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Caffè espresso al bar, quando è ottimo?

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Caffè espresso al bar, quando è ottimo?

I 7 passaggi fondamentali che il buon barista deve mettere in pratica per ottenere la tazzina perfetta

L’importanza che il caffè ha nella cultura Italiana è ben comprensibile da un dettaglio: girando su e giù per il Bel Paese, dai centri abitati più grandi fino ai paesini più remoti, avremo sempre la certezza di trovare un bar. Il caffè espresso al bar è una vera e propria istituzione nel nostro paese: non importa che il locale sia moderno e chic o vintage e immutato dagli anni ’80, se siamo fuori casa e abbiamo (ovviamente!) bisogno di un espresso per continuare la nostra giornata, troveremo sicuramente un bar o cafè dove fermarci lungo il nostro percorso.

A volte questa pausa sarà davvero un piacere e ci godremo un buon caffè, altre volte invece ripartiremo letteralmente con l’amaro in bocca. Questo perché anche per ottenere un ottimo espresso al bar ci sono regole che vanno seguite e rispettate: non è sufficiente avere macchine più grandi di quelle delle quali disponiamo a casa!

Vediamo insieme quali sono i sette passaggi fondamentali che il buon barista deve mettere in pratica per ottenere la tazzina perfetta.

1 La materia prima è tutto.

Il primo punto potrà sembrare banale ma, da torrefattori quali siamo, non possiamo non menzionarlo: la scelta di un buon caffè in chicchi o di una buona miscela è fondamentale.

La macchina migliore del mondo e il barista più attento e appassionato non potranno mai “fare il miracolo” ottenendo un buon caffè da una materia prima scadente.

2 Flussaggio o “purge”.

 

Si tratta di far uscire un po’ di acqua calda dalle doccette per eliminare i residui dell’estrazione precedente e ottenere quindi una bevanda “pulita” e perfetta anche dal punto di vista dell’igiene.

3 No, il portafiltro “usato” e non perfettamente pulito non conferisce più aroma.

 

Qui sfatiamo un mito che purtroppo è ancora molto diffuso, sia tra i professionisti del settore che tra i clienti: pulire il portafiltro troppo spesso toglie aroma al nostro espresso. No, no, e ancora no. Il portafiltro deve essere perfettamente pulito prima di ogni utilizzo: se i caffè fatti precedentemente lasciano delle tracce, siate sicuri che sono solo tracce negative in termini di sapore. Sbatterlo con forza per far uscire la polvere compressa non è sufficiente: va passato un panno per eliminare ogni residuo e asciugarlo bene.

4 Caffè macinato sul momento per un gusto più intenso e ricco.

Con delle miscele di qualità pregiata si possono ottenere chiaramente dei caffè ottimi ma per una migliore espressione di tutte le caratteristiche organolettiche del caffè l’ideale è che il chicco sia macinato sul momento. Pensate che già dopo 15 minuti dalla macinazione il 65% degli aromi viene disperso. I grani devono essere conservati in campane trasparenti e pulite (non giallognole, per capirci). La quantità ideale di polvere si aggira sui 7 grammi ma dipende ovviamente dalla tipologia di miscela scelta. Qui la professionalità e l’attenzione del barista nel variare la quantità in base a specifiche varietà fa la differenza.5 Pressare la miscela, non tanto una questione di forza ma di precisione.

 

5 Pressare la miscela, non tanto una questione di forza ma di precisione.

Tutte le macchine moderne sono dotate di un pressino incorporato che viene spesso preferito dai baristi per questioni di praticità e velocità. Ma l’espresso migliore si otterrà con l’utilizzo di un pressino manuale. Questo perché è importante che la pressione sia esercitata dall’alto verso il basso, mentre con quelli incorporati in macchine o macinacaffè il movimento è contrario, si va a “schiacciare” il portafiltro contro il supporto. Usare una certa pressione è chiaramente importante, ma ancor più fondamentale è che la miscela sia ben livellata. In questo modo l’acqua filtrerà in maniera omogena e sarà garantita uniformità al prodotto finale.

6 Ci siamo quasi, un ultimo accorgimento: ripulire i bordi del portafiltro.

Quanto potranno mai influire dei minuscoli granelli di polvere in eccesso sul bordo, penserete? Tanto! Durante l’estrazione del caffè, a contatto con la parte calda della macchina, si “sbruciacchieranno”, dando vita a sentori poco gradevoli nella nostra tazzina.

7 Estrazione: questione di pochi, fondamentali secondi.

Dopo aver seguito tutti i passaggi elencati sopra, arriva finalmente il momento dell’estrazione: si posiziona con decisione il portafiltro e si aziona la macchina per pochi secondi. E no, questi secondi non sono affatto “casuali”: la Scae (Specialty Coffee Association of Europe) ha stabilito una durata che varia dai 20 ai 30 secondi. La tradizione dell’espresso Italiano ha individuato nei 25 secondi il tempo ideale di estrazione.

 

Ecco qua, con 7 passaggi che se eseguiti da mani esperte richiedono tempi brevissimi, avremo ottenuto un caffè espresso da bar ottimo.

Noi della Torrefazione Trinci abbiamo trovato nelle macchine De’ Longhi gli strumenti ideali per esaltare al meglio le qualità organolettiche dei caffè che cerchiamo, studiamo e creiamo con tanto impegno e tanta passione.

Perché è dall’incontro tra materie prime eccellenti lavorate con metodi artigianali e macchine create con sapienza e professionalità che nasce il caffè espresso perfetto.

 

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Caffè, energia per mente e corpo

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Caffè, energia per mente e corpo

Il caffè ha migliorato le nostre performance fisiche ed intellettuali?

Bere un (buon!) espresso è uno dei piccoli riti quotidiani ai quali non vogliamo proprio rinunciare: tradizione, storie di famiglia, bisogno di una pausa, quante cose racchiuse in una singola tazzina! Oltre al piacere del gusto e del momento, c’è spesso anche un’altra ragione che ci fa dirigere verso la nostra moka o macchinetta, o verso il bar più vicino: il bisogno di una ricarica, fisica e mentale.
E non è solo una sensazione o un effetto placebo, il caffè è veramente fonte di energia per mente e corpo.
Scopriamo qualcosa di più a riguardo!

