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Caffè monorigine: cos’è, cosa significa e perché ogni origine ha un gusto diverso.

Il caffè non ha un solo sapore.

 

A volte è dolce e morbido. Altre volte è più fresco, fruttato, floreale, speziato o intenso. Può ricordare il cacao, la frutta secca, gli agrumi, il miele, i fiori o il cioccolato fondente.

Queste differenze non nascono per caso. Ogni caffè porta infatti con sé una storia fatta di territorio, clima, altitudine, varietà botanica, metodo di lavorazione e tostatura.

 

Proprio per questo, quando si parla di caffè di qualità, si sente sempre più spesso usare una parola: monorigine.

 

Il caffè monorigine permette di scoprire il carattere autentico di un luogo preciso. È una scelta ideale per chi vuole andare oltre il gesto quotidiano della tazzina e iniziare a riconoscere le sfumature più profonde del caffè.

Che cosa significa caffè monorigine.

Un caffè monorigine è un caffè che ha una sola origine geografica.

Può arrivare da un Paese specifico, da una regione, da una zona di coltivazione o, in alcuni casi, da una singola piantagione o cooperativa.

La sua caratteristica principale è la riconoscibilità. In una miscela, diversi caffè vengono combinati per creare un gusto equilibrato e costante. Nel monorigine, invece, l’obiettivo è valorizzare l’identità di un territorio.

Ogni origine ha un profilo sensoriale diverso. Un caffè coltivato in Etiopia può avere note floreali e agrumate. Un caffè brasiliano può risultare più dolce, rotondo e vicino al cacao. Un caffè colombiano può esprimere equilibrio, eleganza e una piacevole acidità.

Il monorigine nasce proprio per raccontare queste differenze.

Non è solo un caffè “di provenienza unica”: è un modo per assaporare il legame tra il chicco e il luogo in cui è cresciuto.

 

Perché il caffè monorigine è così interessante.

Il caffè monorigine è interessante perché permette di percepire in modo più chiaro le caratteristiche naturali del chicco.

 

Ogni territorio influenza il gusto del caffè. Il clima, il terreno, l’altitudine, l’esposizione al sole e la quantità di pioggia incidono sullo sviluppo della pianta. Anche il metodo di raccolta e di lavorazione contribuiscono a definire il risultato finale.

 

Il monorigine valorizza tutto questo.

In tazza, il consumatore può riconoscere sfumature più precise e imparare a distinguere un caffè dall’altro.

 

È un’esperienza più consapevole. Non si beve soltanto un caffè. Si scopre un’origine, si incontra una storia e si impara a dare un nome alle sensazioni percepite.

Differenza tra caffè monorigine e miscela

Per capire meglio il caffè monorigine, è utile confrontarlo con la miscela. Entrambi possono essere caffè di grande qualità. La differenza sta nel modo in cui vengono costruiti e nel tipo di esperienza che offrono.

La miscela di caffè.

Una miscela nasce dall’unione di più origini.

 

Il torrefattore seleziona chicchi diversi e li combina per ottenere un risultato equilibrato. Ogni componente ha una funzione precisa: una può dare corpo, un’altra dolcezza, un’altra ancora intensità, crema o profumo.

 

La miscela è molto importante nella tradizione italiana dell’espresso. Permette infatti di ottenere una tazza armonica, rotonda e costante nel tempo. Ed è, quindi, ideale per chi cerca un caffè equilibrato e riconoscibile, capace di mantenere lo stesso profilo di gusto a ogni preparazione.

Il caffè monorigine.

Il monorigine, invece, mette al centro una sola provenienza. Il suo valore non è nella combinazione di più caffè, ma nella capacità di esprimere il carattere distintivo di un territorio.

 

Può essere più sorprendente, più sfumato e talvolta più delicato. È indicato per chi ama scoprire aromi specifici e assaporare il caffè con maggiore attenzione.

 

Se la miscela è un equilibrio costruito, il monorigine è un’identità da ascoltare.

Il territorio cambia davvero il gusto del caffè?

Sì, il territorio cambia profondamente il gusto del caffè.

 

Come accade per il vino, anche il caffè è influenzato dal luogo in cui cresce. Per questo si parla spesso di terroir, cioè dell’insieme di fattori naturali e umani che rendono unico un prodotto agricolo.

 

Nel caffè, il terroir comprende molti elementi.

