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Specialty coffee: caffè speciali dal gusto unico

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Specialty coffee: caffè speciali dal gusto unico

Caffè Specialty, quali sono?

 

Se siete curiosi o appassionati di caffè, vi sarà certamente capitato di sentir parlare di “Specialty Coffee”: il termine è stato coniato vari anni fa, ma la sua diffusione su più larga scala è piuttosto recentemente. Capiamo insieme di cosa si tratta.

Partiamo dall’inizio: a chi si deve l’invenzione di questa espressione?

La madrina di questa definizione è Erna Knutsen, una donna nata e vissuta negli Stati Uniti, la cui storia è già di per sé appassionante: impiegata inizialmente negli anni ‘70 come segretaria in una società di commercio di caffè, era esclusa da mansioni più rilevanti per il fatto di essere donna. Grande appassionata e conoscitrice della materia, riuscì negli anni a costruire la sua carriera e ad affermare le sue competenze, fino ad arrivare all’acquisto della società per la quale lavorava. Nel 1974, in un articolo apparso sul “Tea and Coffee Trade Journal”, parla per la prima volta di “Specialty Coffee”, utilizzando un termine che entrerà a far parte del vocabolario di settore.

Ma quindi, qual è il significato di Specialty Coffee?

Siamo nella fase iniziale di realizzazione del prodotto, e possono entrare nella categoria Specialty i “chicchi dalle caratteristiche organolettiche uniche provenienti da microclimi particolari”. Si, perché non dobbiamo mai dimenticarci che quello che assaggiamo nella tazzina è il risultato di un viaggio che inizia da molto lontano, e il territorio (terroir) e le condizioni climatiche dei luoghi in cui si trovano le piantagioni determinano le caratteristiche del prodotto finale.
Un caffè specialty è un caffè solo di varietà Arabica e che da verde non contiene difetti primari e un massimo di 5 difetti secondari. Questo gli vale gli almeno 80 punti su 100 della valutazione cupping, effettuata con assaggio ad infusione. Vi sentite confusi? Nessun problema, ecco una piccola legenda per interpretare la definizione:

  • Arabica: assieme alla Robusta, è fra le varietà più diffuse. L’Arabica è caratterizzata da un gusto delicato e morbido, aromatico e profumato, nel quale acidità e dolcezza sono ben equilibrati. I chicchi di questa qualità crescono in zone tropicali tra i 900 e i 2.200 metri sul livello del mare, con temperature non più alte di 20°, e richiedono buone zone d’ombra.
  • Difetti primari e secondari: come molti altri prodotti alimentari, anche il caffè viene classificato in base a degustazioni svolte nelle varie fasi di realizzazione. I difetti possono essere visivi o non visivi e in base alla loro gravità e numero determinano il tipo di caffè, fornendo una prima valutazione qualitativa. Quelli primari, per dirlo in parole povere, sono quelli più “gravi” e che incidono su sapore o profumo della bevanda in maniera pesante: si riscontrano in prodotti di bassa qualità. Quelli secondari indicano delle caratteristiche non ottimali ma che incidono in maniera meno invasiva sulla gradevolezza.
  • Cupping: dall’inglese “cup”, tazza, è un metodo di degustazione del caffè in tazza, svolta da professionisti che giudicano il prodotto attenendosi a dei parametri univoci ed internazionali. In termini di punteggi, il massimo è il 100, e gli scaglioni per definire un caffè “specialty” è la seguente:

90-100: Eccezionale – Specialty

85-89,99: Eccellente – Specialty

80-84,99: Molto buono – Specialty

< 80,0: Non Specialty

 

Quindi, ricapitolando, uno Specialty Coffee ha zero difetti primari (gravi), al massimo 5 difetti secondari (accettabili), e un punteggio compreso tra 80 e 100 (dove 100 è il massimo).

Specialty coffee vs Caffè commerciali, quali differenze?