Capre e monaci, i primi ad apprezzare gli effetti del caffè

Il primo ad accorgersi delle qualità del caffè fu, secondo la leggenda, un pastore dello Yemen che notò come il suo gregge di capre fosse particolarmente vivace dopo aver mangiato le bacche di una pianta che lì cresceva incontaminata. Dall’animale all’uomo il passo fu breve: i monaci ai quali il pastore portò i frutti di questa pianta li utilizzarono per un infuso che, con loro grande stupore, si rivelò utilissimo nel tenerli svegli durante le lunghe ore di preghiera.

Caffè, energia per la mente

Ne sono passati di secoli da quando il caffè ha iniziato a diffondersi, prima nei paesi Arabi e poi in Europa, per conquistare infine quasi tutto il mondo. Se inizialmente a far fede erano “solamente” le sensazioni personali, col passare degli anni la scienza si è occupata delle proprietà di questa straordinaria bevanda. Oggi sappiamo che la responsabile di tanti benefici è la molecola della caffeina. Per i più curiosi o amanti della chimica, essa è così definita: 1,3,7-trimetilxantina, nome IUPAC 1,3,7-trimethylpurine-2,6-dione, alcaloide (molecola di origine vegetale dotata di attività farmacologica) presente nelle piante di caffè. E proprio a livello chimico essa agisce come stimolante cerebrale e bloccante dell’adenosina, la sostanza responsabile del senso di stanchezza. Per dirla in parole semplici, la caffeina fa sparire dal nostro sistema nervoso il segnale che indica che siamo stanchi, riuscendo ad ingannarlo a tal punto da farci rimanere svegli e concentrati.

Un recente studio pubblicato su Scientific Report ha inoltre evidenziato come questa molecola sia in grado di promuovere le connessioni neuronali: aumenta la concentrazione, la vigilanza, e potrebbe essere addirittura associata alla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative.

Insomma, quando ci prendiamo un caffè per concentrarci meglio nello studio o nel lavoro, per schiarirci le idee, e per avere performance intellettuali migliori, stiamo decisamente facendo la cosa giusta.

Caffè, energia per il corpo

Come la maggior parte degli Italiani, avrete anche voi l’abitudine di bere un caffè dopo i pasti, sicuramente dopo pranzo. La caffeina infatti agisce sui recettori H2, responsabili della secrezione acida gastrica, ed è per questo un ottimo stimolante della digestione.

I numerosi studi condotti negli anni hanno poi confermato la presenza di molte sostanze nutritive all’interno del nostro Espresso. Fra queste Vitamina B2, B3, B5, Potassio e Magnesio, tutte alleate della produzione di energia.

Siete tipi sportivi? Bè, anche in questo caso potete considerare la caffeina una vostra alleata. Grazie alla sua capacità di ridurre il livello di percezione dello sforzo e di ripristinare le dosi di glicogeno muscolare (elemento che funge da riserva energetica), essa può certamente migliorare le vostre performance sportive (sempre se assunta nei modi e nei tempi corretti).

Gli ultimi studi in materia stanno inoltre facendo luce sulla capacità di questa molecola di proteggere il fegato e prevenire malattie quali Ictus, Alzheimer e Parkinson.

Insomma, c’è ancora molto da scoprire su questa straordinaria sostanza, ma molti dei suoi effetti benefici sono già molto noti. Importante ricordare che la quantità consigliata per trarre vantaggio da tutte queste proprietà è quella di circa 2/3 tazzine al giorno, con la raccomandazione di non superare le 5.

Il caffè ha influito sull’evoluzione dell’uomo e della società per come la conosciamo?

I nostri più antichi antenati (gli uomini delle caverne, per capirci) non conoscevano il caffè, quindi non possiamo chiaramente affermare che esso abbia contribuito allo sviluppo della specie. Ma se pensiamo ai progressi scientifici, culturali e sociali degli ultimi secoli, possiamo ben immaginare che anche il caffè abbia avuto il suo piccolo eppur fondamentale ruolo.
Esso si è diffuso in Europa a partire dal XVI secolo e ha ravvivato i circoli culturali, tenuto svegli rivoluzionari, filosofi e poeti. Quando ancora non c’erano leggi che proteggessero gli operai, ha aiutato i lavoratori negli interminabili turni di lavoro: grazie a loro sono stati possibili rivoluzioni Industriali e boom economici ai quali dobbiamo il generale benessere del quale oggi godiamo in questa parte di mondo.

Vediamo insieme alcuni dei personaggi storici che amavano il caffè e che ci fanno pensare che sì, un po’ del merito di tanto progresso culturale è anche suo.

Il famoso compositore Tedesco Ludwig van Beethoven si affidava alle straordinarie doti di questa bevanda per le sue celeberrime creazioni musicali, ed esigeva di scegliere e contare personalmente i 60 chicchi dal quale sarebbe stata estratta. Per Giuseppe Verdi, esso era un “balsamo per il cuore e per lo spirito”, e Johan Sebastian Bach gli ha addirittura dedicato una cantata, “La Cantata del Caffè”, per l’appunto.

Il filosofo e drammaturgo francese Voltaire ne beveva circa 50 tazzine al giorno (non prendete esempio!), e lo stesso faceva il maestro del romanzo Francese Honoré de Balzac per riuscire a scrivere i suoi libri.

James McKintosh, filosofo e storico scozzese del XVIII secolo, sosteneva che «il potere della mente di un uomo è direttamente proporzionale alla quantità di caffè che beve». Dello stesso parere era anche lo scrittore tedesco Heinrich Eduard Jacob, che paragonò l’importanza della scoperta del caffè a quella del telescopio o del microscopio, proprio per la sua capacità di potenziare la mente umana.

La Storia è quindi colma di personaggi che hanno tessuto le lodi di questa prodigiosa bevanda, attribuendogli parte della loro vena creativa o della loro ispirazione, e che lo hanno scelto come fedele alleato per i lunghi giorni e le ancor più lunghe notti dedicate allo studio. Che il caffè sia energia per la mente e per il corpo ci pare un dato più che certo.

E a voi, serve altra ispirazione per concedervi la vostra tazzina di Espresso?

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Breve guida alla degustazione del caffè

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Breve guida alla degustazione del caffè

Come viene giudicato il prodotto che arriverà nelle vostre tazzine?