Altitudine.

L’altitudine è uno dei fattori più importanti.

In generale, i caffè coltivati ad altitudini elevate maturano più lentamente. Questo permette al chicco di sviluppare una maggiore complessità aromatica. Le tazze possono risultare più eleganti, profumate e vivaci.

A quote più basse, invece, il caffè tende spesso ad avere un profilo più pieno, intenso e diretto.

Clima.

Temperatura, umidità e piogge influenzano la crescita della pianta.

Un clima equilibrato favorisce una maturazione regolare delle ciliegie di caffè. Questo aiuta a ottenere chicchi più uniformi e un profilo aromatico più pulito.

 

Le variazioni climatiche possono dare vita a caratteristiche sensoriali molto diverse, anche all’interno dello stesso Paese.

Terreno

Il suolo dona alla pianta elementi nutritivi diversi a seconda delle sue caratteristiche.

 

Terreni vulcanici, ricchi di minerali, possono contribuire a caffè molto aromatici e complessi. Altri terreni possono favorire dolcezza, corpo o morbidezza.

 

Il terreno non si sente in modo diretto, ma contribuisce alla personalità finale della tazza.

Varietà botanica.

Non tutti i caffè appartengono alla stessa varietà.

Arabica e Robusta sono le specie più conosciute, ma esistono molte cultivar e varietà locali. Ognuna ha caratteristiche proprie e reagisce in modo diverso all’ambiente.

 

Nel monorigine, la varietà botanica è uno degli elementi che rendono il gusto più riconoscibile.

Metodo di lavorazione.

Dopo la raccolta, le ciliegie del caffè vengono lavorate per separare il chicco dalla polpa.

 

Il metodo utilizzato cambia molto il risultato.

Il metodo lavato, ad esempio, tende a produrre caffè più puliti, freschi e definiti. E mentre il metodo naturale esalta spesso dolcezza, corpo e note fruttate, il metodo honey può creare un equilibrio interessante tra morbidezza, complessità e intensità aromatica.

 

Anche questa fase fa parte dell’identità del monorigine.

Le caratteristiche sensoriali di un caffè monorigine.

Un caffè monorigine può essere descritto attraverso alcune caratteristiche principali. Conoscerle aiuta a leggere meglio la tazza e a scegliere il caffè più vicino al proprio gusto.

Aroma.

L’aroma è il profumo del caffè.

In un monorigine può essere molto riconoscibile. Può ricordare i fiori, la frutta, gli agrumi, il cacao, le spezie, il miele o la frutta secca.

L’aroma si percepisce sia prima dell’assaggio sia durante la degustazione. È una delle parti più affascinanti dell’esperienza.

Corpo.

Il corpo è la sensazione tattile del caffè in bocca.

Un caffè può essere leggero, medio o pieno. Alcuni monorigine risultano delicati e setosi. Altri sono più densi, rotondi e avvolgenti.

Il corpo dipende dall’origine, dalla varietà, dalla lavorazione, dalla tostatura e dal metodo di preparazione.

Acidità.

Nel caffè, l’acidità è una sensazione positiva quando è equilibrata.

Non indica un caffè “acido” in senso sgradevole. Indica piuttosto freschezza, vivacità e brillantezza. Può ricordare gli agrumi, la mela verde, i frutti rossi o alcune note più eleganti e floreali.

Molti monorigine di alta qualità hanno una bella acidità, capace di rendere la tazza più interessante.

Dolcezza.

La dolcezza è una qualità molto apprezzata.

Può ricordare il miele, il caramello, la frutta matura, il cioccolato al latte o lo zucchero di canna. Un monorigine dolce risulta piacevole, morbido e armonioso.

La dolcezza naturale del caffè emerge soprattutto quando il chicco è stato raccolto al giusto grado di maturazione e tostato con attenzione.

Retrogusto.

Il retrogusto è ciò che resta dopo aver bevuto.

Può essere breve o lungo, delicato o persistente. Può lasciare sensazioni di cacao, frutta, spezie, fiori o frutta secca. Un buon caffè monorigine lascia un ricordo pulito e piacevole.

Il retrogusto è spesso uno degli elementi che fanno venire voglia di assaggiare un altro sorso.

Alcuni esempi di origini e profili aromatici.

Ogni origine può offrire profili diversi. Anche all’interno dello stesso Paese, infatti, possono esistere grandi differenze tra regioni, altitudini e metodi di lavorazione.