Da quanto detto sopra, va da sé che un caffè Specialty presenta caratteristiche superiori rispetto ai molti caffè commerciali delle grandi catene industriali. Questo perché nelle catene produttive che prediligono la quantità rispetto alla qualità i chicchi non vengono selezionati con la massima cura, spesso si mescolano chicchi con gradi di maturazione diversa, e l’attenzione nelle varie fasi di produzione è spesso scarsa.

Se state assaporando un caffè Specialty, siete sicuri del fatto che i chicchi siano stati selezionati con cura e giudicati con severità per dar vita ad un prodotto dal gusto pulito e senza difetti, privo di asprezza e durezza. Il prodotto finale deve essere unico e riconoscibile.

Altro punto a favore è la tracciabilità: per poter essere etichettato come Specialty, un caffè viene seguito dalle sue origini e questo garantisce un controllo severo su tutta la filiera di produzione.

E per quanto riguarda il prezzo? Bè, rispetto ai caffè industriali il prezzo può essere di poco più alto, ma è inutile sottolineare come la qualità giustifichi qualche euro in più di spesa.

Specialty Coffee, in Italia un’associazione per promuoverlo e tutelarlo.

Nel paese dell’Espresso, poteva mancare un’associazione dedita alla diffusione e promozione di prodotti di qualità come gli i caffè Specialty? Ovviamente no! La SCA (Specialty Coffee Association) fa’ di autorevolezza, storicità e conoscenza condivisa i suoi punti di forza. Il suo obiettivo è promuovere la cultura del “caffè di qualità”, con sempre maggior attenzione anche all’ecosostenibilità, abbracciata già da tempo qui alla Torrefazione Trinci.

 

Specialty e Torrefazione Artigianale: binomio possibile?

Il binomio non è solo possibile, ma reale e riuscitissimo!

Se infatti nelle grandi produzioni industriali lo scopo non è raggiungere il massimo della qualità, nelle piccole Torrefazioni come la nostra vale esattamente il contrario: la selezione a partire dai chicchi e la sapienza in ogni fase della realizzazione del prodotto finale sono l’anima della nostra attività.

Lo scorso mese abbiamo proposto lo Specialty Coffee “Papua Nuova Guinea”, corposo, con aroma agrumato e sapori di cioccolato e frutti tropicali.

Cerchiamo e produciamo varietà diverse di Specialty per offrire la possibilità di assaporare caffè unici ed eccellenti, sempre in linea con i nostri standard di qualità ed ecosostenibilità.

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Caffè dal gusto intenso: merito della caffeina?

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CAFFè INTENSO: dipende dalla caffeina?

Quando e perché un caffè può avere un gusto intenso.

Il rito del caffè è diventato negli anni irrinunciabile per milioni di persone in tutto il mondo, è un momento che dedichiamo a noi stessi, che ci piace anche condividere con amici e colleghi, che fa parte delle nostre vite in maniera così evidente da scandire lo scorrere delle nostre giornate.

Quando si parla del gusto del caffè, chiaramente la soggettività e le preferenze personali la fanno da padrone. Alcuni amano il caffè dall’aroma molto deciso, altri preferiscono le sfumature più morbide, per non parlare dell’eterna opposizione fra chi “il caffè è da gustarsi rigorosamente amaro” e chi invece al tocco di zucchero proprio non riesce a rinunciare.

 

Se c’è però un punto sul quale tutti concordano è che bersi un buon caffè dà quella piccola carica che spesso riteniamo indispensabile per portare avanti i compiti di ogni giorno. Il merito non è solo del piacere del gusto, ma anche della caffeina, quella che possiamo definire la “componente energetica” della nostra amata bevanda. Ed è qui che entra in scena uno dei luoghi comuni più diffusi: un caffè intenso contiene più caffeina. Be’, dobbiamo proprio dirvelo, questo pensiero è in realtà sbagliato e adesso vedremo insieme la ragione.

caffeina

Le proprietà della caffeina

La caffeina ha molte caratteristiche positive: facilita la digestione, migliora i livelli di energia, stimola il metabolismo, oltre ad essere utile nella prevenzione di molti disturbi e malattie (affronteremo questo tema nel dettaglio nel nostro prossimo articolo). Può contribuire quindi al nostro benessere, ma non alla corposità del nostro caffè. Sono infatti altri i fattori che incidono sull’intensità del prodotto e probabilmente sono anche più numerosi di quanto pensiate. Non dobbiamo mai dimenticarci che, prima di arrivare nella nostra tazzina, il caffè compie un lungo viaggio che influenza poi le sue caratteristiche organolettiche (e queste si, giocano un ruolo fondamentale nella pienezza del gusto).