Quante volte vi sarà capitato di assaggiare un caffè e pensare che fosse veramente buono o al contrario, di aver visto il vostro momento di pausa rovinato da un espresso che sapeva letteralmente di gomma bruciata? Vista la grande quantità di caffè che beviamo, noi Italiani siamo certamente un po’ esperti e al di là dei gusti personali possiamo distinguere quantomeno un buon prodotto da uno mediocre. La valutazione di un caffè non si basa però su semplici gusti personali, bensì segue delle regole ben precise: come per molte altre eccellenze gastronomiche, esiste un protocollo di valutazione, curato da esperti professionisti. Vediamo in questa breve guida i passaggi principali di una degustazione di caffè.

Cupping alla Brasiliana: come giudicare caffè diversi in parti del mondo lontanissime tra loro.

La Brasiliana è un vero e proprio tipo di procedimento di estrazione del caffè con conseguente assaggio, che segue dei metodi e protocolli riconosciuti a livello internazionale. Vista la varietà dei paesi nei quali le piantagioni vengono coltivate e i prodotti realizzati e poi esportati, era necessario creare un metro di giudizio univoco che permettesse, ad esempio, ad un coltivatore del Sud America e ad un torrefattore Italiano di parlare la stessa lingua per così dire.
Per diventare assaggiatori accreditati è necessario studiare molto ed affinare i propri sensi, che sono fondamentali, come vedremo tra poco.

Cupping alla Brasiliana: come deve essere creata la tazza perfetta per la degustazione.

Innanzitutto è bene specificare che questo metodo non si applica all’espresso, che è il prodotto finale di molti passaggi. La degustazione avviene per giudicare la polvere di caffè ad uno stato più puro per capirci, e per farlo essa viene semplicemente unita a dell’acqua calda, senza moka, macchina per espresso o altri strumenti. Altro fattore decisivo, non si degustano miscele ma singole varietà, perché l’unione di più tipologie falserebbe i risultati. Vediamo insieme i parametri di questo metodo:

  • Le proporzioni: si utilizzano circa 8 grammi per ogni 130 ml di acqua;
  • Tostatura del caffè: essa deve essere “light”, grado di Agtron 55-60 (il grado Agtron prende il nome dal software della omonima ditta, e si riferisce alla valutazione elettronica del colore del caffè macinato). Per quanto riguarda le tempistiche, deve essere avvenuta dalle 8 alle massimo 24 ore prima della degustazione;
  • Macinatura del caffè: deve essere piuttosto grossolana, perché questo permette una migliore percezione delle caratteristiche;
  • L’acqua: deve avere una temperatura di 93°, e l’infusione dura 4 minuti;
  • Tazze di porcellana: è il materiale più adatto perché mantiene bene la temperatura e non assorbe sapori e sentori;
  • Quante tazzine per il cupping? Ne vengono degustate almeno 5, per la massima uniformità di giudizio.

Adesso la tazzina è pronta, inizia la degustazione.

Valutazione del caffè, ne vengono eseguite 5.

Nella degustazione di un caffè sono coinvolti 4 sensi: vista, olfatto, gusto e tatto, solo l’udito è escluso. Le valutazioni sono però 5, vediamole nel dettaglio.

 

Valutazione visiva: in questa fase vengono giudicati il colore e l’aspetto della crema (o meglio, della “crosta” che si forma sulla superficie non appena l’infusione ha avuto luogo). Spessore, elasticità e durata sono parametri da considerare.

 

Valutazione olfattiva: la tazzina viene avvicinata al naso e la crosta rotta con il cucchiaino, con movimenti avanti e indietro che permettono alla bevanda di sprigionare i suoi aromi. Sentori di fiori, di tostato, di frutta, di cacao, sono solo alcune delle sfumature percepibili.

 

Valutazione gustativa: si arriva all’assaggio vero e proprio. Qui una piccola nota è doverosa: la degustazione è rumorosa! Non sarà di gran classe, ma “aspirare” il caffè con forza permette di unire la giusta quantità di liquido e aria, nebulizzandolo, e di cogliere al meglio gli aromi. È poi fondamentale distribuire la bevanda su tutto il cavo orale, perché i ricettori dei vari sapori sono distribuiti in diverse zone. Il sapore amaro è riconosciuto dalle papille presenti alla base della lingua, mentre quello dolce viene percepito sulla punta. L’acido è individuabile sulle parti laterali della metà inferiore, il salato nella prima metà inferiore e infine l’umami nella parte posteriore della faringe.

I sapori che vengono registrati possono essere chiaramente positivi o negativi, traducendosi poi in un punteggio più o meno alto. Fra i positivi più comuni, citiamo nocciola, orzo, miele, cacao, frutta tropicale. Mentre tra i negativi troviamo muffa, terra bagnato, legno o gomma bruciata.

 

Valutazione tattile: non si tratta chiaramente di toccare la bevanda, ma di giudicarne l’astringenza, viscosità o densità, e lo si fa attraverso un movimento avanti/indietro della lingua che spinge sul palato, così come sulle gengive e sui denti. Caratteristiche positive sono setosità o cremosità per esempio, mentre sono decisamente da punteggio basso secchezza e ruvidità.

 

Valutazione del retrogusto: in questa ultima fase si analizzano qualità e persistenza del retrogusto, con particolare attenzione alla durata della percezione degli aromi dopo l’assaggio.

100, il voto più alto possibile.

I punteggi assegnati dai degustatori professionisti alle varie categorie vengono sommati per dar vita al punteggio finale. Si può parlare di caffè di qualità a partire dagli 80 punti, con prodotti di eccellenza che raggiungono il massimo range 90-100.
L’organo di riferimento internazionale per i parametri della degustazione professionale è il Coffee Quality Institute (CQI), associazione no profit impegnata dal 1996 nella promozione e protezione della qualità del caffè, nonché nella tutela dei diritti di chi opera nel settore, in aree del mondo non sempre attente al benessere dei lavoratori.

Come potete vedere da questa breve guida per la degustazione del caffè, un buon espresso non può essere “improvvisato”: nel lungo percorso che parte dalla piantagione e termina nella vostra tazzina, molti professionisti appassionati si applicano e si impegnano per testare la bontà del prodotto nelle diverse fasi. Dai coltivatori, ai degustatori fino ai torrefattori artigianali come noi, che cercano in giro per il mondo i migliori prodotti con eccellenti valutazioni, da lavorare e personalizzare per offrire caffè ottimi, speciali ed etici.