 

Esistono però alcune caratteristiche ricorrenti che aiutano a orientarsi.

Caffé monorigine etiopia

Caffè dell’Etiopia

L’Etiopia è considerata la culla del caffè. I caffè etiopi sono spesso molto aromatici e complessi. Possono avere note floreali, agrumate, fruttate e una bella freschezza. Alcuni ricordano il gelsomino, il bergamotto, il limone, i frutti rossi o il tè nero. Sono caffè ideali per chi ama tazze eleganti, profumate e ricche di sfumature.

Caffè monorigine del brasile trinci

Caffè del Brasile

Il Brasile è uno dei maggiori produttori di caffè al mondo. I caffè brasiliani sono spesso morbidi, dolci e rotondi. Possono ricordare il cacao, la nocciola, la mandorla, il cioccolato e la frutta secca. Sono molto apprezzati per la loro piacevolezza e per il corpo equilibrato. Un monorigine brasiliano può essere adatto a chi cerca un caffè armonico, poco spigoloso e avvolgente.

Caffè della Colombia

La Colombia è famosa per i suoi caffè Arabica di qualità. Il profilo colombiano è spesso equilibrato, dolce e leggermente fruttato. Può offrire note di caramello, agrumi, frutta gialla, cacao e miele. È un’origine molto apprezzata da chi cerca una tazza pulita, elegante e ben bilanciata.

caffè monorigine dell'india

Caffè dell'India

I caffè indiani possono avere un carattere più pieno, speziato e intenso. In alcuni casi offrono note di cacao, legno dolce, spezie e frutta secca. Possono contribuire a una tazza corposa e persistente. Sono interessanti per chi ama un caffè più strutturato e profondo.

Caffè monorigine del Guatemala

Caffè del Guatemala

Il Guatemala produce caffè molto apprezzati per equilibrio e complessità. Le tazze possono presentare note di cioccolato, frutta, agrumi e spezie dolci. L’altitudine e i terreni vulcanici contribuiscono spesso a una buona ricchezza aromatica. È un’origine adatta a chi cerca un profilo elegante ma ben presente.

Come si prepara un caffè monorigine.

Il caffè monorigine può essere preparato con diversi metodi. La scelta dipende dal risultato che si desidera ottenere.

Caffè Moka Trinci

Con la Moka

La moka è il metodo più amato nelle case italiane. Con un monorigine, può offrire una tazza intensa e profumata, soprattutto se si scelgono una macinatura corretta e una tostatura adatta. È importante non pressare il caffè nel filtro, usare acqua di buona qualità e spegnere la fiamma appena il caffè sale. In questo modo si può riuscire a valorizzare al massimo gli aromi.

Con l'espresso.

L’espresso concentra il gusto in pochi millilitri. Con un monorigine, il risultato può essere molto interessante, soprattutto quando il caffè ha buon corpo, dolcezza e una bella persistenza. L’espresso richiede però precisione. Macinatura, temperatura, pressione e tempo di estrazione devono essere ben regolati. Quando tutto è in equilibrio, il monorigine regala una tazzina intensa e riconoscibile.

Caffè filtro trinci

Con il metodo filtro.

Il metodo filtro è uno dei più adatti per scoprire le sfumature del monorigine. L’estrazione più lenta permette agli aromi di aprirsi con delicatezza. La tazza risulta più lunga, pulita e leggibile. È ideale per caffè floreali, fruttati o agrumati. Chi ama degustare il caffè con calma trova nel filtro un modo elegante per ascoltare ogni origine.

Quando scegliere un caffè monorigine .

Il caffè monorigine è una scelta perfetta quando si desidera vivere il caffè come esperienza di scoperta. È indicato per chi ama assaggiare, confrontare e riconoscere differenze.

 

Può essere adatto:

  • a chi vuole conoscere meglio il mondo del caffè;
  • a chi ama aromi particolari e sfumature sensoriali;
  • a chi desidera provare origini diverse;
  • a chi usa metodi di preparazione lenti, come il filtro;
  • a chi vuole bere un caffè con maggiore consapevolezza.

È una scelta interessante anche per chi di solito beve miscele e desidera capire da dove nascono alcune note aromatiche.

Il monorigine educa il palato.

