e 100 (dove 100 è il massimo).

Specialty coffee vs Caffè commerciali, quali differenze?

Da quanto detto sopra, va da sé che un caffè Specialty presenta caratteristiche superiori rispetto ai molti caffè commerciali delle grandi catene industriali. Questo perché nelle catene produttive che prediligono la quantità rispetto alla qualità i chicchi non vengono selezionati con la massima cura, spesso si mescolano chicchi con gradi di maturazione diversa, e l’attenzione nelle varie fasi di produzione è spesso scarsa.

Se state assaporando un caffè Specialty, siete sicuri del fatto che i chicchi siano stati selezionati con cura e giudicati con severità per dar vita ad un prodotto dal gusto pulito e senza difetti, privo di asprezza e durezza. Il prodotto finale deve essere unico e riconoscibile.

Altro punto a favore è la tracciabilità: per poter essere etichettato come Specialty, un caffè viene seguito dalle sue origini e questo garantisce un controllo severo su tutta la filiera di produzione.

E per quanto riguarda il prezzo? Bè, rispetto ai caffè industriali il prezzo può essere di poco più alto, ma è inutile sottolineare come la qualità giustifichi qualche euro in più di spesa.

Specialty Coffee, in Italia un’associazione per promuoverlo e tutelarlo.

Nel paese dell’Espresso, poteva mancare un’associazione dedita alla diffusione e promozione di prodotti di qualità come gli i caffè Specialty? Ovviamente no! La SCA (Specialty Coffee Association) fa’ di autorevolezza, storicità e conoscenza condivisa i suoi punti di forza. Il suo obiettivo è promuovere la cultura del “caffè di qualità”, con sempre maggior attenzione anche all’ecosostenibilità, abbracciata già da tempo qui alla Torrefazione Trinci.

 

Specialty e Torrefazione Artigianale: binomio possibile?

Il binomio non è solo possibile, ma reale e riuscitissimo!

Se infatti nelle grandi produzioni industriali lo scopo non è raggiungere il massimo della qualità, nelle piccole Torrefazioni come la nostra vale esattamente il contrario: la selezione a partire dai chicchi e la sapienza in ogni fase della realizzazione del prodotto finale sono l’anima della nostra attività.

Lo scorso mese abbiamo proposto lo Specialty Coffee “Papua Nuova Guinea”, corposo, con aroma agrumato e sapori di cioccolato e frutti tropicali.

Cerchiamo e produciamo varietà diverse di Specialty per offrire la possibilità di assaporare caffè unici ed eccellenti, sempre in linea con i nostri standard di qualità ed ecosostenibilità.

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Coltivazione raccolta e lavorazione del caffè

Caffè artigianale o caffè industriale? Noi non abbiamo dubbi!

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Caffè artigianale o caffè industriale?

Noi non abbiamo dubbi!

 

Da quando il caffè è entrato a far parte delle abitudini di milioni di persone in Italia e nel mondo, si è assistito ad una moltiplicazione delle varietà e marche disponibili nella grande distribuzione. Tante imprese hanno chiaramente intravisto i vantaggi economici di questo “business” e hanno messo in pieni enormi catene produttive con un chiaro scopo: ottenere quanto più prodotto possibile con costi quanto più bassi possibili. È l’anima del commercio ed è così che i grandi imprenditori ragionano e agiscono. In questo sistema gusto e qualità hanno un ruolo marginale, devono avere un livello semplicemente accettabile per permettere al prodotto di non essere scartato dai consumatori.

Quando si parla di caffè e torrefazione artigianali si apre un mondo completamente differente: ricerca, passione, maestria, professionalità, tempo. Sono queste le parole chiave che contraddistinguono le piccole produzioni, dove gusto e qualità non sono concetti marginali ma le colonne portanti di tutta l’attività.

Vediamo insieme quali sono i pregi dei caffè artigianali rispetto ai caffè industriali.

1. Materia prima scelta con cura

caffè artigianale o industriale

Sembrerebbe banale ricordarlo ma, come per qualunque altro prodotto, specie se alimentare, l’importanza della materia prima è fondamentale. Quando pensiamo al caffè la prima immagine che ci viene in mente è quella di una miscela in polvere o di un insieme di chicchi tostati: ma dobbiamo tenere a mente che tutto ciò deriva da una pianta, coltivata in paesi lontani da mani più o meno sapienti. Già, perché il primo determinante fattore che inciderà poi sul gusto del nostro espresso sta proprio qui. Esistono coltivazioni industriali gestite con metodi sicuramente profittevoli in termini economici ma spesso poco attenti alle caratteristiche ed esigenze delle piante. Come ogni altro tipo di coltivazione, si può scegliere di “stressare” le piante e usare prodotti chimici in grandi quantità per ottenere raccolti abbondanti in tempi ridotti. È quello che avviene per tanti dei prodotti che troviamo in vendita nella grande distribuzione.