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Specialty coffee: caffè speciali dal gusto unico

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Specialty coffee: caffè speciali dal gusto unico

Caffè Specialty, quali sono?

 

Se siete curiosi o appassionati di caffè, vi sarà certamente capitato di sentir parlare di “Specialty Coffee”: il termine è stato coniato vari anni fa, ma la sua diffusione su più larga scala è piuttosto recentemente. Capiamo insieme di cosa si tratta.

Partiamo dall’inizio: a chi si deve l’invenzione di questa espressione?

La madrina di questa definizione è Erna Knutsen, una donna nata e vissuta negli Stati Uniti, la cui storia è già di per sé appassionante: impiegata inizialmente negli anni ‘70 come segretaria in una società di commercio di caffè, era esclusa da mansioni più rilevanti per il fatto di essere donna. Grande appassionata e conoscitrice della materia, riuscì negli anni a costruire la sua carriera e ad affermare le sue competenze, fino ad arrivare all’acquisto della società per la quale lavorava. Nel 1974, in un articolo apparso sul “Tea and Coffee Trade Journal”, parla per la prima volta di “Specialty Coffee”, utilizzando un termine che entrerà a far parte del vocabolario di settore.

Ma quindi, qual è il significato di Specialty Coffee?

Siamo nella fase iniziale di realizzazione del prodotto, e possono entrare nella categoria Specialty i “chicchi dalle caratteristiche organolettiche uniche provenienti da microclimi particolari”. Si, perché non dobbiamo mai dimenticarci che quello che assaggiamo nella tazzina è il risultato di un viaggio che inizia da molto lontano, e il territorio (terroir) e le condizioni climatiche dei luoghi in cui si trovano le piantagioni determinano le caratteristiche del prodotto finale.
Un caffè specialty è un caffè solo di varietà Arabica e che da verde non contiene difetti primari e un massimo di 5 difetti secondari. Questo gli vale gli almeno 80 punti su 100 della valutazione cupping, effettuata con assaggio ad infusione. Vi sentite confusi? Nessun problema, ecco una piccola legenda per interpretare la definizione:

  • Arabica: assieme alla Robusta, è fra le varietà più diffuse. L’Arabica è caratterizzata da un gusto delicato e morbido, aromatico e profumato, nel quale acidità e dolcezza sono ben equilibrati. I chicchi di questa qualità crescono in zone tropicali tra i 900 e i 2.200 metri sul livello del mare, con temperature non più alte di 20°, e richiedono buone zone d’ombra.
  • Difetti primari e secondari: come molti altri prodotti alimentari, anche il caffè viene classificato in base a degustazioni svolte nelle varie fasi di realizzazione. I difetti possono essere visivi o non visivi e in base alla loro gravità e numero determinano il tipo di caffè, fornendo una prima valutazione qualitativa. Quelli primari, per dirlo in parole povere, sono quelli più “gravi” e che incidono su sapore o profumo della bevanda in maniera pesante: si riscontrano in prodotti di bassa qualità. Quelli secondari indicano delle caratteristiche non ottimali ma che incidono in maniera meno invasiva sulla gradevolezza.
  • Cupping: dall’inglese “cup”, tazza, è un metodo di degustazione del caffè in tazza, svolta da professionisti che giudicano il prodotto attenendosi a dei parametri univoci ed internazionali. In termini di punteggi, il massimo è il 100, e gli scaglioni per definire un caffè “specialty” è la seguente:

90-100: Eccezionale – Specialty

85-89,99: Eccellente – Specialty

80-84,99: Molto buono – Specialty

< 80,0: Non Specialty

 

Quindi, ricapitolando, uno Specialty Coffee ha zero difetti primari (gravi), al massimo 5 difetti secondari (accettabili), e un punteggio compreso tra 80 e 100 (dove 100 è il massimo).

Specialty coffee vs Caffè commerciali, quali differenze?

Da quanto detto sopra, va da sé che un caffè Specialty presenta caratteristiche superiori rispetto ai molti caffè commerciali delle grandi catene industriali. Questo perché nelle catene produttive che prediligono la quantità rispetto alla qualità i chicchi non vengono selezionati con la massima cura, spesso si mescolano chicchi con gradi di maturazione diversa, e l’attenzione nelle varie fasi di produzione è spesso scarsa.

Se state assaporando un caffè Specialty, siete sicuri del fatto che i chicchi siano stati selezionati con cura e giudicati con severità per dar vita ad un prodotto dal gusto pulito e senza difetti, privo di asprezza e durezza. Il prodotto finale deve essere unico e riconoscibile.

Altro punto a favore è la tracciabilità: per poter essere etichettato come Specialty, un caffè viene seguito dalle sue origini e questo garantisce un controllo severo su tutta la filiera di produzione.

E per quanto riguarda il prezzo? Bè, rispetto ai caffè industriali il prezzo può essere di poco più alto, ma è inutile sottolineare come la qualità giustifichi qualche euro in più di spesa.

Specialty Coffee, in Italia un’associazione per promuoverlo e tutelarlo.

Nel paese dell’Espresso, poteva mancare un’associazione dedita alla diffusione e promozione di prodotti di qualità come gli i caffè Specialty? Ovviamente no! La SCA (Specialty Coffee Association) fa’ di autorevolezza, storicità e conoscenza condivisa i suoi punti di forza. Il suo obiettivo è promuovere la cultura del “caffè di qualità”, con sempre maggior attenzione anche all’ecosostenibilità, abbracciata già da tempo qui alla Torrefazione Trinci.

 

Specialty e Torrefazione Artigianale: binomio possibile?

Il binomio non è solo possibile, ma reale e riuscitissimo!

Se infatti nelle grandi produzioni industriali lo scopo non è raggiungere il massimo della qualità, nelle piccole Torrefazioni come la nostra vale esattamente il contrario: la selezione a partire dai chicchi e la sapienza in ogni fase della realizzazione del prodotto finale sono l’anima della nostra attività.

Lo scorso mese abbiamo proposto lo Specialty Coffee “Papua Nuova Guinea”, corposo, con aroma agrumato e sapori di cioccolato e frutti tropicali.

Cerchiamo e produciamo varietà diverse di Specialty per offrire la possibilità di assaporare caffè unici ed eccellenti, sempre in linea con i nostri standard di qualità ed ecosostenibilità.