Aiuta a riconoscere meglio corpo, acidità, dolcezza, aroma e retrogusto. Con il tempo, rende più semplice scegliere anche le miscele più vicine al proprio gusto.

Il ruolo della torrefazione artigianale nel caffè monorigine.

Nel caffè monorigine, la torrefazione ha un ruolo fondamentale.

 

Se la tostatura è troppo aggressiva, il rischio è coprire le caratteristiche naturali del chicco. Il caffè può diventare molto scuro, amaro e uniforme, perdendo parte della sua identità.

 

Una tostatura artigianale, invece, accompagna il chicco.

Il torrefattore studia l’origine, osserva il comportamento del caffè e sceglie una curva di tostatura capace di valorizzare aroma, corpo, dolcezza e persistenza.

 

L’obiettivo è rispettare la materia prima.

 

Ogni origine richiede attenzione. Alcuni caffè hanno bisogno di una tostatura più delicata per preservare le note floreali e fruttate. Altri possono sostenere un profilo più sviluppato, capace di esaltarne corpo e intensità.

 

La torrefazione artigianale permette di trovare il punto giusto. È qui che esperienza, sensibilità e conoscenza tecnica fanno la differenza.

Monorigine e cultura del caffè.

Scegliere un caffè monorigine significa avvicinarsi a una cultura più profonda del caffè.

 

Significa chiedersi da dove arriva ciò che beviamo, chi lo ha coltivato, come è stato lavorato e perché ha proprio quel profumo.
Ogni tazzina diventa così un racconto.

 

Non è più soltanto una pausa veloce, ma un momento di attenzione. Un modo per scoprire paesi lontani, comunità di produttori, metodi di coltivazione e tradizioni diverse.

 

Il caffè monorigine rende visibile il legame tra chi coltiva, chi tosta e chi beve. È una scelta di gusto, ma anche di consapevolezza.

Come scegliere il caffè monorigine giusto.

Per scegliere un caffè monorigine, il primo passo è partire dalle proprie preferenze.

 

Chi ama una tazza dolce e rotonda può orientarsi verso origini con note di cacao, nocciola, caramello o frutta secca.
Chi preferisce profumi più eleganti può scegliere caffè floreali o agrumati.

Chi cerca una tazza intensa può provare origini dal corpo più pieno e dal retrogusto persistente.

 

La scelta può dipendere anche dal metodo di preparazione.

Per la moka sono spesso piacevoli caffè equilibrati, dolci e rotondi. Per il filtro sono molto interessanti caffè più aromatici, floreali o fruttati. Per l’espresso è importante trovare un’origine con buon corpo, dolcezza e persistenza.

 

La cosa più bella è assaggiare.
Ogni monorigine apre una strada diversa. Confrontare più caffè aiuta a capire cosa ci piace davvero e a costruire, tazza dopo tazza, il proprio gusto personale.

Caffè monorigine: un viaggio dentro una sola origine.

Il caffè monorigine è un invito alla scoperta.

Permette di ascoltare il carattere di un territorio, riconoscere le sfumature del chicco e vivere il caffè con maggiore attenzione.

 

Ogni origine porta in tazza un equilibrio unico di aroma, corpo, acidità, dolcezza e retrogusto.

 

Alcune sono morbide e cioccolatose. Altre sono fresche e agrumate. Altre ancora sono floreali, speziate, fruttate o intense.

 

Non esiste un monorigine migliore in assoluto. Esiste quello più vicino al nostro gusto, al nostro momento e al modo in cui amiamo preparare il caffè.

 

Bere un caffè monorigine significa concedersi un’esperienza più consapevole. Significa scoprire che dietro ogni chicco c’è un luogo, una mano, una storia e una torrefazione capace di valorizzarli.

Scopri il caffè monorigine con Trinci.

In Trinci Caffè crediamo che ogni chicco abbia qualcosa da raccontare.

Per questo selezioniamo caffè di qualità e li tostiamo con attenzione, rispettando le caratteristiche di ogni origine.

Se vuoi scoprire nuove sfumature di gusto, puoi esplorare la nostra selezione nello shop Trinci e scegliere il caffè più adatto al tuo modo di vivere la tazzina.

Dal profumo più delicato al gusto più intenso, ogni origine può diventare un piccolo viaggio sensoriale da assaporare con calma.

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Riconoscere caffè di qualità

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

come riconoscere un caffè di qualità

Cosa distingue un caffè di qualità da uno pessimo?