Il gusto del caffè: le "tappe" per un caffè intenso

Ecco le principali “tappe” di questo percorso che incidono poi sull’intensità che noi percepiremo:
- Terroir - il termine è francese ed è per così dire preso in prestito dal mondo del vino. Non si tratta altro che di tutte le caratteristiche di suolo, temperatura, altitudine del luogo dove la pianta di caffè viene coltivata;
- Tempo del raccolto - come per qualunque altro prodotto agricolo, il momento scelto per raccogliere i frutti dalla pianta si rivela fondamentale. Il grado di maturazione deve essere quello giusto ed influisce chiaramente sull’aroma del prodotto finale;
- Selezione dei chicchi migliori – qui l’esperienza dei selezionatori fa’ davvero la differenza. Sono loro che riescono a scegliere i frutti migliori ed omogenei che garantiranno l’aroma, il gusto e la personalità al caffè che berremo. Solo se tutti questi aspetti sono ottimi, i chicchi daranno vita ai caffè “Selezione Trinci”;
- Torrefazione – i chicchi vengono tostati ed è grazie al calore che liberano i propri aromi. È chiaro intuire quanto la maestria con la quale questa fase viene eseguita vada ad incidere sull’intensità. Le tecniche e la cura impiegate nella nostra Torrefazione di Pisa sono il frutto di anni di tradizione familiare e passione (Se vuoi saperne di più, leggi il nostro articolo su "La torrefazione del caffe" ) ;
- Macinatura - i chicchi tostati vengono polverizzati al grado fine, medio o grosso a seconda dell’uso. La macinatura fine ad esempio è più indicata per l’espresso, perché l’acqua riesce a penetrarvi e a catturare l’aroma in pochi secondi, mentre il grado medio è adatto per la moka, dove il tempo di contatto tra acqua e polvere è maggiore;
- Confezionamento - Fase non scontata, perché se a questo punto aroma e intensità del caffè sono già stati creati, confezionare in materiali adatti permette che tali qualità arrivino al vostro palato integre.
Di fondamentale importanza è ovviamente la preparazione : la macchina utilizzata deve raggiungere la giusta pressione in modo che l’acqua calda, filtrando attraverso la polvere, possa assorbire e restituirci tutte le qualità che la miscela ha acquisito grazie alla meticolosa attenzione per ogni passaggio, dal terroir al confezionamento. Data una certa quantità d’acqua, un espresso più intenso ha una maggiore quantità di solidi disciolti rispetto ad uno meno intenso (quando pariamo di solidi ci riferiamo ovviamente al contenuto della polvere macinata). In altre parole otteniamo un caffè intenso quando riusciamo a trasferire in tazzina molti solidi con poca acqua alla giusta temperatura e pressione.

La torrefazione di caffè

Come si riconosce un caffè intenso?

Prima ancora di sorseggiarlo, la vista può già darci un’idea piuttosto precisa dell’intensità. La schiuma deve essere densa e compatta e di color nocciola mentre la parte liquida può avere sfumature che vanno dal nocciola chiaro al marrone scuro. Il profumo poi deve chiaramente essere gradevole, sprigionare aromi forti e definiti e non avere sentori di bruciato o di fumo. Al gusto percepiremo infine un insieme armonioso e pieno, un sapore persistente ma non aggressivo, che varia ovviamente in base al tipo di selezione che stiamo bevendo.