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Caffè artigianale o caffè industriale? Noi non abbiamo dubbi!

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Caffè artigianale o caffè industriale?

Noi non abbiamo dubbi!

 

Da quando il caffè è entrato a far parte delle abitudini di milioni di persone in Italia e nel mondo, si è assistito ad una moltiplicazione delle varietà e marche disponibili nella grande distribuzione. Tante imprese hanno chiaramente intravisto i vantaggi economici di questo “business” e hanno messo in pieni enormi catene produttive con un chiaro scopo: ottenere quanto più prodotto possibile con costi quanto più bassi possibili. È l’anima del commercio ed è così che i grandi imprenditori ragionano e agiscono. In questo sistema gusto e qualità hanno un ruolo marginale, devono avere un livello semplicemente accettabile per permettere al prodotto di non essere scartato dai consumatori.

Quando si parla di caffè e torrefazione artigianali si apre un mondo completamente differente: ricerca, passione, maestria, professionalità, tempo. Sono queste le parole chiave che contraddistinguono le piccole produzioni, dove gusto e qualità non sono concetti marginali ma le colonne portanti di tutta l’attività.

Vediamo insieme quali sono i pregi dei caffè artigianali rispetto ai caffè industriali.

1. Materia prima scelta con cura

caffè artigianale o industriale

Sembrerebbe banale ricordarlo ma, come per qualunque altro prodotto, specie se alimentare, l’importanza della materia prima è fondamentale. Quando pensiamo al caffè la prima immagine che ci viene in mente è quella di una miscela in polvere o di un insieme di chicchi tostati: ma dobbiamo tenere a mente che tutto ciò deriva da una pianta, coltivata in paesi lontani da mani più o meno sapienti. Già, perché il primo determinante fattore che inciderà poi sul gusto del nostro espresso sta proprio qui. Esistono coltivazioni industriali gestite con metodi sicuramente profittevoli in termini economici ma spesso poco attenti alle caratteristiche ed esigenze delle piante. Come ogni altro tipo di coltivazione, si può scegliere di “stressare” le piante e usare prodotti chimici in grandi quantità per ottenere raccolti abbondanti in tempi ridotti. È quello che avviene per tanti dei prodotti che troviamo in vendita nella grande distribuzione.

Esistono però anche realtà differenti, coltivazioni dove le piante sono seguite con cura e nel rispetto delle loro necessità, senza forzature. È evidente che le bacche nate in questo tipo di contesti, cresciute e maturate con i giusti tempi, fertilizzate con prodotti rispettosi della loro delicatezza, avranno caratteristiche organolettiche differenti.

Non dimentichiamo inoltre che quando parliamo di coltivazioni di caffè parliamo spesso di luoghi nei quali purtroppo predomina ancora un sistema di sfruttamento della forza lavoro: come per altri settori, se la destinazione finale del prodotto è il grande sistema industriale, stipendi dei dipendenti e sicurezza sono alcune delle voci economiche sulle quali intervenire per limitare al massimo le spese. Scegliere prodotti derivanti da piantagioni magari più piccole ma gestite nel rispetto delle persone che vi lavorano è un atto innanzitutto etico ed è per questo che aderiamo da anni alla campagna dei marchi Fair Trade e Slow Food. I nostri caffè artigianali hanno origine da coltivazioni rispettose dei lavoratori e delle biodiversità, valori imprescindibili per la nostra famiglia.

2 . Freschezza del prodotto

Le piccole e medie imprese di torrefazione artigianale come la nostra non producono quantitativi enormi di miscele o chicchi da immettere in grandi catene di distribuzione, dove arriveranno e saranno consumati magari dopo mesi e mesi. Abbiamo un’attenta e scrupolosa programmazione di limitate quantità destinate a pochi e selezionati canali e organizziamo l’attività per offrire un prodotto fresco di tostatura e macinatura, che conservi quanto più inalterate possibili le proprie qualità organolettiche. Ecco perché un espresso realizzato a partire da un prodotto artigianale risulta più buono e ricco di sfumature di sapore.

3. Rispetto dei tempi per far si che i chicchi diano il meglio di sé

Nella produzione industriale, i chicchi vengono tostati con quella che viene definita “tostatura a letto fluido”: temperature altissime (tra i 300° e i 400°) per pochissimi minuti. Questo trattamento è piuttosto aggressivo e l’obiettivo è chiaramente tostare quanti più chicchi possibili nel tempo più breve. È però facile intuire che questo metodo “stressa” il chicco e oltretutto non permette una tostatura omogenea.

Nelle torrefazioni artigianali si utilizzano metodi, come ad esempio quello “a tamburo rotante”, che espongono i chicchi ad un calore più basso (tra i 190° e i 300° gradi) per periodi più lunghi, mediamente dai 15 ai 20 minuti. Questo permette una tostatura più uniforme e in grado di preservare ed esaltare le qualità della specifica tipologia di caffè.

Non dimentichiamo inoltre che negli impianti industriali i controlli sono casuali e affidati a macchinari, mentre nelle piccole realtà c’è la presenza costante del mastro torrefattore che osserva, testa, analizza per essere sicuro di ottenere un prodotto finale eccellente.

4. Miscele uniche create con grande sapienza

Altro fattore che caratterizza il caffè artigianale rispetto a quello industriale, è la possibilità di creare miscele del tutto originali e ricche di particolarità olfattive e gustative. Le conoscenze e la professionalità del torrefattore gli permettono di creare ricette che non trovereste mai nella grande produzione industriale, dove vengono testate e realizzate solo poche, determinate varietà ormai collaudate per gli impianti. Noi di Trinci amiamo creare miscele in grado di stupire e affascinare il palato dei nostri clienti, unendo chicchi di varietà diverse a seconda delle loro peculiarità. Ogni mese proponiamo una novità, ad esempio nel mese di giugno abbiamo proposto il “Fazenda Sertao” dal sapore di nocciole tostate e cacao.

Sul nostro shop online trovi ogni mese una speciale ricetta studiata e creata con passione e dedizione, perché il mondo del caffè è ricco e meraviglioso, fermarsi ad una o due tipologie di miscele per esigenze “industriali” è veramente un grande peccato e spreco.