A casa, al bar o in ufficio: è sempre una buona occasione per godersi un buon espresso. Ecco, abbiamo detto “buono”. Ma tutti noi abbiamo sperimentato la brutta sensazione di ritrovarci a bere un caffè per niente gustoso. Vediamo come riconoscere un caffè di qualità, quando stiamo per berlo e al momento dell’acquisto.

Riconoscere caffè di qualità: i 5 elementi principali

Come riconoscere un caffè di qualità prima di berlo: la crema

Riconoscere caffè di qualità

Se la tazzina è in porcellana o ceramica e non in vetro, la prima cosa che vediamo e che ci dà già un primo indizio sulla qualità è la crema.
Il colore varia a seconda della varietà, ma deve rimanere sui toni caldi del nocciola/marrone intenso.
La consistenza deve apparire sottile ma omogenea, senza bolle.
Attenzione: deve essere una crema, non una schiuma!

 

Ricordiamo che la crema si forma grazie alla pressione dell’acqua calda che, a contatto con la polvere di caffè, fa sì che l’anidride carbonica presente nel chicco si sprigioni. Quindi se la macchina utilizzata non è in grado di produrre un buon grado di pressione, ottenere una buona crema compatta sarà impossibile.

Come riconoscere un caffè di qualità prima di berlo: il profumo

 

Il secondo elemento che possiamo valutare ancor prima di assaggiare la bevanda per riconoscere caffè di qualità è certamente il profumo.
Riconoscere tutte le note olfattive che caratterizzano le differenti varietà è lavoro da professionisti. Si possono percepire note di caramello, spezie, tabacco, fiori e molte altre…. Proprio come per i sommelier di vino, anche degustare alla perfezione un caffè richiede nozioni specifiche e tanto allenamento.

Ma anche se non siamo espertissimi e non siamo quindi in grado di isolare tutte le componenti, il profumo deve risultare ricco e complesso, senza accenni di bruciato o eccessivamente tostato.

Deve risvegliare in noi delle sensazioni positive e farci già pregustare l’aroma che andremo a bere.

Quello dell’olfatto è un senso molto sviluppato e non ci mente mai: se l’odore che percepiamo non ci risulta gradevole, quello che stiamo per bere non è certamente un buon caffè!

Come riconoscere un caffè di qualità prima di berlo: il gusto

 

Dopo aver valutato aspetto della crema e caratteristiche del profumo, è il momento di assaggiare il caffè. Anche qui i criteri da valutare sono molti e cambiano in base alla varietà dei chicchi: degustare il caffè è una vera e propria arte.

Per dare delle linee guida generali, il sapore deve essere innanzitutto “corposo”, “denso”: per capirci, non deve trasmetterci la sensazione di una bevanda annacquata.
Ci sono poi 3 componenti principali che devono legarsi in maniera equilibrata: amaro, acidità e dolcezza.
Se percepiamo una nota amara eccessiva o un gusto troppo aggressivo che dà poca soddisfazione alle nostre papille gustative, non siamo di fronte ad un prodotto di qualità.

Ah, ovviamente tutte le considerazioni sul gusto sono da farsi a partire da caffè rigorosamente amaro… niente zucchero!

Come riconoscere un caffè di qualità all’assaggio: il retrogusto

 

Per i 10/15 secondi successivi alla sua degustazione, un buon espresso deve lasciarsi in bocca delle sensazioni gradevoli: il retrogusto è proprio quel sapore che ci rimane dopo l’ultimo sorso e deve risultare morbido e pieno. 

Se invece cerchiamo subito dell’acqua o qualcosa di dolce per “pulirci la bocca”, abbiamo appena bevuto un espresso di poco valore!

Come riconoscere un caffè di qualità all’acquisto

Riconoscere caffè di qualità

Finora abbiamo parlato di come poter valutare positivamente un caffè nel momento in cui ci troviamo a berlo. Ma è molto importante anche scegliere un buon prodotto per gli espressi da preparare a casa.

Se stiamo per comprare del caffè in chicchi, è bene valutare il loro aspetto: non devono essere aggrinziti o secchi, ma al contrario grandi e gonfi. Il colore deve essere di un marrone intenso e uniforme: se è troppo scuro, può significare che il chicco è stato tostato troppo a lungo e risulterà quindi in una bevanda dal gusto bruciato. Se invece il colore tende al giallastro, il prodotto è chiaramente di pessima qualità e/o mal conservato.