L'intensità del tuo caffè non dipende dal contenuto di caffeina

In conclusione possiamo affermare con sicurezza che non è il contenuto di caffeina a determinare l’intensità del caffè, e anzi vogliamo trasmettervi anche un’ultima curiosità che vi chiarirà ulteriormente le idee: il caffè lungo, che ci appare come meno intenso, più “annacquato” e meno corposo, contiene in realtà un maggior quantitativo di caffeina rispetto al caffè ristretto! Questo perché la maggior quantità di acqua impiegata fa sì che la caffeina estratta sia maggiore… anche se l’intensità è sicuramente più limitata!

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Caffè espresso Italiano : storia, tradizioni e curiosità

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Caffè espresso italiano

Storia, tradizioni e curiosità dello stile italiano

Ogni italiano entra la mattina nel suo bar ordinando un caffè, consapevole che il barista intenderà la richiesta come quella di un espresso. 

Per gli italiani il termine caffè è sinonimo di espresso. Benché nessun metodo di preparazione di un caffè può esser considerato in assoluto migliore dell’altro, l’espresso è certamente il tipo di caffè più consumato fuori casa.

Gli Italiani amano considerarsi maestri indiscussi dell’espresso, detto appunto all’italiana. Ma quali sono le origini di questa tradizione?

 

Scopriamolo insieme….

espresso italiano caffè

Cosa si intende per Espresso Italiano?

L’espresso è uno dei tanti metodi di preparazione del caffè. Generalmente si utilizza una miscela di Coffea arabica e robusta, che grazie a delle apposite macchine, subisce un processo forzato di percolazione con acqua molto calda ad alta pressione (c.a. 9 atmosfere). La grana fine della macinatura offre una maggiore resistenza a questi fattori estremi, che provocano una consistente estrazione di oli e sostanze insolubili. La tazzina finale sarà certamente ricca di sfumature, con caratteristiche gustative, olfattive e tattili generalmente più pronunciate e persistenti. Ovviamente i riconoscimenti saranno diversi in base all’origine, alla miscela, alla qualità, alla torrefazione e all’estrazione; ma non mancheranno note floreali, fruttati, erbacei, tostati e cioccolatosi. La crema in superficie, color nocciola, elastica e persistente, accompagnerà con la sua cremosità, una bevanda tipicamente più corposa e astringente.

vero caffè italiano

Come nasce il caffè espresso?

L’origine di questo metodo di preparazione è senza dubbio legato all’evoluzione tecnologica delle macchine. Il museo delle macchine italiane da caffè (MUMAC) , in provincia di Milano, celebra la vera eccellenza italiana del caffè (forse molto più della bevanda in sé) in un viaggio affascinante attraverso una ricca collezione di modelli di macchine per espresso, che hanno fatto la storia. L’espresso italiano vede i suoi albori, quando nel 1884 Angelo Moriondo, proprietario di due locali storici a Torino, presentò una macchina di sua invenzione, per rispondere alle esigenze della sua clientela con un metodo veloce di preparazione del caffè, detto appunto “espresso”. Fino al secondo dopoguerra, le macchine per espresso lavoravano a vapore, dando come risultato un caffè estremamente bruciato. Con l’invenzione delle macchine a leva, si inizia per la prima volta il caffè espresso coperto con la crema: una caratteristica che era inizialmente considerata un difetto, dovuto all’utilizzo di alte pressioni. Le prime macchine che riuscirono a mantenere una pressione ideale di 9 atmosfere sono infatti degli anni 60 del novecento. Da allora si sono progressivamente aggiunte nuove funzionalità di regolazione dei principali parametri – temperatura, pressione, tempo – per estrarre un caffè che rispetti il profilo sensoriale delle sue caratteristiche organolettiche.

caffè espresso italiano

Perché l’espresso italiano è tanto amato?