5. Il caffè artigianale non è più di difficile da trovare e acquistare

Sappiamo cosa state pensando: bè si, il caffè artigianale può essere effettivamente più buono e ricco di sfumature, ma nella frenetica vita di tutti i giorni chi ha tempo di andare a cercare piccole realtà per l’acquisto? Il grande centro commerciale è più comodo!

Su questo punto siamo felici di potervi dire che anche questo non è più un ostacolo per poter assaporare i caffè Trinci: non solo abbiamo un comodo shop online dal quale poter acquistare le nostre capsule, cialde o miscele, ma puoi comprarle assieme ad altri prodotti di eccellenza sull’app My Spesa, che unisce i migliori prodotti alimentari da produttori a km 0, negozi locali e supermercati di zona.

Insomma nella “sfida” tra caffè artigianale e caffè industriale ci pare che non ci siano dubbi sul vincitore: scegliere un prodotto buono, ricercato, salutare ed etico è positivo per il tuo palato e per tutti coloro coinvolti nella catena di produzione. Perché il cambiamento di modelli industriali poco rispettosi di ambiente e persone può passare anche attraverso una semplice, deliziosa, tazzina di caffè.

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Espresso Italiano: i segreti per un caffè a casa come al Bar

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Caffe' a casa come al bar

Con qualche piccolo accorgimento

Per iniziare la giornata al meglio o per concedersi una breve pausa rigenerante noi Italiani ci affidiamo sempre ad un buon caffè, è un rito e un piacere al quale non rinunciamo mai. Ti è mai capitato di non apprezzare particolarmente l’espresso fatto in casa e di fermarti al bar più vicino per gustarne uno più buono? Se la risposta è “si”, ti farà piacere sapere che ci sono dei piccoli segreti per ottenere un espresso Italiano a casa come al bar… vediamoli insieme!

Espresso Italiano con la moka

espresso a casa come al barSe negli ultimi anni le macchinette per espresso si sono così tanto diffuse da essere presenti quasi in ogni casa, c’è chi ancora preferisce mantenere viva la tradizione utilizzando la classica caffettiera: gesti “antichi”, profumi e suoni familiari che spesso ci portano indietro nel tempo con una piccola e sana dose di nostalgia. Se anche tu sei fra gli amanti del caffè “vecchio stile”, ecco 5 suggerimenti per ottenere un espresso buonissimo.

  1. La miscela scelta fa la prima, grande differenza, tra un caffè buono ed uno mediocre.
    Sarà banale ricordarlo, ma la materia prima è tutto: scegli delle miscele pregiate e prodotte con arte e maestria. Non otterrai mai un espresso buonissimo se utilizzi miscele scadenti. Dai un’occhiata alle nostre proposte di caffè in sacchetti da 250g, 500g e 1000g .
  1. Il secondo e ultimo ingrediente dopo la miscela è l’acqua.
     Eh già, se hai già una buona miscela sei a buon punto, uniscila ad acqua minerale per il massimo della resa. No quindi all’acqua del rubinetto, troppo “dura” per ottenere un buon espresso.
  1. Attenzione alla quantità d’acqua.
    I nonni te lo avranno detto, e tu da’ loro ascolto: l’acqua non deve mai superare la valvola, controproducente aggiungerne in maggiore quantità.
  1. Non avere fretta, tieni la fiamma bassa.
    Non mettere il fuoco al massimo per accelerare i tempi, il gusto ne risentirà molto. La moka necessita di una fiamma bassa.
  1. Solleva il coperchio della caffettiera.
    Non appena senti il (meraviglioso) suono della moka che “borbotta”, apri il coperchio. In questo modo l’umidità prodotta dal vapore non si accumulerà nel caffè rendendo il sapore meno gradevole.

Seguendo questi piccoli accorgimenti otterrai un caffè davvero gustoso anche con la tua cara vecchia moka. Mancherà però la classica “schiumina” che molti apprezzano. Anche in questo caso la sapienza popolare ci viene in soccorso: puoi crearla mescolando le prime gocce di caffè con un po’ di zucchero.

Espresso Italiano con la macchinetta

espresso italiano a casa come al bar (1)

Come scritto poco sopra, ormai quasi in ogni casa è presente una macchinetta del caffè. I motivi sono noti: velocità e praticità, due elementi che nelle caotiche giornate che viviamo si rivelano spesso indispensabili.

Anche in questo caso ci sono dei piccoli accorgimenti da utilizzare per ottenere un espresso davvero soddisfacente, vediamo quali sono.

  1. Il primo, imprescindibile elemento è identico a quello per la moka: scegli una buona materia prima.
    Sia che tu preferisca le cialde, il caffè in polvere o le capsule, scegli un prodotto di qualità come quello Trinci, frutto di anni di ricerca e passione.
  1. La manutenzione e pulizia della macchinetta sono fondamentali.
    Pulisci sempre con attenzione il tuo elettrodomestico, con particolare attenzione al serbatoio dell’acqua: spesso ci limitiamo a riempirlo ma è importante pulirlo spesso per evitare che il calcare si accumuli e influisca sul sapore del nostro espresso. Anche in questo caso, meglio evitare l’acqua del rubinetto ed optare per l’oligominerale.
  1. Lascia alla macchina il tempo necessario per arrivare a temperatura.
    Ormai i vari modelli hanno tempi di riscaldamento davvero brevissimi, non hai davvero scuse: aspetta che la spia della macchinetta che indica il grado di riscaldamento sia accesa, la temperatura è importante per far sì che il caffè ottenuto sia buono.
  1. Utilizza tazzine calde.
    Se al bar tengono le tazzine appoggiate sulle macchine dell’espresso non è (solo) per motivi di spazio, ma perché il caffè gustato in una tazzina tiepida è molto più buono, quindi copia questo trucchetto!

Due ultimi consigli per un ottimo espresso a casa!

Questi “segreti” ti permetteranno di ottenere un Espresso Italiano a casa come al Bar. Concludiamo con due ultimi consigli che valgono sia per la moka che per la macchinetta:

  1. Prova il caffè in chicchi.
    Richiede un po’ più di tempo se si parla di moka, mentre molte macchinette hanno la funzione per macinarlo integrata, ad ogni modo ne vale la pena: il caffè in chicchi conserva le sue proprietà organolettiche più a lungo e ti garantirà un espresso dal sapore più gradevole.
  1. Conserva bene il caffè.
    Sia che tu opti per i chicchi, sia che ti affidi alle miscele, abbi cura di conservare il caffè in un contenitore ermetico e a temperatura ambiente, né troppo calda né troppo fredda: non seguire questa semplice regola esporrà il prodotto al rischio di perdere fragranza, aroma, e mischiare al suo sapore quello di eventuali cibi vicini.