Anche una buona miscela di caffè è riconoscibile: il prodotto macinato deve avere un colore intenso ma non troppo scuro, e deve avere una granulosità omogenea.

In tutti e due i casi, se avete l’opportunità di sentire anche il profumo, esso deve essere pieno, intenso e richiamare già note di gusto piacevoli.

 

A questo punto non possiamo però che darvi un consiglio: se volete davvero essere sicuri della qualità del vostro espresso e avere l’opportunità di scoprire nuove sfumature di sapori e profumi, provate i caffè della nostra torrefazione artigianale!

Date un’occhiata al nostro shop online o venite a trovarci, siamo a Cascine di Buti, in provincia di Pisa!

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3 consigli su come conservare il caffè

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3 consigli su come conservare il caffè

Vediamo alcuni accorgimenti per preservare la qualità dell'espresso

Il punto di partenza per godersi un buon espresso a casa è certamente acquistare una materia prima di qualità, meglio se da torrefazioni artigianali. Ma una volta che il prodotto giunge nelle vostre case, è anche fondamentale preservare le sue caratteristiche organolettiche nella maniera giusta. Ecco quindi 3 consigli su come conservare il caffè.

1: Proteggete il caffè dai suoi nemici principali

3 consigli su come conservare il caffè

Sia che si parli di caffè in chicchi, sia di caffè macinato, i principali nemici del prodotto sono 2: aria e umidità.
Il contatto con l’aria scatena la perdita di aromi. L’umidità, come è facile immaginare, favorisce l’avvio del processo di irrancidimento.
Questo dipende dal fatto che nel caffè (in chicco e macinato) è naturalmente presente una piccola quantità di grassi che, sottoposti alle condizioni sbagliate come appunto eccessiva umidità, avviano l’indesiderato processo che altera in maniera evidente il sapore del caffè.
Dopo aria e umidità, sono luce e calore a poter causare danni a chicchi e polvere. Entrambi possono avere effetti veramente spiacevoli sul prodotto che andrete a bere.
Per la conservazione sono quindi banditi contenitori senza copertura/chiusura e postazioni in cucina che siano esposte a luce e calore eccessivi. Queste prime indicazioni ci portano diritti diritti al secondo dei nostri 3 consigli su come conservare il caffè.

2: Scegliete il contenitore giusto e posizionatelo nel luogo adatto

3 consigli su come conservare il caffè

Nel punto 1 abbiamo visto quali sono, in ordine di importanza, i principali nemici della corretta conservazione del caffè: aria, umidità, luce e calore. Quindi, come e dove conservarlo per proteggerlo il più possibile?
Il contenitore deve essere ermetico, in acciaio o vetro, in colore scuro (non ne scegliete mai uno trasparente!).
Anche la dimensione è importante. Evitate contenitori troppo grandi dove la quantità di aria sarà sempre uguale o maggiore al contenuto del caffè. In questo senso, è importante anche prestare attenzione alle quantità di caffè che acquistate: se il vostro consumo casalingo è limitato ad 1 o 2 espressi al giorno ad esempio, evitate di comprare confezioni grandi.
Le qualità del caffè sono così delicate che si disperdono in tempi brevissimi, quindi consumare il prodotto di una stessa confezione per più di 1 settimana/10 giorni non vi aiuterà a godervi una buona tazzina.
Una volta individuato il giusto contenitore, passate alla scelta del luogo dove conservarlo, che ovviamente non deve essere casuale. Come si legge sulle confezioni, esso deve essere “fresco e asciutto”, e la temperatura ideale deve essere compresa tra i 10° e i 25°. L’ideale è quindi individuare un angolo in una credenza o dispensa dove posizionare il vostro contenitore, riparato dalla luce e distante da fonti di calore come forno e piani di cottura (ricordatevi che il calore va verso l’alto, quindi niente armadietti posizionati sopra al fornello, per esempio).