Esistono però anche realtà differenti, coltivazioni dove le piante sono seguite con cura e nel rispetto delle loro necessità, senza forzature. È evidente che le bacche nate in questo tipo di contesti, cresciute e maturate con i giusti tempi, fertilizzate con prodotti rispettosi della loro delicatezza, avranno caratteristiche organolettiche differenti.

Non dimentichiamo inoltre che quando parliamo di coltivazioni di caffè parliamo spesso di luoghi nei quali purtroppo predomina ancora un sistema di sfruttamento della forza lavoro: come per altri settori, se la destinazione finale del prodotto è il grande sistema industriale, stipendi dei dipendenti e sicurezza sono alcune delle voci economiche sulle quali intervenire per limitare al massimo le spese. Scegliere prodotti derivanti da piantagioni magari più piccole ma gestite nel rispetto delle persone che vi lavorano è un atto innanzitutto etico ed è per questo che aderiamo da anni alla campagna dei marchi Fair Trade e Slow Food. I nostri caffè artigianali hanno origine da coltivazioni rispettose dei lavoratori e delle biodiversità, valori imprescindibili per la nostra famiglia.

2 . Freschezza del prodotto

Le piccole e medie imprese di torrefazione artigianale come la nostra non producono quantitativi enormi di miscele o chicchi da immettere in grandi catene di distribuzione, dove arriveranno e saranno consumati magari dopo mesi e mesi. Abbiamo un’attenta e scrupolosa programmazione di limitate quantità destinate a pochi e selezionati canali e organizziamo l’attività per offrire un prodotto fresco di tostatura e macinatura, che conservi quanto più inalterate possibili le proprie qualità organolettiche. Ecco perché un espresso realizzato a partire da un prodotto artigianale risulta più buono e ricco di sfumature di sapore.

3. Rispetto dei tempi per far si che i chicchi diano il meglio di sé

Nella produzione industriale, i chicchi vengono tostati con quella che viene definita “tostatura a letto fluido”: temperature altissime (tra i 300° e i 400°) per pochissimi minuti. Questo trattamento è piuttosto aggressivo e l’obiettivo è chiaramente tostare quanti più chicchi possibili nel tempo più breve. È però facile intuire che questo metodo “stressa” il chicco e oltretutto non permette una tostatura omogenea.

Nelle torrefazioni artigianali si utilizzano metodi, come ad esempio quello “a tamburo rotante”, che espongono i chicchi ad un calore più basso (tra i 190° e i 300° gradi) per periodi più lunghi, mediamente dai 15 ai 20 minuti. Questo permette una tostatura più uniforme e in grado di preservare ed esaltare le qualità della specifica tipologia di caffè.

Non dimentichiamo inoltre che negli impianti industriali i controlli sono casuali e affidati a macchinari, mentre nelle piccole realtà c’è la presenza costante del mastro torrefattore che osserva, testa, analizza per essere sicuro di ottenere un prodotto finale eccellente.

4. Miscele uniche create con grande sapienza

Altro fattore che caratterizza il caffè artigianale rispetto a quello industriale, è la possibilità di creare miscele del tutto originali e ricche di particolarità olfattive e gustative. Le conoscenze e la professionalità del torrefattore gli permettono di creare ricette che non trovereste mai nella grande produzione industriale, dove vengono testate e realizzate solo poche, determinate varietà ormai collaudate per gli impianti. Noi di Trinci amiamo creare miscele in grado di stupire e affascinare il palato dei nostri clienti, unendo chicchi di varietà diverse a seconda delle loro peculiarità. Ogni mese proponiamo una novità, ad esempio nel mese di giugno abbiamo proposto il “Fazenda Sertao” dal sapore di nocciole tostate e cacao.

Sul nostro shop online trovi ogni mese una speciale ricetta studiata e creata con passione e dedizione, perché il mondo del caffè è ricco e meraviglioso, fermarsi ad una o due tipologie di miscele per esigenze “industriali” è veramente un grande peccato e spreco.

5. Il caffè artigianale non è più di difficile da trovare e acquistare

Sappiamo cosa state pensando: bè si, il caffè artigianale può essere effettivamente più buono e ricco di sfumature, ma nella frenetica vita di tutti i giorni chi ha tempo di andare a cercare piccole realtà per l’acquisto? Il grande centro commerciale è più comodo!

Su questo punto siamo felici di potervi dire che anche questo non è più un ostacolo per poter assaporare i caffè Trinci: non solo abbiamo un comodo shop online dal quale poter acquistare le nostre capsule, cialde o miscele, ma puoi comprarle assieme ad altri prodotti di eccellenza sull’app My Spesa, che unisce i migliori prodotti alimentari da produttori a km 0, negozi locali e supermercati di zona.

Insomma nella “sfida” tra caffè artigianale e caffè industriale ci pare che non ci siano dubbi sul vincitore: scegliere un prodotto buono, ricercato, salutare ed etico è positivo per il tuo palato e per tutti coloro coinvolti nella catena di produzione. Perché il cambiamento di modelli industriali poco rispettosi di ambiente e persone può passare anche attraverso una semplice, deliziosa, tazzina di caffè.