La passione per l’espresso italiano non può che collegarsi almeno inizialmente all’espresso del bar. Le macchine per espresso, costose e complesse nell’utilizzo, erano infatti prerogativa di pochi; fin quando, a partire dagli anni 80 90, sono diventate sempre più compatte ed ergonomiche, grazie all’evoluzione tecnologica.
Non dimentichiamoci, infatti, che fino a qualche anno fa nelle case degli italiani, il caffè era per lo più realizzato con la moka o con la caffettiera napoletana. L’espresso rappresentava invece un rituale spezzagiornata, con tutta una liturgia parallela, intima e cinematografica, relegato alla vita fuori casa.
Se da un lato, l’espresso rappresenta la massima sintesi, la concentrazione in pochi millilitri di prodotto, di tutte le caratteristiche organolettiche e l’esaltazione estrema del suo potere energetico; dall’altro, il suo successo è certamente legato alla capacità degli italiani e del Made in Italy di farne uno dei simboli del nostro stile di vita e, per questo, scimmiottato in tutto il mondo. Quello del caffè all’italiana è quindi piuttosto un insieme di cerimoniali, che contraddistinguono il modo in cui il caffè in Italia si prepara o si serve, ma soprattutto “il come si beve”.
Al bar, spesso di fretta o in piedi davanti al bancone, in una tazza bollente, con davanti i baristi che declamano ad alta voce le ordinazioni; al lavoro, durante la pausa caffè, riconosciuta ormai come diritto fondamentale e intangibile, valida in qualsiasi momento ed alla quale anche il più arcigno capoufficio non può dire di no; durante un momento di incontro, di condivisione di un traguardo o come offerta di ospitalità, per condividere momenti di socialità o allungare il tempo per stare insieme. Quando gli italiani difendono il loro caffè, in realtà difendono questo irrinunciabile cerimoniale quotidiano, di cui lo stesso espresso, forse più la tazzina del suo contenuto, ne è un emblema.

Un espresso tante sfumature di caffè

Di espresso non ne esiste uno solo. Anche se c’è un solo modo per ottenere una corretta estrazione, esistono in realtà diversi gusti e varie ricette regionali, che reinterpretano l’espresso in tanti modi diversi.

Secondo uno studio dell’Istituto Nazionale dell’espresso Italiano e dell’Istituto Nazionale Assaggiatori di caffè, nel sud del bel paese si prediligono gusti amari e aromi speziati, al nord floreali e fruttati, a ovest vincono acidità e freschezza, mentre a est si pretende un espresso scuro, estremamente tostato e cioccolatoso.

Un aspetto spesso dibattuto è anche l’importanza del tipo di tazzina, da utilizzare per degustare al meglio l’espresso. Secondo gli esperti una tazzina sbagliata può ridurre nettamente il piacere ricavato dal suo contenuto. Per questo la tazzina perfetta dovrebbe essere in porcellana o vetro (per le loro doti di isolamento termico), piuttosto spessa ed avere il fondo conico o ellittico, per concentrare gli aromi e favorire la formazione della crema.

Esistono poi numerosissime ricette regionali, che declinano il momento caffè in una numerosa varietà di modi in cui il caffè viene preparato e servito, a partire dal modo in cui il caffè viene ordinato al bar: stretto, lungo, doppio, in tazza grande, accompagnato o meno da un bicchiere di acqua.

Basti pensare ad esempio al ponce alla livornese, che all’espresso aggiunge zucchero, rum da correzione e, in opzione, una fettina di buccia di limone per un tocco agrumato; o al caffè alla salentina, realizzata con lo sciroppo di latte alla mandorla posto sul fondo del bicchierino e sul quale si versa un espresso non caldo e del ghiaccio tritato; o alla Bavareisa di Torino, diffuso in città già nel 700 e preparato mescolando il caffè con cioccolata, crema di latte allo sciroppo.

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Degustazione del caffè

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

DEGUSTAZIONE DEL CAFFè

Come si degustano e si valutano aromi e sapori del caffè

Questo mese, sulla nostra pagina facebook, abbiamo pubblicato dei post per descrivere quelle che sono le caratteristiche e le modalità per la preparazione di un caffè superlativo. Una volta pronto però, occorre disporre delle necessarie competenze e capacità per saperlo degustare al meglio ed apprezzarne le straordinarie qualità.