Adesso non ti rimane che dare un’occhiata al nostro e-shop e scegliere il caffè che preferisci, il primo passo per un espresso imbattibile!

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Capsule caffè compatibili

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Capsule caffè compatibili

Caffè in capsule sempre più diffuso tra gli amanti dell’espresso

Se in passato caffè faceva rima con moka senza se e senza ma per la maggior parte degli Italiani, oggi le modalità attraverso le quali ci si gode il piacere di un espresso a casa si sono moltiplicate e le capsule caffè compatibili sono sempre più diffuse.

L’offerta sul mercato di macchinette di semplice utilizzo per la casa è vastissima, ci sono decine e decine di modelli per tutte le tasche, design innovativi o dal gusto vintage, estetica minimal o fascino retrò… sono arrivate sul mercato anche le macchinette smart con varie funzioni integrate oltre a quella di fare il caffè.

In termini di modelli c’è quindi l’imbarazzo della scelta, sono invece più limitati i metodi per ottenere materialmente la bevanda: polvere, cialde o capsule.

Oggi vogliamo parlare delle capsule, che si sono diffuse molto proprio negli ultimi anni.

Curiosità: chi ha inventato le capsule caffè?

Dobbiamo questa invenzione di non poco conto nella nostra quotidianità allo Svizzero Éric Favre. Ingegnere specializzato in aerodinamica e con una grande predisposizione all’imprenditorialità, iniziò la sua esperienza lavorativa presso la Nestlè, azienda leader nel settore del caffè solubile. Ma c’è un dettaglio che cambierà la storia professionale di quest’uomo oltre che le abitudini di molti di noi: Favre è sposato con Anna-Maria, Italiana. Lei lo prende scherzosamente in giro, dicendogli che gli Svizzeri non possono capirne molto di caffè e nasce così una sfida “casalinga” che avrà grandi risvolti. La coppia inizia un tour in Italia alla ricerca degli elementi per il perfetto espresso da bar e Favre capisce da un barista Romano che è l’ossigeno è quindi l’aerazione ad incidere molto su gusto, consistenza e cremosità. Tornato in Patria lavora alla sua macchina e ai primi prototipi di capsula, gettando le basi per il prodotto che tutti noi oggi conosciamo e utilizziamo.

Capsule caffè: quali vantaggi?

I vantaggi legati all’utilizzo delle capsule caffè sono vari, ecco i principali:

  • La struttura della capsula è studiata in modo da preservare al meglio tutti gli aromi della specifica varietà impiegata. Ne consegue che il prodotto finale è particolarmente gustoso e soddisfacente al palato;
  • Grazie proprio al suo involucro protettivo la freschezza del contenuto è garantita per un periodo più lungo rispetto a macinato o cialde;
  • Il caffè è un rito in Italia, è vero, ma spesso ci ritroviamo a compierlo di fretta e la moka ci richiede dei tempi un po’ lunghi. Le capsule offrono praticità e velocità. Non si deve dosare la quantità di macinato, non vanno rimosse subito dopo l’utilizzo e quindi non lasciano sporco, basta avere l’accortezza di svuotare regolarmente il cassetto predisposto.

Capsule caffè: troppo costose?

Se fino a qualche anno fa il costo poteva rappresentare un piccolo ostacolo nella diffusione di questo prodotto, oggi ci sono tante capsule compatibili per caffè, che permettono ai consumatori di utilizzare le proprie macchine preferite con capsule di altissima qualità ma dai costi inferiori rispetto ad alcuni grandi marchi.

Capsule compatibili: come sceglierle?

Le indicazioni riportate sulle confezioni e le informazioni dispensate dai rivenditori rendono la scelta veramente molto semplice.

Le marche di macchine più diffuse e utilizzate dai coffee addicted Italiani sono Nespresso®e Lavazza a Modo Mio®

e sono molte le opzioni a disposizione per chi le possiede.
Il requisito fondamentale è chiaramente la dimensione della capsula che deve adattarsi perfettamente allo spazio disponibile.

 

Capsule caffè Nespresso®

La forma della capsula è a “V”, il diametro della parte superiore è di circa 37 mm e l’altezza 30.

 

Capsule caffè Lavazza a Modo Mio®

Qui il diametro è di circa 17 mm, mentre l’altezza è di 17 mm.

Caffè da torrefazione artigianale in comode capsule compatibili? Si grazie!

Se la praticità della capsula incontra la qualità del caffè artigianale di torrefazione, il risultato è un espresso gustoso, cremoso, con qualità organolettiche uniche, in poco tempo e nella comodità della propria casa.

Per noi di Trinci il caffè è passione, una storia di famiglia, curiamo e selezioniamo da sempre le migliori varietà in giro per il mondo con particolare attenzione al Fair Trade. Lavoriamo poi i chicchi nella nostra torrefazione in provincia di Pisa per seguire ogni passaggio con la massima attenzione.

Sul nostro shop online sono disponibili capsule Nespresso®*, A Modo Mio®* e FAP, in confezioni da 100 e 50 monodose.
Espresso Italiano, Forte, Oro, Supercrema, Since 1939 e Decaffeinato: una selezione che ti permetterà di assaporare le mille sfumature della bevanda più amata al mondo. Ogni capsula racchiude anni di ricerca e di esperienza, di impegno e dedizione, per offrirti nel modo più comodo possibile il piacere di un buon caffè.

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Caffè espresso Italiano : storia, tradizioni e curiosità

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Il caffè raccontato dal torrefattore....

Caffè espresso italiano

Storia, tradizioni e curiosità dello stile italiano

Ogni italiano entra la mattina nel suo bar ordinando un caffè, consapevole che il barista intenderà la richiesta come quella di un espresso. 

Per gli italiani il termine caffè è sinonimo di espresso. Benché nessun metodo di preparazione di un caffè può esser considerato in assoluto migliore dell’altro, l’espresso è certamente il tipo di caffè più consumato fuori casa.

Gli Italiani amano considerarsi maestri indiscussi dell’espresso, detto appunto all’italiana. Ma quali sono le origini di questa tradizione?