3: Niente frigo o congelatore e niente elementi estranei nel contenitore

 

Il terzo consiglio che vogliamo darti è in realtà un non-consiglio. Si sente spesso dire che per preservare più a lungo le qualità del caffè in grani o in polvere sia utile conservarlo in frigorifero (forse ricorderete di aver visto i barattoli di caffè in frigo a casa dei nonni, per esempio). Ecco, niente di più sbagliato. Se pensiamo ai principali nemici menzionati nel punto 1, è vero che il frigo protegge da luci e fonti di calore, ma ci sono due fattori che ci portano a considerarlo uno dei luoghi peggiori per la conservazione.
Innanzitutto, se il contenitore scelto non è ermetico e adatto, c’è il rischio che gli odori di altri cibi contaminino l’odore e il sapore del caffè.
In secondo luogo, ogni volta che togliete il contenitore dal frigo per prepararvi un caffè (una, due, tre, quattro volte al giorno?!) sottoponete il prodotto ad un micro shock termico, favorendo la creazione di condensa. Il che può portare a sua volta alla creazione di umidità che, come abbiamo visto nel punto 1, può deteriorare irrimediabilmente il sapore del vostro espresso.
Altro non-consiglio è quello di aggiungere nel contenitore del caffè elementi estranei come, e citiamo i più comuni, un tappo di sughero o la buccia di una mela o di una patata. In passato si credeva che questo accorgimento limitasse l’umidità, che veniva appunto “assorbita” dagli elementi terzi. Ma non è assolutamente così. L’unico risultato che potrete ottenere sarà quello di alterare, rendendole più sgradevoli, le caratteristiche organolettiche del vostro caffè.

In conclusione: dove e come conservare il caffè

3 consigli su come conservare il caffè

Per riassumere, dovrete conservare il vostro prodotto in un contenitore scuro ed ermetico, lontano da forni e fornelli e assolutamente mai in frigo. Tutti questi accorgimenti valgono naturalmente anche per il caffè in cialde o capsule.
No inoltre ad “elementi salva-freschezza casalinghi come sugheri o bucce di mela!
Concludiamo ricordandovi che chicchi e caffè macinato hanno tempi di deterioramento diversi. Sebbene siano entrambi molto delicati quando si parla di aromi e profumi, è importante tenere a mente che i chicchi mantengono le loro proprietà organolettiche un po’ più a lungo rispetto al caffè macinato. Acquistare il caffè in grani e macinarlo sul momento può quindi un buon modo per bere un espresso dall’aroma più pieno. Il prodotto macinato può comunque regalare ottime sensazioni, a patto che sia di prima qualità e realizzato in quantità non industriali come accade nella nostra Torrefazione Artigianale in provincia di Pisa.
Contattaci o vieni a trovarci, scopri dei caffè dai gusti pieni e sorprendenti e poi… conservali come si deve!

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Caffè dal gusto intenso: merito della caffeina?

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CAFFè INTENSO: dipende dalla caffeina?

Quando e perché un caffè può avere un gusto intenso.

Il rito del caffè è diventato negli anni irrinunciabile per milioni di persone in tutto il mondo, è un momento che dedichiamo a noi stessi, che ci piace anche condividere con amici e colleghi, che fa parte delle nostre vite in maniera così evidente da scandire lo scorrere delle nostre giornate.

Quando si parla del gusto del caffè, chiaramente la soggettività e le preferenze personali la fanno da padrone. Alcuni amano il caffè dall’aroma molto deciso, altri preferiscono le sfumature più morbide, per non parlare dell’eterna opposizione fra chi “il caffè è da gustarsi rigorosamente amaro” e chi invece al tocco di zucchero proprio non riesce a rinunciare.

 

Se c’è però un punto sul quale tutti concordano è che bersi un buon caffè dà quella piccola carica che spesso riteniamo indispensabile per portare avanti i compiti di ogni giorno. Il merito non è solo del piacere del gusto, ma anche della caffeina, quella che possiamo definire la “componente energetica” della nostra amata bevanda. Ed è qui che entra in scena uno dei luoghi comuni più diffusi: un caffè intenso contiene più caffeina. Be’, dobbiamo proprio dirvelo, questo pensiero è in realtà sbagliato e adesso vedremo insieme la ragione.

caffeina

Le proprietà della caffeina

La caffeina ha molte caratteristiche positive: facilita la digestione, migliora i livelli di energia, stimola il metabolismo, oltre ad essere utile nella prevenzione di molti disturbi e malattie (affronteremo questo tema nel dettaglio nel nostro prossimo articolo). Può contribuire quindi al nostro benessere, ma non alla corposità del nostro caffè. Sono infatti altri i fattori che incidono sull’intensità del prodotto e probabilmente sono anche più numerosi di quanto pensiate. Non dobbiamo mai dimenticarci che, prima di arrivare nella nostra tazzina, il caffè compie un lungo viaggio che influenza poi le sue caratteristiche organolettiche (e queste si, giocano un ruolo fondamentale nella pienezza del gusto).