Con questo articolo voglio darti qualche consiglio semplice e pratico, da mettere in pratica anche a casa, per iniziare il tuo viaggio nel mondo della degustazione del caffè.

L’arte della degustazione si impara soprattutto con assaggi frequenti e comparando diverse tipologie di caffè. Per iniziare quindi, compra almeno due tipologie di caffè molto diverse e, se non sai come sceglierle, i nostri torrefattori sono a tua disposizione.

Altra piccola premessa: se sei convinto di voler intraprendere questa esperienza di degustazione, lascia alle spalle molti pregiudizi e convinzioni su come si prepara e si beve quotidianamente la nostra tazzina di caffè all’italiana.

degustazione del caffè

La preparazione del caffè per la degustazione.

Per la degustazione del caffè i professionisti utilizzano la pratica standardizzata del cupping. Questo al fine di trattare tutti i caffè con identiche modalità ed evitare, quindi, qualsiasi influsso della preparazione sul sapore finale. Per ogni tazzina si pesa una dose fissa di caffè, ad esempio 12 grammi, e vi si aggiunge 200 ml di acqua al principio della bollitura. Si lascia quindi in infusione per 4 minuti. Si rimescola lo strato di polvere macinata in superficie (la cosiddetta “crosta”) e si tolgono eventuali residui di polvere e schiuma. Lascia raffreddare prima di assaggiare: è molto più facile distinguere i sapori in un caffè tiepido piuttosto che in un caffè bollente. I degustatori professionisti registrano le proprie annotazioni in un’apposita tabella, nella quale si valutano generalmente aspetti visivi, olfattivi e caratteri gustativi.

degustazione del caffè

L’analisi visiva e olfattiva della tazzina di caffè

La degustazione del caffè inizia prima di tutto con gli occhi: la prima valutazione da fare infatti riguarda il colore del caffè e la sua intensità. L’analisi visiva viene generalmente messa in pratica solo nel caso in cui si debba valutare un espresso. Un buon espresso deve avere oltre a un color “nocciola” che tende al “testa di moro”, anche una crema con una consistenza a maglie strette (tra i 2 e i 4 mm) che non deve aprirsi o spezzarsi nella parte centrale. Per l’analisi olfattiva occorre avvicinare la tazzina al naso e valutare l’intensità degli aromi percepiti. Il livello di tostatura del caffè potrà darci delle prime indicazioni sugli aromi che dovremmo ritrovare nella nostra tazzina di caffè: una tostatura più scura avrà infatti aromi più affumicati e “bruciati”; mentre una tostatura più chiara si distinguerà per le sue note di erba e frutta. Il sentore dipenderà anche dalla tipologia di caffè: nel caso dell’arabica si avvertirà un aroma più delicato, mentre nel caso della robusta sarà più intenso e persistente.

L'assaggio comparato dei caffè per imparare a degustare

Inizia ad assaggiare i caffè alternandoli: questo ti aiuta a mettere a confronto i due sapori dei caffè. Prendi due sorsi dal primo e due sorsi dal secondo e rifletti sulla sensazione al gusto dei due caffè. Uno sembra più pesante dell’altro? Uno è più dolce? Uno ha un’acidità più netta? Prova quindi ad annotare qualche parola su ciascuno.