 

Scopriamolo insieme….

espresso italiano caffè

Cosa si intende per Espresso Italiano?

L’espresso è uno dei tanti metodi di preparazione del caffè. Generalmente si utilizza una miscela di Coffea arabica e robusta, che grazie a delle apposite macchine, subisce un processo forzato di percolazione con acqua molto calda ad alta pressione (c.a. 9 atmosfere). La grana fine della macinatura offre una maggiore resistenza a questi fattori estremi, che provocano una consistente estrazione di oli e sostanze insolubili. La tazzina finale sarà certamente ricca di sfumature, con caratteristiche gustative, olfattive e tattili generalmente più pronunciate e persistenti. Ovviamente i riconoscimenti saranno diversi in base all’origine, alla miscela, alla qualità, alla torrefazione e all’estrazione; ma non mancheranno note floreali, fruttati, erbacei, tostati e cioccolatosi. La crema in superficie, color nocciola, elastica e persistente, accompagnerà con la sua cremosità, una bevanda tipicamente più corposa e astringente.

vero caffè italiano

Come nasce il caffè espresso?

L’origine di questo metodo di preparazione è senza dubbio legato all’evoluzione tecnologica delle macchine. Il museo delle macchine italiane da caffè (MUMAC) , in provincia di Milano, celebra la vera eccellenza italiana del caffè (forse molto più della bevanda in sé) in un viaggio affascinante attraverso una ricca collezione di modelli di macchine per espresso, che hanno fatto la storia. L’espresso italiano vede i suoi albori, quando nel 1884 Angelo Moriondo, proprietario di due locali storici a Torino, presentò una macchina di sua invenzione, per rispondere alle esigenze della sua clientela con un metodo veloce di preparazione del caffè, detto appunto “espresso”. Fino al secondo dopoguerra, le macchine per espresso lavoravano a vapore, dando come risultato un caffè estremamente bruciato. Con l’invenzione delle macchine a leva, si inizia per la prima volta il caffè espresso coperto con la crema: una caratteristica che era inizialmente considerata un difetto, dovuto all’utilizzo di alte pressioni. Le prime macchine che riuscirono a mantenere una pressione ideale di 9 atmosfere sono infatti degli anni 60 del novecento. Da allora si sono progressivamente aggiunte nuove funzionalità di regolazione dei principali parametri – temperatura, pressione, tempo – per estrarre un caffè che rispetti il profilo sensoriale delle sue caratteristiche organolettiche.

caffè espresso italiano

Perché l’espresso italiano è tanto amato?

La passione per l’espresso italiano non può che collegarsi almeno inizialmente all’espresso del bar. Le macchine per espresso, costose e complesse nell’utilizzo, erano infatti prerogativa di pochi; fin quando, a partire dagli anni 80 90, sono diventate sempre più compatte ed ergonomiche, grazie all’evoluzione tecnologica.
Non dimentichiamoci, infatti, che fino a qualche anno fa nelle case degli italiani, il caffè era per lo più realizzato con la moka o con la caffettiera napoletana. L’espresso rappresentava invece un rituale spezzagiornata, con tutta una liturgia parallela, intima e cinematografica, relegato alla vita fuori casa.
Se da un lato, l’espresso rappresenta la massima sintesi, la concentrazione in pochi millilitri di prodotto, di tutte le caratteristiche organolettiche e l’esaltazione estrema del suo potere energetico; dall’altro, il suo successo è certamente legato alla capacità degli italiani e del Made in Italy di farne uno dei simboli del nostro stile di vita e, per questo, scimmiottato in tutto il mondo. Quello del caffè all’italiana è quindi piuttosto un insieme di cerimoniali, che contraddistinguono il modo in cui il caffè in Italia si prepara o si serve, ma soprattutto “il come si beve”.
Al bar, spesso di fretta o in piedi davanti al bancone, in una tazza bollente, con davanti i baristi che declamano ad alta voce le ordinazioni; al lavoro, durante la pausa caffè, riconosciuta ormai come diritto fondamentale e intangibile, valida in qualsiasi momento ed alla quale anche il più arcigno capoufficio non può dire di no; durante un momento di incontro, di condivisione di un traguardo o come offerta di ospitalità, per condividere momenti di socialità o allungare il tempo per stare insieme. Quando gli italiani difendono il loro caffè, in realtà difendono questo irrinunciabile cerimoniale quotidiano, di cui lo stesso espresso, forse più la tazzina del suo contenuto, ne è un emblema.

Un espresso tante sfumature di caffè

Di espresso non ne esiste uno solo. Anche se c’è un solo modo per ottenere una corretta estrazione, esistono in realtà diversi gusti e varie ricette regionali, che reinterpretano l’espresso in tanti modi diversi.

Secondo uno studio dell’Istituto Nazionale dell’espresso Italiano e dell’Istituto Nazionale Assaggiatori di caffè, nel sud del bel paese si prediligono gusti amari e aromi speziati, al nord floreali e fruttati, a ovest vincono acidità e freschezza, mentre a est si pretende un espresso scuro, estremamente tostato e cioccolatoso.

Un aspetto spesso dibattuto è anche l’importanza del tipo di tazzina, da utilizzare per degustare al meglio l’espresso. Secondo gli esperti una tazzina sbagliata può ridurre nettamente il piacere ricavato dal suo contenuto. Per questo la tazzina perfetta dovrebbe essere in porcellana o vetro (per le loro doti di isolamento termico), piuttosto spessa ed avere il fondo conico o ellittico, per concentrare gli aromi e favorire la formazione della crema.

Esistono poi numerosissime ricette regionali, che declinano il momento caffè in una numerosa varietà di modi in cui il caffè viene preparato e servito, a partire dal modo in cui il caffè viene ordinato al bar: stretto, lungo, doppio, in tazza grande, accompagnato o meno da un bicchiere di acqua.

Basti pensare ad esempio al ponce alla livornese, che all’espresso aggiunge zucchero, rum da correzione e, in opzione, una fettina di buccia di limone per un tocco agrumato; o al caffè alla salentina, realizzata con lo sciroppo di latte alla mandorla posto sul fondo del bicchierino e sul quale si versa un espresso non caldo e del ghiaccio tritato; o alla Bavareisa di Torino, diffuso in città già nel 700 e preparato mescolando il caffè con cioccolata, crema di latte allo sciroppo.

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