Il gusto del caffè: le "tappe" per un caffè intenso

Ecco le principali “tappe” di questo percorso che incidono poi sull’intensità che noi percepiremo:
- Terroir - il termine è francese ed è per così dire preso in prestito dal mondo del vino. Non si tratta altro che di tutte le caratteristiche di suolo, temperatura, altitudine del luogo dove la pianta di caffè viene coltivata;
- Tempo del raccolto - come per qualunque altro prodotto agricolo, il momento scelto per raccogliere i frutti dalla pianta si rivela fondamentale. Il grado di maturazione deve essere quello giusto ed influisce chiaramente sull’aroma del prodotto finale;
- Selezione dei chicchi migliori – qui l’esperienza dei selezionatori fa’ davvero la differenza. Sono loro che riescono a scegliere i frutti migliori ed omogenei che garantiranno l’aroma, il gusto e la personalità al caffè che berremo. Solo se tutti questi aspetti sono ottimi, i chicchi daranno vita ai caffè “Selezione Trinci”;
- Torrefazione – i chicchi vengono tostati ed è grazie al calore che liberano i propri aromi. È chiaro intuire quanto la maestria con la quale questa fase viene eseguita vada ad incidere sull’intensità. Le tecniche e la cura impiegate nella nostra Torrefazione di Pisa sono il frutto di anni di tradizione familiare e passione (Se vuoi saperne di più, leggi il nostro articolo su "La torrefazione del caffe" ) ;
- Macinatura - i chicchi tostati vengono polverizzati al grado fine, medio o grosso a seconda dell’uso. La macinatura fine ad esempio è più indicata per l’espresso, perché l’acqua riesce a penetrarvi e a catturare l’aroma in pochi secondi, mentre il grado medio è adatto per la moka, dove il tempo di contatto tra acqua e polvere è maggiore;
- Confezionamento - Fase non scontata, perché se a questo punto aroma e intensità del caffè sono già stati creati, confezionare in materiali adatti permette che tali qualità arrivino al vostro palato integre.
Di fondamentale importanza è ovviamente la preparazione : la macchina utilizzata deve raggiungere la giusta pressione in modo che l’acqua calda, filtrando attraverso la polvere, possa assorbire e restituirci tutte le qualità che la miscela ha acquisito grazie alla meticolosa attenzione per ogni passaggio, dal terroir al confezionamento. Data una certa quantità d’acqua, un espresso più intenso ha una maggiore quantità di solidi disciolti rispetto ad uno meno intenso (quando pariamo di solidi ci riferiamo ovviamente al contenuto della polvere macinata). In altre parole otteniamo un caffè intenso quando riusciamo a trasferire in tazzina molti solidi con poca acqua alla giusta temperatura e pressione.

La torrefazione di caffè

Come si riconosce un caffè intenso?

Prima ancora di sorseggiarlo, la vista può già darci un’idea piuttosto precisa dell’intensità. La schiuma deve essere densa e compatta e di color nocciola mentre la parte liquida può avere sfumature che vanno dal nocciola chiaro al marrone scuro. Il profumo poi deve chiaramente essere gradevole, sprigionare aromi forti e definiti e non avere sentori di bruciato o di fumo. Al gusto percepiremo infine un insieme armonioso e pieno, un sapore persistente ma non aggressivo, che varia ovviamente in base al tipo di selezione che stiamo bevendo.

L'intensità del tuo caffè non dipende dal contenuto di caffeina

In conclusione possiamo affermare con sicurezza che non è il contenuto di caffeina a determinare l’intensità del caffè, e anzi vogliamo trasmettervi anche un’ultima curiosità che vi chiarirà ulteriormente le idee: il caffè lungo, che ci appare come meno intenso, più “annacquato” e meno corposo, contiene in realtà un maggior quantitativo di caffeina rispetto al caffè ristretto! Questo perché la maggior quantità di acqua impiegata fa sì che la caffeina estratta sia maggiore… anche se l’intensità è sicuramente più limitata!

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