Le principali caratteristiche organolettiche del caffè e come si valutano

La dolcezza è ritenuta una componente di gusto essenziale del caffè, che certamente non sarà mai dolce come lo zucchero. Si può riscontrare nel caffè con una sensazione sensoriale dolce e liscia senza alcun sapore duro e, in generale, dovrebbe essere ben presente ed equilibrata con il resto degli aromi. La dolcezza del caffè dipende dalla tostatura: una eccessiva tostatura infatti produrrà un’eccessiva amarezza nella tazzina finale. Un perfetto equilibrio tra amarezza e dolcezza è la caratteristica di molti grandi caffè.
L’acidità può essere gradevole, ma anche spiacevole in un caffè. Nel secondo caso, il caffè sarà considerato acre; mentre nel primo caso, sarà acidulo o “fresco” in bocca. Per molti all’inizio è difficile giudicare questa componente organolettica del caffè: forse la prima domanda da porsi è “quanto può essere piacevole l’acidità?”. Un ottimo esempio di acidità piacevole è nelle mele, nelle quali conferisce una qualità rinfrescante. Generalmente i caffè più densi e fruttati sono anche più acidi: per questo i professionisti imparano ad associare l’elevata acidità a qualità e sapori interessanti.
La sensazione in bocca è delicata o si tratta piuttosto di una tazzina ricca, corposa e cremosa? In generale il “più” non significa necessariamente “meglio”. Una eccessiva sensazione di pesantezza, abbinata a una scarsa acidità, non sempre risultano infatti piacevoli da bere.
L’equilibrio è infatti quella proprietà che determina la giusta presenza di ogni componente gustativa all’interno della nostra tazzina. Se il tutto è una splendida sintonia e non c’è alcun aspetto che domina sull’altro, si potrà valutare il caffè come armonico e ben equilibrato.
Alla luce dei sapori e degli aromi percepiti, occorrerà dare infine un giudizio complessivo sulla piacevolezza della Tazza (o flavour). Per questo il degustatore dovrà esprimersi sulle proprie sensazioni di piacevolezza complessive, aspirando una piccola quantità di caffè e facendosela passare su tutta la lingua.
Il retrogusto è il sapore finale che il caffè ci lascia in bocca: può essere di cioccolato, speziato, con delle punte caramellate, fruttate o arrostite

Saper riconoscere i difetti del caffè

Un caffè può risultare “cattivo” per diversi motivi: - Una materia prima di scarsa qualità - Una torrefazione mal riuscita - Una cattiva conservazione del caffè - Un difetto nella preparazione del caffè, come una sotto o una sovra estrazione, l’utilizzo di un’acqua molto ricca di cloro, l’utilizzo di un macinino o di una macchina non puliti. Per quanto riguarda il corpo si possono presentare principalmente due difetti: il caffè risulta troppo acquoso o insapore oppure al contrario è oleoso e viscoso. L’amarezza è generalmente mal considerata e dipende principalmente dalla qualità del caffè, dalla tostatura e dalla tipologia (arabica o robusta) utilizzata. Sebbene l’amarezza in Italia non sia solo ben tollerata, ma anche spesso parte integrante del cacciar giù una tazzina, la mattina, di fretta, l’amarezza eccessiva è in realtà da considerarsi un difetto, soprattutto quando si sente un retrogusto di cenere o di bruciato. Una cattiva conservazione può causare l’irrancidimento del caffè, che è stato esposto per troppo tempo all’aria ed in particolare all’ossigeno. L’irrancidimento può esser dovuto anche all’utilizzo di una macchina o un macinino non perfettamente puliti. In questo caso il caffè acquisirà un sapore acre sgradevole e una sensazione tattile di eccessiva astringenza.

caffè con o senza zucchero

Una tazzina di caffè: con o senza zucchero?

Dal punto di vista dei gusti personali certamente è una questione di abitudini. La naturale amarezza del caffè spesso non è particolarmente gradita da chi vi si avvicina per le prime volte, di solito durante l’adolescenza. Tuttavia nel tempo diventerà un’abitudine non facile da cambiare: chi sarà abituato al caffè zuccherato lo troverà imbevibile senza e, viceversa, i sostenitori del “senza zucchero” troveranno imbevibile quello stucchevole liquido melenso. Se a Napoli la tradizione vuole che il caffè si beva zuccherato, occorre comunque considerare che a livello organolettico lo zucchero altera certamente gli aromi e i sapori del caffè: un vero e proprio sterminatore del patrimonio organolettico del caffè. In linea generale quindi, se siamo di fronte a un caffè di qualità, o ancora di più di fronte a uno Specialty coffee (di qualità superiore), l’aggiunta dello zucchero può esser considerato un vero e proprio delitto senza attenuanti.

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